Offensiva Alleata in Macedonia
Da più parti si chiedeva un cambio passo, un’azione più decisa. Il 12 settembre gli eserciti Alleati di Salonicco lanciano una seria offensiva lungo tutto il fronte, decisi a sfondare tra il Vardar e il Lago di Dojran. L’iniziativa è francese, ma coinvolge tutti i contingenti della regione: serbi, russi, italiani e britannici, questi ultimi mai del tutto convinti della reale utilità del fronte balcanico. Attività maggiore all’ala sinistra, di competenza serba; intensa la battaglia al lago di Ostrovou e sul Kajmakčalan, tra i monti Voras; sulla destra gli inglesi passano lo Struma.
Nell’Alto Comando di Sarrail dev’essere subentrata un po’ di fretta: l’autunno è alle porte, l’inverno non è lontano e a nessuno piace l’idea di operare tra i monti nella brutta stagione. Il cambio marcia dovrebbe spronare gli interventisti greci, ma non tutti i militari ellenici sono favorevoli all’Intesa: il Comandante Hatzopoulos, teorico difensore di Kavala, si arrende spontaneamente ai bulgaro-tedeschi senza combattere e consegna l’intero IV corpo d’armata: oltre 20.000 uomini stanno per essere internati in Germania come “ospiti”.
In Transilvania l’avanzata rumena prosegue, ma rallenta, colpa soprattutto delle difficoltà logistiche in una regione montuosa come quelle carpatica; gli austro-ungarici si limitano a rinviare lo scontro e a ripiegare.
Sul fronte occidentale i francesi spezzano l’accanita resistenza tedesca sulla sponda della Somme: si assicurano il terreno a sud di Combles, avanzano fino a tagliare la strada Bapaume-Péronne e conquistano Bouchavesnes con le relative alture.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Sonnino, Ministro degli Esteri italiano, respinge una protesta asburgica, redatta in termini "volgari e ingiuriosi", contro la confisca di Palazzo Venezia, presentata tramite l’Ambasciatore spagnolo.
- L’Idea Nazionale pubblica un estratto dal bollettino imperiale germanico della guerra, datato 6 luglio, dal quale appare che nel 1911, 12 ufficiali dell’Impero presero parte, per ordine superiore, alla guerra italo-turca.
Fronte occidentale
- Somme: i francesi conquistano da sud di Combles fino al fiume, la Hill 145, Marrières Wood e tutte le trincee tedesche fino alla strada Bapaume-Péronne. Presi molti prigionieri.
- Bouchavesnes e la Hill 76, a nord di Péronne, prese dai francesi assieme a parte della terza linea tedesca.
Fronte orientale
- Halych, fortissima testa di ponte alla confluenza della Hnyla Lypa col Dnestr, è investita dai russi.
Fronte meridionale
- Dobrugia: Mackensen nominato al Comando delle truppe bulgaro-tedesche.
- I rumeni avanzano a Kronstadt (Braşov), il loro fianco destro si unisce ai russi vicino Vatra Dornei.
- Le truppe Alleate avanzano sul fronte macedone dal Vardar al lago di Ostrovou. Inizia la battaglia di Kajmakčalan, sui monti Voras.
- Il IV corpo d’armata greco, a difesa di Kavala, si arrende senza combattere alle truppe bulgaro-tedesche ed è internato in Germania.
Parole d'epoca
Vivere con la morte
di Guido Alunno, Militare Regia Guardia di Finanza
Non potendo seguire un ordine cronologico degli avvenimenti, racconterò gli episodi da me vissuti sul Carso, senza poter dire se l’uno avvenne prima di un altro e viceversa. Ricordo che una sera d’estate stavo sdraiato sul declivio di una dolina, in prossimità della prima linea, e con la mano destra smuovevo la terra; liberavo dei sassolini che gettavo via per poi continuare in quell’azione quasi inconscia per ingannare il tempo. Ad un certo punto dello scavo mi sembrò che affiorasse un sasso di maggiori proporzioni: continuai il lavoro di isolamento e mi resi conto che aumentava di proporzioni. Allora mi sollevai, guardai e constatai che quello che scavavo non era un sasso, ma la punta di una scarpa di un morto seppellito a poca profondità: era sotto di me. Allora raccolsi tutta le terra smossa, ricoprii la scarpa e non disturbai più il suo sonno eterno.
Un’altra volta mi trovavo sul declivio della dolina Veneziana, forse una delle più grandi e più profonde. In un punto del suo perimetro la dolina faceva parte delle prima linea. La trincea che si innestava alla dolina, a sinistra guardando il fronte, una volta era appartenuta al nemico: ne era stato scacciato da tante cannonate che l’avevano riempita a metà di terra. I soldati italiani quando la conquistarono la riattarono un po’ e vi eressero un parapetto protettivo di sacchetti di terra. Appunto nell’epoca nella quale mi ci trovavo io, il Comando ordinò alla squadra zappatori di togliere dalla trincea la terra fattavi cadere dalle cannonate e riportarla al primitivo livello. Nel corso di questa operazione, sotto la terra furono trovati i corpi semiputrefatti di soldati nemici che le nostre cannonate avevano uccisi e seppelliti in un colpo solo. Quei corpi, ormai privi di forza di coesione, venivano estratti a pezzi, caricati su barelle, portati in fondo alla dolina e gettati in una fossa comune. Io ed i miei commilitoni, seduti sul declivio della dolina, assistevamo a quell’operazione indifferenti e muti. Ricordo anzi che un giorno il getto nella fossa comune di quei miseri resti mortali, avvenne mentre noi si consumava il rancio, una gavetta di riso poggiata sulle ginocchia, senza provare alcuna particolare emozione.
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
Nella zona fra Vallarsa e la testata del torrente Posina il nemico, dopo intenso bombardamento delle posizioni, da noi conquistate il giorno 10, ne tentò ieri l'attacco, subito respinto. Sono segnalati nuovi piccoli progressi delle nostre truppe in Vallarsa e nell'Alto Posina. In piccoli scontri sul Lagazuoi (Vallone di Trevenanzes), sulle pendici di Cima Bocche (Va1le Travignolo) e sullo Sleme (Monte Nero), ricàcciammo l'avversario, infliggendogli perdite. Sull'Isonzo nessun importante avvenimento. Un velivolo nemico lanciò bombe su San Pietro (Gorizia), senza fare vittime né danni.
Firmato: CADORNA





