La "realpolitik" di Filippo Turati
«Sciopero generale in caso di mobilitazione? Se noi fossimo così forti da impedire la guerra, sarebbe il caso di dirci: “Siamo dei lazzaroni a non aver mai approfittato della nostra forza!”» Parole di Filippo Turati, in una riunione socialista del 28 gennaio. Turati è un marxista d'ispirazione, un neutralista convinto e soprattutto non è l’ultimo dei cretini. Non divide il mondo in bianco e nero, riesce a vedere tutta l’infinita scala di grigi e in quel momento storico è cosa rara. Ha capito che uno sciopero generale in caso di guerra sarebbe non solo inutile, ma dannoso. Spaccare il paese in quell’ora significherebbe la fine dell’Italia stessa. Turati si oppone alla proposta.
Il conflitto prosegue con il solito ritmo lento e inesorabile. Sulle coste francesi Dunkerque ha subito un bombardamento notturno. Il raid aereo tedesco causa qualche decina di vittime.
A est e a sud del Canale di Suez continua la battaglia di Al-Quantarah: l’esercito turco-tedesco non riesce a sfondare le difese britanniche, servono rinforzi.
Ma a caratterizzare il 28 gennaio è però l’affondamento del William P. Frye, un veliero statunitense, colpito nell’Atlantico dall’incrociatore tedesco Prinz Eitel Friedrich.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- A Milano l’on. Turati pronuncia un discorso contro lo sciopero generale in caso di mobilitazione.
- Il Governo inglese riconferma la decisione di effettuare un attacco navale ai Dardanelli.
Fronte occidentale
- Bombardamento aereo tedesco notturno su Dunkerque: qualche decina di vittime.
Fronte orientale
- I russi vengono respinti lungo il passo di Beskid.
Fronte asiatico ed egiziano
- Ad Al-Qantarah, 40 km. ad est del canale di Suez, scontro fra britannici e turco-tedeschi.
Operazioni navali
- Una torpediniera russa bombarda Trebisonda e Rize.
- L’ U.S. “William P. Frye” statunitense viene affondato dall’incrociatore tedesco “Prinz Eitel Friedrich”.
Parole d'epoca
Filippo Turati
Discorso alla riunione socialista
Se si fa per burla, andiamo a dormire; se si fa sul serio, la questione è grave. Lo sciopero generale in caso di mobilitazione? Purtroppo, in un caso come quello, lo sciopero generale non si fa: c'è già.
È un mezzo per ottenere un risultato qualsiasi? Se noi fossimo così forti da impedire la guerra, sarebbe il caso di dirci che siamo dei lazzaroni, se non abbiamo mai approfittato della nostra forza.
Io non me né intendo di rivolte: ma voglio anche essere, per questa sera, un rivoltoso. Sento di consigliarvi lo sciopero in un altro momento, non questo; perché, per esempio, non domani 29 gennaio, mentre il prefetto probabilmente dorme? Dovete tener presente che molta gente in caso di guerra potrebbe dire: per ora noi non discutiamo; siamo fedeli alla patria...
Nessuno di noi ha voluto le spese militari per la guerra, nessuno ha invaso un Belgio, o promuove l’arruolamento dei socialisti nell'esercito tedesco o austriaco. Verranno costoro contro i nostri confini, e se io sarò qui andrò contro di loro.
Lasciamo andare le teorie : una Italia c'è, un Garibaldi c'è stato. Infine : c’è qualcuno che crede di poter impedire la guerra con lo sciopero generale? Si faccia conoscere e io gli farò un busto di gesso. Volete proporvi l'assurdo, l’impossibile.
Una delle 177 ragioni per cui sono neutralista è questa: che ho poca fiducia nella preparazione militare dell'Italia, ho poca fiducia nella vittoria. Ma insomma, che cosa ha mandato a noi Francesco Giuseppe, perché noi concorriamo alla distruzione del paese, col far scoppiare in caso di guerra una rivoluzione interna? E poi, quest'atteggiamento non risponderebbe neanche alla causa del socialismo. Per essere contro la guerra, noi dovremmo far perdere una guerra all'Italia? Anche se si è contro le bastonate, ci si difende con un bastone dalle bastonate degli altri. Se il nostro intervento fosse sufficiente a far terminare la guerra, noi dovremmo essere per l'intervento. Essere contro la guerra vuol dire ben altro. I problemi non si possono ignorare; un partito non li può ignorare. Io non credo nella guerra di Mussolini, ma non posso aderire ai concetti svolti qui, che sono la negazione del socialismo, la negazione di tutta la scuola classica del socialismo.
Dire questo non significa diventare militaristi, significa solo vivere e parlare della realtà. Non basta gridare: «Abbasso la guerra!», basta avere soltanto un po' di cervello. Noi siamo neutralisti — ha detto la direzione del partito — perché soprattutto diffidenti del militarismo e della guerra, ma quando sia dimostrato che l'intervento significherebbe impedire le violenze altrui e garantire la libertà nostra, l'Italia non sarebbe certo l'ultima ad agire, l'Italia potrebbe ben dimostrarsi pronta ad un sacrificio. La direzione del partito questo ha lasciato capire chiaramente.
Vi sono momenti in cui si impone nella vita degli uomini e dei partiti una certa transazione. Si deve impedire e la esagerazione del pensiero guerrafondaio e la esagerazione del pensiero herveista. È la prima volta nella mia vita che io provo un certo piacere pensando alla debolezza relativa del mio partito, debolezza per la quale, io credo, la neutralità sarà salva. L'atteggiamento herveista che va prendendo piede sarebbe destinato a rinforzare l'azione dei fasci interventisti. Il momento è troppo grave per illudersi che l'Italia sia una semplice repubblica di San Marino alla quale è concesso di mantenersi indifferente. La neutralità potrà esser salvata anche con la rottura della neutralità. Nessun partito può mettere il governo, anche se fosse il partito del papa, nella condizione di esser schiavo di governi stranieri; e perciò io, e come interventista e come neutralista, voterò contro l'ordine del giorno dello sciopero generale, e se la sezione lo votasse al momento opportuno, anche a costo della espulsione, mi metterei contro il mio partito».





