Piccoli passi
Alphonse Aulard, pilastro della storiografia francese, mantiene i piedi per terra. Dalle pagine de Le Journal predica calma: «Secondo i nostri inguaribili ottimisti non dovremmo più inquietarci per Verdun. Pensano che la vittoria ci cadrà addosso dal cielo. […] Alcuni giornalisti immaginano di essere già al termine dell’ultimo atto e applaudono la fine dello spettacolo. Se questo ottimismo incantatore si diffondesse sarebbe forse più nefasto della stessa perdita di Verdun. Non è questo il momento per le congratulazioni, è l’ora di raddoppiare le energie. E i nostri soldati lo sanno». L’articolo riesce buono il 7 maggio, perché i tedeschi continuano ad avanzare sulla collina 304 e occupano una porzione della prima linea francese tra Haudremont e il forte di Douaumont. Sono solo piccoli passi, ma pur sempre in avanti.
Ben lontano dalle luci della ribalta inizia la battaglia di Kondoa Irangi. In confronto all’Europa, l’Africa orientale è al massimo un teatrino da fiera di provincia.
Eppure ospita un attore niente male: Paul von Lettow-Vorbeck. È lui a comandare gli ascari tedeschi, è lui a far girare gli Alleati come trottole. Le abbondanti piogge hanno bloccato e tagliato fuori il contingente del Generale Van Deventer. L’occasione è propizia e Lettow-Vorbeck ne approfitta: dispone i suoi uomini intorno a Kondoa e inizia subito a molestare i britannici.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il Governo serbo si insedia a Salonicco.
Fronte occidentale
- Battaglia di Verdun: i tedeschi fanno progressi sul versante nord della Hill 304 e occupano parte della prima linea francese fra Haudremont e il forte di Douaumont.
Fronte d’oltremare
- Inizia la Battaglia di Kondoa Irangi (Africa orientale tedesca).
Parole d'epoca
Le scarpe al sole
di Paolo Monelli, alpino
Nel pomeriggio caldo fluiscono i torrenti del disgelo, la montagna si spoglia del suo orpello di neve, asciuga al sole la pelle lucida e scabra; e profonda la cima con le linee nette nel cielo.
Ancora masticare la radica amara del rododendro, seduto sulla soglia della tenda passare in rivista la solennità delle vette dall’Adamello a Cima Mandriolo.
La vedetta appoggiata con abbandono al muricciuolo di sassi s’intona così perfettamente al bruno delle rocce che ne pare una necessaria intergrazione.
DAL FRONTE
Azioni delle artiglierie più intense nella zona di Plava, dove il nemico tirò su un nostro stabilimento sanitario.
Nell' Alto Sabotino nostri tiri aggiustati colpirono più volte in pieno un fortino nemico.
Piccoli scontri di fanterie con esito a noi favorevole nella Marmolada, in Valle Visdende, sul Vodil (Monte Nero).
Nessun altro importante avvenimento.
Firmato: CADORNA





