Disfatta ottomana
Il 15 gennaio termina la battaglia di Soissons. Davanti agli occhi del Kaiser Guglielmo II l’esercito tedesco consolida le proprie posizioni. I francesi possono solo contenere la controffensiva nemica, ma dopo una settimana di combattimenti hanno perso tutto il terreno guadagnato in partenza: sia la collina 132, sia le alture di Vregny sono tornate in mani tedesche.
Sul fronte caucasico i russi schiantano le residue speranze ottomane. A Karaurgan, avvolte da un’intensa bufera di neve, le truppe zariste cancellano l’XI corpo d’armata turco e catturano altri 4.000 prigionieri. La disfatta montana di Enver Pascià è completa, le forze ottomane fuggono disperate, in rotta. L’unica opzione è rintanarsi nella fortezza di Erzurum; per Pietrogrado è un’ottima notizia.
A Londra si scommette sul prossimo intervento della Romania al fianco della Triplice Intesa. Secondo l’inviato a Sofia del Times «i preparativi si concluderebbero a metà febbraio, con l’impiego di circa seicentomila uomini pronti a minacciare l’Austria-Ungheria». Più caute le previsioni sull’Italia.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Fronte occidentale
- Fine della battaglia di Soissons, presente l’Imperatore Guglielmo.
- I francesi sono costretti a ripiegare sulla sponda sinistra dell'Aisne.
Fronte asiatico ed egiziano
- Nel Caucaso, vittoria russa a Karaurgan, l'XI Corpo d'armata turco è in rotta. I russi prendono 4.000 prigionieri.




