Verde speranza, Belgio in strada
Bruxelles si tinge di verde, nonostante l’ordinanza di von Bissing diffidasse la popolazione dal celebrare la festa dell’indipendenza belga. Il 21 luglio i colori nazionali sono banditi e allora tutti indossano qualcosa di verde, come la speranza. La sfida va oltre: botteghe e negozi sono tutti aperti, come imposto dall’invasore, ma nessun altro va a lavorare, sono tutti in strada, “a passeggio”.
Nella cattedrale gotica il Cardinale Mercier assiste al Te Deum e cita alcuni versetti del Libro dei Maccabei: «Gerusalemme divenne dimora degli stranieri, i giorni di festa divennero giorni di lutto». Ogni riferimento non è puramente casuale. L’alto prelato, simbolo della resistenza, va avanti come un treno: «Tra quattordici anni ci ritroveremo, in un giorno come questo, a festeggiare il centenario della nostra indipendenza. Le nostre cattedrali restaurate, le nostre chiese ricostruite, spalancheranno tutte le loro porte. La folla vi si precipiterà. Il nostro Re Alberto, ritto sul suo trono, pregherà con gesto libero. La Regina e i Principi saranno intorno a lui. Noi sentiremo di nuovo gli squilli giocondi delle nostre campane e i belgi rinnoveranno i loro giuramenti al Sovrano e alla loro libertà».
I tedeschi apprezzano ancora meno la Brabançonne, l’inno nazionale, intonato nelle strade dalla folla, mentre accompagna il Cardinale Mercier alla stazione.
Von Bissing aveva promesso pene severissime e manterrà la parola: la città verrà multata una volta di più.
In Germania la Frankfurter Zeitung riassume la situazione: «Su tutti i fronti si combatte. La posizione dei tedeschi non è piacevole, ma tengono fermo in tutte le linee principali». Sulla Somme i britannici si trascinano a fatica nel bosco di Foureaux, a nord della linea Bazentin-Longueval, ma, contrattaccati, devono ridurre le pretese. Intanto i francesi rintuzzano alla baionetta azioni tedesche a Soyécourt e a sud di Chaulnes.
Sul fronte orientale le artiglierie si sfidano senza sosta tra Riga e Dvinsk. In Volinia i russi respingono gli austro-tedeschi oltre lo Styr e passano il fiume in più punti. Pietrogrado annuncia altri 14.000 prigionieri, catturati negli ultimi giorni.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Per l’anniversario della festa nazionale belga il Cardinale Mercier assiste a un Te Deum nella cattedrale di Bruxelles. Una folla immensa lo accompagna poi alla stazione cantando la Brabançonne.
Fronte occidentale
- I britannici spingono la loro avanzata fino a Bois de Foureaux (High Wood), ma i tedeschi contrattaccano e riguadagnano terreno.
- I francesi respingono un contrattacco sul loro nuovo fronte a Soyécourt e a sud di Chaulnes.
- Duri bombardamenti tedeschi a sud di Thiepval e a Liepzig Redoubt.
Fronte orientale
- I russi spingono gli austro-tedeschi oltre il fiume Styr; annunciati 14.000 prigionieri.
Fronte d’oltremare
- Nell'Africa orientale i britannici si impadroniscono di Mwanga Amari (ovest di Tanga) e occupano tutta la ferrovia dell’Usambara.
Parole d'epoca
Battaglia senza morti
di Ubaldo Baldinotti militare, 49° reggimento fanteria, brigata Parma, soldato, caporale
Partimmo che era già notte saranno state oltre le ore 21, si principiò a camminare in una fitta boscaglia, e per non sbagliare e perdere il collegamento, gli zappatori avevano tracciata la strada, che dovevamo percorrere, per mezzo di un filo di ferro che ogni tanto era fermato con un paletto di legno fissato nel terreno a un'altezza di una sessantina di centimetri da terra, e che ogni tanto noi toccavamo con una mano, mentre si camminava e questo filo ci indicava che eravamo sul giusto cammino. La marcia fù lunga e faticosa, perché viaggiavamo con lo zaino in spalla, così giungemmo nelle vicinanze del Passo Rolle, e siccome il terreno era diventato viscido, perché era oltre un'ora che era principiato a piovere, e dopo aver lasciata la boscaglia e lasciata la strada tracciata, dagli zappatori si viaggiava su uno stretto sentiero che costeggiava la strada sottostante, a un certo punto io scivolai, e caddi battendo il ginocchio destro contro un sasso, infilzato nel terreno, il ginocchio principiò a dolermi forte, ed io non potevo più camminare, come camminavano gli altri soldati, ed ogni tanto ero costretto a fermarmi, e rimanevo sempre più indietro.
Quando mi fermai per fare una piccola sosta, mi sentii battere su una spalla una mano, e nello stesso tempo sentii dirmi di che compagnia siete, ed io avendolo riconosciuto alla voce, le risposi della prima compagnia, a sentire questa mia risposta egli mi disse, come sfila già la quarta compagnia, e voi della prima siete rimasto tanto indietro, con un po' di timore le dissi signor Colonnello nello scendere mentre camminavo sul sentiero, sono caduto ed ho battuto il ginocchio destro, contro un sasso, e il ginocchio mi fa sentire un gran dolore.
Dopo avergli spiegato il perché io ero rimasto indietro, sorrise e poi mi disse minchione cosa ne fate, dello zaino in spalla, mettetelo a terra da una parte, e così camminerete meglio, ci penserò io a farvelo recapitare, e mi domandò come mi chiamavo; ringraziai il mio comandante e deposi lo zaino in una piccola radura che c'era, e il comandante che era insieme al suo aiutante, che era il tenente Gino Nucci di Firenze che io ben conoscevo, e gli ordinò che egli si incaricasse per farmi recapitare lo zaino.
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
Persistendo l' artiglieria nemica nel lanciare granate di grosso calibro su Ala ed altre località in Valle Adige, ieri le nostre artiglierie bombardarono Riva, Arco e Rovereto, provocandovi incendi di cui con tiri di interdizione impedirono lo spegnimento.
Nell' Alto Posina l' avversario con l' insistenza di piccoli riparti tentò di impedire alle nostre truppe il consolidamento delle posizioni raggiunte; fu sempre respinto con gravi perdite. Espugnammo altri trinceramenti nemici sul versante settentrionale di Monte Majo.
Contro le nostre posizioni alla testata del Rio Costeana (Alto Boite) l' artiglieria nemica lanciò numerosi proiettili producenti gas asfissianti senza recarci danni. Sull'Isonzo duelli delle artiglierie. Quella nemica tirò su Monfalcone. Di rimando la nostra bombardò gli abitati di Doberdò, Jamiano, Flondar e San Giovanni.
Firmato: CADORNA





