5 Giugno, 1916

Addio Lord Kitchener

Terra di vento perpetuo, di mulinelli e maree repentine, maestose. Le isole Orcadi, a nord della Scozia, sono un remoto avamposto della civiltà umana dal neolitico. Abitanti pochi. Il 5 giugno è un giorno come tanti altri a quelle latitudini: il cielo è nuvoloso, un vento robusto, erculeo, soffia sferzate di nevischio misto a pioggia e il mare è molto mosso, burrascoso. Un tempo da lupi. L’incrociatore britannico Hampshire è diretto in Russia, ma non arriverà mai. Non è chiaro se sia inciampato su una mina o se sia stato silurato da un sottomarino, saperlo cambia poco, la nave affonda in una manciata di minuti, pretendendo 643 vittime. Quelle coste frastagliate, quelle acque gelide e infide risputano solo dodici superstiti. Tra chi non ce l’ha fatta c’è Lord Kitchener. E per tutta la Gran Bretagna è una mazzata terribile. «Il suo più prezioso e famoso soldato», il riorganizzatore dell’esercito, se n’è andato. Un lutto atroce. Kitchener era un simbolo, un totem, un beniamino del popolo e dei soldati. Era il “Mister Wolf” di Sua Maestà: quando c’era un problema serio mandavano lui, era accaduto in Sudan, in India, in Sud Africa. Logico pensare a lui allo scoppio della guerra; una mente lucida e razionale.

 L’Inghilterra è attonita, ammutolita, sgomenta. Il cuore britannico sanguina, gli occhi lucidi affogano.

Sul fronte orientale i russi sembrano rinati. L’offensiva prosegue spedita, il successo si estende dal Prut allo Styr. L’urto ha colto gli austro-tedeschi di sorpresa, non se l’aspettavano: le linee asburgiche vengono sfondate, gettate nel caos più totale. Brusilov ha catturato tra i venti e i venticinquemila prigionieri in due giorni. La popolazione di Lutsk viene evacuata.
Inutile leggere i bollettini viennesi: per loro tutti i tentativi russi sono stati respinti, falliti. Sì, vi piacerebbe.

I giornali italiani raccontano la nuova fase della battaglia degli altipiani: ora iniziamo a rispondere colpo su colpo. Riprendiamo pezzetti del Monte Cengio e resistiamo sul Pasubio«la sentinella del vicentino».
Le artiglierie asburgiche «spazzano il Posina e la Val d’Astico, la poetica valle dei sogni e degli amori, dei bianchi paesini ormai senza abitanti. […] Il vento porta echi di tuoni, di urla, di sibili; tutte le voci tremende della battaglia».
Sull’altopiano di Asiago gli austro-ungarici intensificano l’attacco: «Le notizie raccolte, pur frammentarie, dipingono un quadro, indescrivibile, uno spettacolo infernale, con migliaia di attori e nessuno spettatore, perché nessuno lo può vedere nella sua completezza».

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Politica e società

  • L’incrociatore inglese HMS Hampshire, in rotta verso Arcangelo (Russia), con a bordo il Ministro della guerra inglese Lord Kitchener e il suo Stato Maggiore, affonda dopo l’urto con una mina a ovest delle isole Orcadi. Le vittime sono 643, i superstiti solo 12. La morte di lord Kitchener produce in Inghilterra immensa costernazione.

  • Bethmann-Hollweg continua il tour degli Stati meridionali tedeschi per indurre all’accettazione del controllo dei rifornimenti di cibo.

  • Il tribunale militare di Vienna condanna a morte per impiccagione il deputato boemo Kramarz. Un altro deputato e due giornalisti, sotto accusa di spionaggio e alto tradimento.

Fronte occidentale

  • La battaglia di Verdun riprende con nuova energia: respinto l’attacco tedesco fra Fort Vaux e Damloup.

Fronte orientale

  • Continua l’offensiva russa: il successo si estende, riportati 12.000 prigionieri
  • Respinto l’attacco tedesco vicino Kreva (settore di Vilnius).

