La battaglia dello Jutland
È più o meno l’ora di pranzo, il cielo è limpido, il Mare del Nord un biliardo, calmo e freddo come lo stereotipo scandinavo. Quel 31 maggio è un buon giorno per navigare. All’imbocco dello Skagerrak c’è un mercantile, se ne sta per i fatti suoi. Una squadra britannica si avvicina da nord-ovest, un semplice controllo. Sì, ma c’è un problema: dall’altro lato, da sud-est, è in avvicinamento la flotta tedesca, animata dalla medesima intenzione. La battaglia dello Jutland, il più mastodontico scontro navale della Grande Guerra, inizia così, un po’ per caso.
In realtà i guai se li va a cercare Reinhard Scheer, il Comandante della Hochseeflotte, la flotta d’alto mare tedesca. Vuole tendere una trappola alla Royal Navy, vuole colpire Londra dove fa più male, dove si crede invincibile, vuole spezzare il blocco inglese. La prima parte dell’imboscata è andata a vuoto: il mare è grande, i sottomarini tedeschi non sono nella giusta posizione e la flotta dell’Ammiraglio Beatty passa indenne. Non avendo intercettato il nemico, Scheer non ha informazioni, proprio come gli inglesi, la cui intelligence ha riferito di un movimento tedesco, senza però fornire altri dettagli.
L’inizio della battaglia sorride all’Hochseeflotte, ma i britannici possono contare sull’arrivo dell’intera Grand Fleet, salpata da Scapa Flow il giorno prima e guidata dall’Ammiraglio Jellicoe. Ora in ballo ci sono qualcosa come duecento navi: è una tonnara armata di cannoni. L’orizzonte è appannato dagli spruzzi, dal fumo e da un velo di nebbia. Scheer, in netta inferiorità, è bravo a sfruttare la luce del tramonto a suo vantaggio. Gli uomini combattono da ore. Hanno visto navi polverizzate, saltare in aria come fossero di gommapiuma; altre si sono inabissate, spezzate in due come un grissino. Ma è ancora presto, si tira la nottata. Con il buio i tedeschi manovrano meglio e rientrano in porto.
A inferno chiuso, le perdite inglesi mettono i brividi: 6.094 morti, una quindicina le navi inghiottite dal mare. La Germania, paese matematico, annuncia la vittoria, forte di “soli” 2.500 caduti. Ma l’apparenza inganna, la battaglia dello Jutland è in realtà una vittoria inglese: la flotta britannica incassa il colpo quasi senza batter ciglio, dimostra di essere senza dubbio la più forte, nonostante tutto invincibile; il blocco navale è saldo. E in fondo sono i tedeschi ad essersi ritirati.
Durissimi sono anche i combattimenti al Passo di Buole, sul fronte italiano. «Su queste sacre Termopili caddero e vinsero i fanti parmensi, quando dal 19 al 31 maggio 1916, con tanto sangue, salvarono Ala e la strada di Verona». La resistenza al Passo di Buole è una vicenda cruciale della battaglia degli Altipiani.
Pochi chilometri a oriente gli austro-ungarici occupano Arsiero e Asiago, episodi omessi dai giornali per ovvi motivi. Dall’inizio dell’offensiva Vienna si è portata a casa circa 30.000 prigionieri, fanno più o meno 2.000 al giorno.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Gli Alleati protestano con la Grecia per l’occupazione bulgara di Fort Rupel.
- Pubblicati i rapporti di Sir C. Dobell e del Generale Cunliffe del 1 marzo 1916 e del 16 marzo 1916.
Fronte occidentale
- Battaglia di Verdun: duri scontri fra le Mort Homme e Cumières; i francesi prendono il sud-ovest di le Mort Homme.
- Svariate vittime d’artiglieria a Vimy Ridge.
Fronte italiano
- Gli austro-ungarici occupano Asiago e Arsiero. Circa 30.000 i prigionieri italiani catturati dall’inizio dell’offensiva.
Fronte meridionale
- I francesi occupano Poro (Fronte di Salonicco)
- I bulgari interrompono la ferrovia Salonicco-Serres.
Fronte asiatico ed egiziano
- Le truppe neozelandesi assaltano Bir Salmana (30 km. a Est di Katia, Suez).
- Mama Hatun ripresa dai turchi.
