Il salto del Granatiere
Bang! Bang! Click. Gli italiani sul Monte Cengio hanno finito le munizioni; gli austro-ungarici controllano l’unica mulattiera praticabile; scordatevi i rifornimenti. Un soldato non ha molte opzioni: può arrendersi, o può afferrare il fucile per la canna, brandendolo come una clava. Quella non è più una battaglia, è una mischia inaudita, una rissa da bar. Il 3 giugno l’assalto asburgico sul Monte Cengio è spinto a fondo. L’ultimo baluardo italiano è uno sperone di roccia, un balconcino sospeso nel vuoto.
Al diavolo tutto, è il caos a regnare sul furibondo, crudo, corpo a corpo. L’ultimo atto dei Granatieri di Sardegna è destinato a entrare nell’epica della Grande Guerra, ma qui il mito, la leggenda, si mischia con la verità storica: disperati, avvinghiati al nemico, in molti si sarebbero buttati giù. L’episodio cambierà il nome di quel burrone: oggi è conosciuto come “il salto del Granatiere”.
A fine giornata il presidio cade in mani austriache. Dei circa 6.000 granatieri inviati a difendere il Cengio ne tornano a valle solo 1.300, gli altri affollano le liste dei morti, dei feriti e dei dispersi.
Solita routine sul fronte occidentale: la battaglia di Verdun resta brutale, ma in stallo; a Ypres un contrattacco canadese riguadagna una buona parte del terreno perso il giorno prima.
Qualcosa si muove sul fronte orientale, piccoli segni di risveglio: l’artiglieria russa si stiracchia, sbadiglia e intensifica la sua attività dal Baltico alla Galizia.
Nuovo capitolo nella saga dei rapporti tra Alleati e Grecia: dopo aver protestato a vuoto contro l’atteggiamento arrendevole di Atene, l’Intesa decide di rispondere all’avanzata bulgara occupando gli edifici pubblici di Salonicco e proclamando lo stato d’assedio e la legge marziale in tutta la regione greco-macedone.
I giornali Alleati battono tutti sullo stesso tasto: «La Grecia non dovrebbe dimenticare un certo numero di promesse amichevoli fatte all’Intesa. […] Poiché i greci mancarono alla tacita convenzione imposta dalle circostanze, in futuro potremmo essere obbligati ad astenerci da certi riguardi che Atene non ha saputo apprezzare a sufficienza».
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Fronte occidentale
- Battaglia di Verdun: continua violentissima la lotta nel settore del forte di Vaux. Respinto un attacco tedesco.
- Un contrattacco canadese riguadagna molto del terreno perso vicino Ypres.
Fronte italiano
- Gli austro-ungarici avanzano sulla linea Arsiero-Posina, ma vengono respinti su quella Arsiero-Lagarina.
- Gli austro-ungarici conquistano il presidio del Monte Cengio.
Fronte orientale
- Bombardamenti russi nell’area di Riga, in Galizia e in Volinia.
Fronte meridionale
- Gli Alleati occupano tutti gli edifici pubblici a Salonicco e proclamano la legge marziale e lo stato d’assedio nelle regioni occupate.
Fronte asiatico ed egiziano
- Respinto dai russi l’attacco turco a Diyarbakır (Asia minore).
- I russi respingono i turchi a Khanikin (Persia).
Fronte d’oltremare
- I britannici occupano Namena (Africa orientale tedesca) dopo tre giorni di combattimenti.
Parole d'epoca
Da un'ospedale all'altro
Di Cesare Unti, Militare , 1° e 2° reggimento, brigata Granatieri
Una sera ritornando mi sentivo molto male, e sentivo che la Febbre mi tormentava l’amatina smarcai visita e il medico mi fecie stare a riposo, rimmaginatosi, sotto l’atenda e compoca paglia e sentivo che la febbre mi aumentava e di nuovo rimarco visita e il medico vedendomi in quello stato si decise di mandarmi all’Ospidale, e fu che la sera passò l’imbulanza e mi portarono in un Ospidaletto da Campo S.Martino di Quisca, a pochi chilometri dalla prima linea che mi aspettavo da un momento all’altro, che qualche granata dovesse scoppiare sul tetto, ed il medico mi riscontrò che avevo la Polmonite; io fra me, ben che avessi la febbre altissima pensavo che questi fossero i miei ultimi giorni di vita, e così non fu perché dovessi ritornare con i miei, quando poi fui unpo migliorato e fuori di pericolo mi spedirono in un altro Ospidaletto Butrio, qualche giorno dopo, mi fecero partire col treno della Croce Rossa e mi portarono a Alessandria, costì mi ci trovai molto bene, quando fui guarito ebbi 30 giorni di Convalescienza.
DAL FRONTE
Nella giornata di ieri l' incessante azione offensiva del nemico nel Trentino fu dalle nostre truppe nettamente arrestata lungo tutta la fronte di attacco.
In Valle Lagarina, duello delle artiglierie: quelle avversarie bersagliarono le posizioni da Coni Zugna al Pasubio; le nostre ribatterono e dispersero fanterie nemiche sulla Zugna Torta.
Lungo la linea del torrente Posina intenso bombardamento da entrambe le parti, indi le fanterie nemiche pronunciarono violenti attacchi in direzione del colle di Posina, fra Monte Spin e Monte Cogolo, contro la Sella tra Monte Giove e Monte Brazome, sulla fronte Seghe - Schiri; furono dappertutto respinte dopo aver sopportato gravissime perdite.
Sull' Altipiano di Asiago la brigata Granatieri di Sardegna mantiene strenuamente il possesso del pianoro di Monte Cengio contro insistenti attacchi dell' avversario.
A nord-est del Cengio la posizione di Belmonte, più volte presa e perduta, fu ieri con brillante attacco definitivamente riconquistata.
Nel tratto di fronte lungo la Valle Campo Mulo continuò la nostra pressione contro le linee nemiche. In Valle Sugana situazione immutata. In Carnia e sull' Isonzo azioni saltuarie delle artiglierie.
Le nostre colpirono nuovi appostamenti di batterie nemiche sul Monte Koederhoehe (Valle Kronhof-Gail) e movimenti di treni nella stazione di S. Pietro (Gorizia).
Velivoli nemici lanciarono bombe su Ala, Verona, Vicenza e Schio. Danni lievissimi e sei feriti in Verona. Nostre squadriglie di Caproni e Farman gettarono un centinaio di bombe su parchi ed accampamenti nemici in fondo di Valle Astico, con risultati visibilmente ottimi. Ritornarono incolumi.
Firmato: CADORNA





