Lamentele romano-viennesi
I primi giorni si erano trattenuti, avevano esposto i pro e taciuto i contro. Via via però i quotidiani italiani hanno preso coraggio e ora commentano con qualche libertà in più il proprio disappunto. Lo fanno anche perché fiutano l’ansia della classe politica, nonostante non siano arrivate dichiarazioni ufficiali. La censura lascia fare: un po’ di propaganda a favore non guasta.
La preoccupazione principale è per la tendenza di Londra e Washington a “coccolare” l’Austria-Ungheria, a considerarla un valido appoggio per la pace in chiave anti-tedesca. La domanda è invece una: se e perché gli Alleati abbiano assunto questa nuova concezione del programma italiano. «È indispensabile regolare con precisione e chiarezza i rapporti fra gli Alleati, evitando equivoci per l’avvenire».
L’Italia ha la sua certezza: vuole il dominio dell’Adriatico e crede di averne diritto; lo considera il primo passo per diventare una Potenza e un fattore fondamentale per la sicurezza militare del Regno.
Ma il contrasto con la logica spiccia e idealizzata delle ultime dichiarazioni è netto. Innanzi tutto il concetto di “dominio” è in antitesi con quello espresso di «pace giusta e democratica». In secondo luogo i motivi di sicurezza militare potrebbero in teoria cadere, in fondo l’obiettivo di questa guerra è “pace durevole”, anzi, con una pace fondata sulla soddisfazione dei vari popoli, allora il dominio italiano, così come quello asburgico, sarebbe un fattore destabilizzante, una minaccia futura. Ci sarebbe poi una motivazione molto più prosaica a Londra e Parigi: nessuna grande potenza fa salti di gioia all’ipotesi di un nuovo competitor, proprio come Roma guarda con sospetto a una grande Jugoslavia.
Non è solo l’Intesa a vivere un momentaneo attrito, anche nella Quadruplice Alleanza c’è chi è poco soddisfatto. Sì, Trockij è un arrogante, ma Vienna si lamenta pure dell’atteggiamento poco conciliante dei militari tedeschi a Brest-Litovsk. Così si rischia di non concludere la pace, argomento principe delle crescenti proteste interne. I manifestanti si chiedono perché il Governo asburgico non abbia ancora rilasciato una dichiarazione di apertura ai 14 punti di Wilson. A guardar bene, solo il passaggio riguardante l’Italia è inaccettabile, una buona parte sono condivisibili e sui restanti si può trattare. In fondo persino l’idea federalista è sempre meglio della dissoluzione. E comunque quello sarebbe solo il punto di partenza dei negoziati, ci si verrebbe incontro.
E parlando di federalismo, il 17 gennaio il Turkestan si proclama Repubblica autonoma legata alla grande Repubblica democratica russa.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Da New York si annuncia che il contingente già reclutato della classe numero 1 porterà, entro il 15 febbraio, il numero degli arruolati a 2.500.000.
- Si annuncia che il Turkestan si è proclamato Repubblica autonoma, unita con la grande Repubblica democratica federale russa, e che ha nominato un Governo provvisorio.
- Il War Office annuncia progressi in Africa orientale.
Dal fronte italiano
REGIO ESERCITO ITALIANO - COMANDO SUPREMO
17 GENNAIO 1918
Ad est di Capo Sile il nemico alla 7 di ieri; dopo prolungato tiro di distruzione, ha tentato uno sforzo poderoso per ricacciarci dalle posizioni conquistate il giorno 14. La lotta, estremamente violenta ed accanita, venne sostenuta con grande fermezza e valore dal 2° reggimento granatieri e da reparti de 1° e 7° battaglione bersaglieri ciclisti, magnificamente appoggiati da tutte le artiglierie del settore. Alle 11 l’avversario, strenuato dalle perdite subite e sospinto dal contrattacco dei nostri, dovè rinunciare all’azione e ripiegare sulle posizioni di partenza. Restarono nelle nostre mani 119 prigionieri, di cui due ufficiali. Sul luogo della lotta, coperto di cadaveri nemici, vennero raccolti oltre 500 fucili, parecchie mitragliatrici ed altro materiale di guerra.
Sul rimanente fronte nulla di particolarmente notevole. Pattuglie nemiche vennero fugate in Vallarsa e qualche prigioniero catturato nella regione di monte Asolone. In Val Camonica e nella zone di monte Pertica le nostre artiglierie eseguirono efficaci concentramenti di fuoco su grossi nuclei e su posizioni avversarie.
GENERALE DIAZ





