13 Agosto, 1916

"Niente fretta"

Un capolino timido, spaurito, le strade deserte e polverose sembrano meno ospitali, meno familiari per i circa 3.000 goriziani restati in città. Chi esce dai rifugi, dalle cantine, chiede da mangiare, chiede protezione, chiede aiuto o di poter seppellire i propri morti, abitua l’occhio e i sensi alla drammaticità. Forse i meno preoccupati sono i bambini: «Sporgono il musetto tra le gonne della mamma, della zia, della nonna». Sporchi, ingenui, ignari. «La guerra è una faccenda da grandi, non la capiscono»Luigi Ambrosini potrebbe averci visto giusto ancora una volta.
Passata la sbornia, piano piano stiamo tornando lucidi, realisti. Tra i primi a richiamarci all’ordine, alla concentrazione, c’è l’ex Colonnello Enrico Barone, esperto di storia militare, pubblicato da La Stampa del 13 agosto:«Non creiamoci delle illusioni, immaginando ora una facile e rapida liberazione di Trieste. Questo è stato solo il primo passo. […] E attenzione al Trentino. In questo momento il rischio di una rinnovata pressione austriaca è minore, ma non si può dimenticare quello scacchiere; il nemico potrebbe usarlo anche solo per distrarci e bloccare la nostra offensiva»

 Al fronte i nostri progressi sono in linea con le nuove difficoltà: guadagniamo qualcosa sul versante settentrionale del Carso e sul pianoro di Doberdò. Dall’inizio della sesta battaglia dell’Isonzo abbiamo catturato oltre 15.000 prigionieri; come al solito non vengono divulgati i numeri delle nostre perdite.

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Politica e società

  • Per ordine del Comando supremo asburgico tutte le città dalmate  devono usare il nome croato negli atti ufficiali.

Fronte occidentale

  • Attacco con granate in corso a Fleury (Verdun).
  • I francesi fanno progressi a sud-ovest di Estrées.

Fronte orientale

  • Respinto un attacco tedesco nella regione dello Stokhod (Volinia).
  • Secondo un comunicato ufficiale i russi, dal 4 giugno a oggi, hanno preso 358.602 prigionieri (7.757 ufficiali), 405 cannoni, 1.326 mitragliatrici, 338 lanciabombe e lanciamine, 292 casse di munizioni. Il totale sale a 1.650.000 mila austro-tedeschi catturati dai russi dal principio della guerra.

Fronte italiano

  • Gli italiani avanzano sul versante nord del Carso e prendono 800 prigionieri.
  • Secondo un comunicato ufficiale dal 6 agosto a oggi gli italiani hanno fatto 15.393 prigionieri (331 ufficiali); presi anche 16 cannoni, numerose mitragliatrici e molto materiale.

  • Le truppe italiane, impadronitesi del pianoro di Doberdò, conquistano l’importante Quota 121 a est di Monfalcone, il Debeli e, a est di Gorizia, la Quota 124.

Operazioni navali

  • Il cacciatorpediniere inglese “Lassoo” affondato o da un siluro o da una mina al largo della costa olandese.

Parole d'epoca

Le scarpe al sole

di Paolo Monelli, alpino

Fuori non ci sono che le vedette. Due ore di turno e due di riposo, perché siamo rimasti troppo pochi.
Ambiguità nevosa fra il bosco, calma perfetta, senso d'una rete d insidia che può stringersi da un momento all' altro. La notte brilla con stelle indifferenti sull'attesa taciturna. Insonnia e veglia nel baracchino del capitano, dell comandò di battaglione: e pronto il conforto di caffè e di pane arrostito per l'ufficiale di servizio che ha finito il suo giro.
Nelle cavernette, nelle baracchine pochi dormono.
Dialoghi fra il capoposto e i suoi uomini, attorno al fuoco idi legna nel bidone, fumo acre che morde, facce tagliate crude dalla fiamma che profonda gli occhi in cavità enormi e incide le bocche segnate dalla barba crespa: nidi di mitragliatrici e d'energia insonne, se il nemico volesse attaccare.
Ma noi sappiamo bene che non ci pensa.

 

DAL FRONTE

Sul Basso Isonzo le instancabili nostre truppe importarono ieri nuovi brillanti successi.
Nel settore di Monfalcone, dopo due giorni di accanito combattimento, conquistarono le alture di Quota 121 e del Debeli.
Più a nord, oltrepassato il Vallone in tutta la sua lunghezza, spinsero l' occupazione fino ad un chilometro ad est di Oppacchiasella.
Sul margine settentrionale del Carso, la fortificatissima altura del Nad Logem (Quota 212), difesa dal nemico con estremo rigore, fu espugnata dalle fanterie della XXIIIa divisione, che presero 1565 prigionieri, dei quali 57 ufficiali, due cannoni di medio calibro ed alcune mitragliatrici.
Nella zona collinosa ad est di Gorizia fu conquistata l' altura di Quota 174, a nord di Tivoli prendendovi 533 prigionieri ed alcune mitragliatrici.
Sulla rimanente fronte consuete azioni dimostrative dell' avversario, ovunque respinte.

Nel complesso delle operazioni dal 6 agosto in poi furono finora accertati 15.393 prigionieri, dei quali 330 ufficiali. Il bottino di guerra comprende 16 cannoni, numerose mitragliatrici e materiali da guerra di ogni specie rinvenuti sul campo di battaglia e nei depositi di Gorizia.
Velivoli nemici lanciarono nella passata notte numerose bombe su Grado e Campalto ferendo tre marinai. Un nostro piccolo dirigibile fu incendiato. Si ebbero danni a case private.

Firmato: CADORNA

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori