Il Caucaso resta inespugnabile
Se la propaganda fosse un’arte i turchi sarebbero il “Michelangelo” del ventesimo secolo. Nei bollettini ufficiali scolpiscono una visione del mondo neanche fantasiosa, ma impensabile. «Le forze russe battono in ritirata dinnanzi alla nostra controffensiva». Ecco, la verità è un pochino diversa: altre due divisioni ottomane sono state annientate a Horasan; i russi non le hanno battute, le hanno cancellate. Il Caucaso resta inespugnabile.
Ma il 24 gennaio il mondo ruota lontano dai campi di battaglia. Il Governo inglese continua a cercare alleati e invia ad Atene la sua proposta: concessioni in Asia minore in cambio dell’aiuto alla Serbia. La Grecia prende tempo.
In Germania l’attenzione si focalizza sull’atteggiamento rumeno. Fino a qualche mese fa Berlino era convinta di poter portare Bucarest dalla parte degli Imperi centrali, ora l’errore di valutazione appare chiaro: la Romania non sarà mai un’alleata, probabilmente sarà una nuova nemica.
Il Temps pubblica un presunto dispaccio inviato a Bucarest dalla Germania: il testo presenta minacce neanche troppo velate. La notizia viene ripresa da molti giornali, ma non è confermata.
Della guerra parla il Capo di Stato maggiore tedesco, il Generale Falkenhayn. Le sue dichiarazioni non brillano per originalità, viene ribadito il solito punto: «La Germania perirà fino all’ultimo uomo piuttosto che cedere».
Un paio di novità arrivano dall’Africa e riguardano i possedimenti britannici. In Sudafrica il colonnello Maritz è ancora a piede libero e guida i pochi ribelli rimasti contro Upington; vengono respinti.
Ma un’altra regione è in subbuglio. Nel Nyasaland, l’odierno Malawi, il Pastore protestante John Chilembwe ha provato a organizzare una rivolta: sono poco più che sbandati allo stato brado, vengono spazzati via in un paio di giorni. Combattevano contro il sistema coloniale, contro chi aveva detto: «Non c’è posto per i negri colti», per gli africani istruiti. Oggi, in Malawi, Chilembwe è considerato un eroe nazionale.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- A Milano il Congresso nazionale dei "Fasci interventisti" vota a favore della dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria.
- In una intervista il Generale Falkenhayn, capo dello Stato Maggiore tedesco, dichiara che la Germania perirà fino all'ultimo uomo piuttosto che cedere.
- Il Governo inglese offre al Governo greco delle concessioni in Asia minore in cambio dell’aiuto alla Serbia.
- Il Generale Sir A.J. Murray si dimette da Capo di Stato maggiore della British Expeditionary Force in Francia.
- Il Generale Sir W. Robertson si dimette da Quartermaster della British Expeditionary Force in Francia.
Fronte d’oltremare
- Rivolta guidata dal Pastore protestante John Chilembwe nel Nyasaland (Malawi).
- Sudafrica: le forze ribelli sotto il comando di Maritz e Kemp vengono respinte a Upington.
Operazioni navali
- Battaglia di Dogger Bank, nel Mare del Nord. La flotta inglese affonda L’incrociatore tedesco “Blücher” e danneggia gravemente gli incrociatori corazzati “Seidlitz” e “Derffiinger”. Delle navi inglesi è danneggiata la nave ammiraglia Lion. La formazione tedesca si ritira.