Fronte italiano

  • Gli austro-ungarici intensificano i loro attacchi sull'altopiano di Asiago, ma vengono respinti; gli italiani riguadagnano terreno a Monte Cengio.

Fronte asiatico ed egiziano

  • Comincia l’offensiva turca nella Persia occidentale: Khanikin viene evacuata dalle truppe russe.

Parole d'epoca

A mani nude

di Ubaldo Baldinotti, Caporale, 49° reggimento fanteria, brigata Parma

Erano circa le ore 1 di notte del giorno 5 e noi eravamo a poche diecine di metri dalla cima, a un tratto udimmo il diradare dei colpi da parte del nemico, e nello stesso istante ci giunse la lieta notizia, che il grande attacco scatenato dal nemico, era stato respinto, poco dopo la battaglia si calmò, e sentivamo solo ma a grande intervalli qualche colpo di fucile, e in breve tempo su codesta montagna, ritornò una assoluta calma, e non sentivamo più nemmeno uno sparo. Le notizie che giungevano continuamente a noi, erano sempre più buone, ma quanto costò a quegli eroici Alpini la sua ferrea e accanita difesa nel difendere dall'assalto del nemico la cima del Cauriol? Il battaglione che presidiava questa posizione, si può ben dire che fù distrutto, perché quando fù fatto l'appello dei pochi superstiti, fra ufficiali, graduati e soldati, che erano rimasti incolumi, in tutti erano rimasti una trentina di unità, il resto la maggior parte erano morti, e feriti e molti in modo assai grave, poco prima che cessasse l'attacco i pochi Alpini rimasti, a difendere a denti stretti la posizione, essendo rimasti con poche munizioni, attendevano che il nemico arrivasse li alla cima, e prendendolo di peso lo scaraventavano giù dalla vetta che significava morte sicura, dato che il volo che questi faceva, andando dopo a battere e sfragellarsi sulla parete rocciosa della montagna.

La difesa che questi facevano era delle più disperate, che si possa immaginare, perché molti di essi dalla cima scorgevano i loro paesi, che non erano molto lontani, e preferivano morire, che vedere il nemico invadere questi paesi, dove c'erano le loro famiglie e i loro figli, e infatti dopo questa eroica difesa, furono mandati a casa in licenza premio, e tutti decorati con medaglie al valore, che si erano, tutti meritata dal comandate all'umile soldato.

Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

 

DAL FRONTE

In Valle di Daone, il giorno 3, nuclei nemici attaccarono di sorpresa un nostro posto avanzato nei pressi di Malga Staboletto. Sopraggiunti rincalzi, l' avversario fu contrattaccato e volto in fuga. In Valle di Ledro intensa attività delle artiglierie nemiche senza nostro danno.
In Valle Lagarina, dopo il consueto bombardamento coi maggiori calibri, l' avversario tentò ieri una azione diversiva contro il tratto di fronte Monte Giovo-Tierno, mentre attaccava a fondo la posizione di Coni Zugna. Fu respinto con gravi perdite. Nel settore del Pasubio duelli di artiglieria ed avvisaglie di piccoli nuclei. Lungo la fronte Posina-Astico, dopo intensa preparazione della artiglieria, il nemico, tentò un nuovo violento sforzo in direzione di Monte Alba e del Colle di Posina. Dopo lotta accanita le fanterie avversarie, falciate dai nostri tiri, ripiegarono in disordine. Nella zona del Cengio la notte sul 4, un attacco nemico, condotto con forze soverchianti, obbligava le nostre truppe a sgombrare quelle posizioni, ripiegando sulla retrostante linea di Valle Canaglia già rafforzata. Conserviamo il possesso delle pendici occidentali di Monte Cengio fino a Schiri, contro le quali si infransero, nella stessa notte sul 4, due violenti attacchi nemici. Lungo la rimanente fronte sino al Brenta azioni delle artiglierie.
Sull' Isonzo, ardite irruzioni di nostri nuclei ci procurarono bottino di armi e prigionieri.

Firmato: CADORNA

 

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori