Salonicco si ribella ad Atene
L’insicurezza e il disagio di un futuro a tinte fosche, il suolo nazionale invaso da entrambe le coalizioni belligeranti, le umilianti ingerenze straniere nella politica interna, il susseguirsi ossessivo di Governi risibili, le elezioni farsa, un Paese spaccato in due. Dimentico qualcosa? Sì, il maggior leader politico, Venizelos, esautorato e ai ferri corti con Re Costantino. Gli ingredienti per un cataclisma ci sono tutti in Grecia.
Il 30 agosto Salonicco si ribella ad Atene: la gendarmeria e alcuni volontari assediano per ore le caserme dell’esercito ellenico. Quando la situazione rischia di degenerare interviene il corpo di spedizione Alleato: la guarnigione greca si arrende al Generale Sarrail; chi vorrà potrà unirsi ai rivoltosi, gli altri soldati saranno disarmati e internati.
Nel proclama degli insorti al popolo e all’esercito si chiede di unirsi all’Intesa per scacciare il nemico e liberare il suolo greco dall’oppressore. I corrispondenti dei giornali esteri telegrafano: «Si attende solo che il Comitato rivoluzionario assuma il controllo dell’amministrazione in questa regione».
Quello di Salonicco non è il solo ammutinamento di giornata: il Principe ereditario di Serbia, Alessandro, scampa a un attentato sul fronte macedone. Della congiura fanno parte alcuni alti ufficiali del suo esercito, scontenti della «cieca devozione alle Potenze dell’Intesa». Il processo contro i membri dell’associazione “Unione o morte” terminerà un anno dopo, con sette condanne a morte, poi ridotte a tre e lavori forzati per gli altri.
In Transilvania l’avanzata rumena prosegue bene. Dopo quella tedesca, Bucarest incassa anche la dichiarazione di guerra dell’Impero ottomano e interrompe le relazioni diplomatiche con la Bulgaria.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- L'Impero Ottomano dichiara guerra alla Romania.
- La Romania taglia i rapporti diplomatici con la Bulgaria.
- Ammutinamento e rivoluzione venizelista a Salonicco.
- A Ostrovou fallisce un attentato contro il Principe ereditario di Serbia, Alessandro.
- Viene pubblicata la lista dei prigionieri britannici.
Fronte occidentale
- Battaglia della Somme: i bavaresi si arrendono a sud di Martinpuich.
Fronte orientale
- Nuovo colpo del Generale Brusilov sullo Zolota Lypa: annunciati circa 16.000 prigionieri austro-tedeschi.
Fronte meridionale
- Tepelenë (Albania, sul fiume Vjosa) occupata dagli italiani.
- Le truppe rumene avanzano con successo in tutte le direzioni sui fronti settentrionale e nord-occidentale.
Fronte d’oltremare
- I tedeschi si ritirano da Morogoro lungo il fiume Ruvu (Africa orientale tedesca).
- Nell'Africa orientale i tedeschi, accerchiati, sono spinti a sud-est verso la frontiera portoghese.
Parole d'epoca
Corte marziale
di Pasquale Attilio Gagliani, Comando d'artiglieria XIII e XII Corpo d'armata
Sono giudice in un tribunale speciale contro due capitani del 124° fanteria inquisiti di rifiuto d’obbedienza. Nell’azione compiuta nella notte dal 29 al 30 giugno contro la trincea dei Monticelli Rossi, mentre le loro compagnie erano entrate nella trincea nemica e l’avevano occupata, essi per tutta la notte rimasero nella propria dolina, non esercitando nessuna azione diretta di comando sui propri soldati tanto che all’alba la trincea, in seguito ad un contrattacco del nemico dovette essere abbandonata. A mezzanotte ricevettero i due capitani l’ordine per iscritto dal proprio comandante di battaglione di raggiungere le proprie truppe; ma pare che essi non se ne siano dati per intesi!
Imputazione molto grave, che può portare alla fucilazione! È uno dei più dolorosi doveri a cui è chiamato un ufficiale: quello di dover giudicare due suoi colleghi.
I due capitani, uno di 34 anni, ammogliato, l’altro di 25 anni – un vero ragazzo – si difendono dicendo di esser andati più volte in trincea e che tornavano volta a volta in dolina per organizzare i servizi.
Ma testimoni che l’abbiano visti in trincea non ve ne sono: per uno di essi, il più vecchio (capitan Spalazzi) sono tutti concordi a dire che nessuno l’ha visto o gli ha parlato in trincea: moltissimi invece testimoniano di averlo visto sempre in dolina. Il più giovane – capitano Alfisi – si è recato qualche momento in trincea, ma poi tornava subito presso il suo collega. Dallo svolgersi del dibattimento vengono fuori particolari che è meglio tacere!..
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
Contro le nostre posizioni fra Adige e Brenta insistenti tiri delle artiglierie nemiche, che lanciarono anche alcune granate sugli abitati di Ala, in Valle Lagarina, di Arsiero, Velo d' Astico e Seghe in Valle dell' Astico. Nella zona di Fassa i nostri alpini ampliarono il possesso della Cresta a nord-est del Cauriol. Presero al nemico altri 21 prigionieri, un cannone, molti fucili ed un lanciabombe. L' artiglieria nemica aprì violento fuoco sul Cauriol, energicamente controbattuta dalla nostra. Alla testata del Rio Felizon (Boite) reparti di fanteria e di alpini con brillante attacco espugnarono forti trinceramenti nemici sulle pendici nord-ovest di Punta del Forame ed in fondo valle. L' avversario subì gravi perdite e lasciò nelle nostre mani 117 prigionieri dei quali tre ufficiali. Lungo la rimanente fronte azioni saltuarie delle artiglierie: quella nemica tirò ad intervalli su Gorizia, Valisella e Olivers. Sul Carso le fanterie rettificarono, avanzando, taluni tratti della nostra fronte. Velivoli nemici lanciarono bombe su Alleghe e sulla laguna di Marano: qualche ferito e lievi danni.
Firmato: CADORNA