Fronte d’oltremare
- I tedeschi si ritirano da Mombo sulla ferrovia di Tanga verso Hendeni (Africa orientale tedesca); i britannici occupano Bwiko, i belgi Usumbara.
Operazioni navali
- Battaglia dello Jutland: violento scontro tra la flotta tedesca e quella britannica.
Parole d'epoca
I cadaveri del Sei Busi
di Arturo Busto, militare, 88° reggimento fanteria
Le colline del monte erano tomba di numerosissimi cadaveri nostri ed austriaci, frammisti, ricoperti con un po’ di terra e segnati con due rami di pino, uniti a croce, portanti l’indicazione del numero e della nazionalità di essi. La zona neutra e la quota 118 [risultava] essere ricoperta di cadaveri dell’offensiva dell’ottobre-novembre 1915. Osservando bene si notavano, fra i resti delle uniformi, le mostrine delle diverse brigate, il che provava quale ecatombe di fanti abbia causato la insistenza di attaccare a qualunque costo le formidabili posizioni nemiche. Le stesse nostre trincee erano costituite di pietrame, fanti a terra e di cadaveri. Nelle ore più calde delle giornate (eravamo di maggio) colava lungo le scarpate di esse un liquido nerastro proveniente dai corpi in putrefazione. In breve tutto il Monte dei Busi era un carnaio umano: la terra del monte era un conglomerato di sassi, di proiettili, di ossa e di altri residui umani. Col sopravvenire della calda stagione, per ragioni di igiene, non sarebbe assolutamente stato possibile vivere in una posizione infetta dai miasmi irrespirabili.
Reparti di linea si preoccuparono del grave inconveniente che non di avere ripercussioni anche sullo spirito dei nostri soldati, e provvederono come meglio potettero ad epurare il macabro campo di battaglia. Molto facemmo al riparo delle nostre trincee, sistemando più igienicamente ed umanamente le salme dei caduti, ma molto ci rimaneva ancora da fare per lo sgombero dei cadaveri giacenti fra le opposte linee. Si trattò di sistemarli di notte, ma il compito era estremamente pericoloso perché di notte, la quota 118, era la meta preferita dai tiri nemici, tiri continui, intensi, efficaci. Molti portaferiti furono colpiti nel compiere il pietoso servizio, e seguendo le prescrizioni. I nostri uomini muniti del distintivo di portaferiti, disarmati e con le barelle, uscivano dalle nostre linee e tentavano di ritirare i cadaveri. Molte volte gli austriaci, interessati come noi dall’epurazione della zona, lasciavano fare; qualche volta per spirito malvagio fecero fuoco sui portaferiti e ci costrinsero a desistere.
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
Sulle alture a nord di Valle di Ledroe nella zona di Riva intensi movimenti del nemico con insolita attività in lavori difensivi.
In Valle Lagarina, ieri, nuovi violenti attacchi preparati e sostenuti con intenso bombardamento dei grossi calibri e condotti con bravura dall' avversario furono rigettati con lo sterminio delle colonne assalitrici. La lotta ebbe maggior durata e accanimento verso il Passo di Buole dove le animose fanterie del 62° (brigata Sicilia) e del 207° (Brigata Taro) irruppero più volte dalle trincee ricacciando l' avversario alla baionetta.
Nel settore del Pasubio duello delle artiglierie. Fu respinto un attacco nemico in direzione di Forni Alti.
Fra Posina e Alto Astico la battaglia si va sviluppando: il nemico addensa le forze specialmente nella Valle dell' Astico. Nella mattinata di ieri fu respinto un attacco nella zona di Campiglia. Più ad est l' intenso concentramento di fuoco delle artiglierie avversarie obbligò le nostre truppe a sgombrare la posizione di Monte Pria Forà. Un accanito contrattacco ci ridava il possesso delle contrastate posizioni. Tuttavia, per il violento fuoco delle artiglierie nemiche, le nostre truppe ripiegarono leggermente sulle pendici meridionali del monte.
Sull' Altipiano di Asiago i nostri sgombrarono Punta Corbin, ma contennero efficacemente la pressione nemica lungo la rimanente fronte.
In Valle Sugana situazione immutata.
In Carnia e sull' Isonzo attività intermittente delle nostre artiglierie, più intensa nell' Alto But e nella zona di San Martino. Sono segnalate ardite irruzioni di nostri nuclei di fanteria contro le linee nemiche.
Firmato: CADORNA





