Grazie per il pensiero
Il terremoto della Marsica monopolizza i giornali del 14 gennaio. Cominciano a circolare le prime cifre e sono agghiaccianti: Avezzano conta solo un migliaio di superstiti su una popolazione di circa undicimila abitanti. Il disastro ha suscitato impressione e sgomento in tutto il mondo, a prescindere dalla guerra; gli americani, ma non solo loro, offrono di inviare aiuti.
Ringraziamo, ma decliniamo. La delicata situazione internazionale ce lo impone. Nessuno vuole rischiare la strumentalizzazione del terremoto nel complesso equilibrio di alleanze.
Sul fronte occidentale continua a distinguersi la battaglia di Soissons: dopo i progressi iniziali i francesi hanno dovuto cedere terreno. L’Aisne è in piena e, incalzati dai tedeschi, l’esercito Alleato si ritira sulla sponda sud del fiume, di fronte a Missy-sur-Aisne e a Crouy.
La guerra non si sblocca, i giornali inglesi sono convinti che lo stallo durerà ancora a lungo. La stampa britannica ignora però quanto accaduto appena ventiquattrore prima: il Consiglio di guerra ha incaricato l’Ammiragliato inglese di organizzare un’azione contro Gallipoli e i Dardanelli. È l’idea del Granduca Nicola, abbracciata da Churchill.
Tutto si basa su conseguenze logiche ovvie solo sulla carta. Conquistata la penisola di Gallipoli si controlla il Mar di Marmara, quindi si può colpire al cuore prima l’Impero ottomano e poi quello asburgico, congiungendo le forze con l'esercito russo. Facile, no?
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il Governo italiano, per le gravi e delicate condizioni della situazione internazionale, rifiuta cortesemente le offerte straniere di soccorso per il terremoto della Marsica.
Fronte occidentale
- Ritirata francese verso la sponda sud dell’Aisne, di fronte a Missy e Crouy.
- I tedeschi rivendicano 5.200 prigionieri e 14 pezzi d’artiglieria nel combattimento vicino Soissons.
Fronte d’oltremare
- Le forze sudafricane dell’Unione occupano Swakpmund, nel sud ovest dell’Africa tedesca.





