21 Giugno, 1916

Grecia messa all'angolo dall'Intesa

Uno Stato fragile, indeciso e timoroso; una gestione politica dissennata, approssimativa e incoerente. C’è poco da salvare nell’ultimo biennio greco. Atene ha provato ad alzare la voce, a nascondere le paure, l’ansia, dietro a un apparente orgoglio, ma l’Intesa si è stufata di perder tempo, di ascoltare qualcuno comunque non ritenuto all’altezza. E allora entra duro e a gamba tesa: il 21 giugno gli Alleati decidono di usare tutta l’energia necessaria e consegnano alla Grecia una nota diplomaticamente scandalosa. Tre le richieste presentate: immediata smobilitazione generale; dimissioni del Governo Skouloudis e dei funzionari “germanofili”; scioglimento della Camera ed elezioni.
Come strumento di pressione viene portata la flotta davanti al Pireo. Non è un ultimatum, ma ci assomiglia molto. «Queste domande non possono attendere una discussione. […] Se il Governo greco non dovesse aderire a queste richieste, esso sarebbe il solo responsabile degli avvenimenti futuri».
Atene scruta la sua apocalisse all’orizzonte e si arrende. “Ok, avete vinto voi”.

Non può fare altro, non ne ha abbastanza per ribattere: tutte le pretese Alleate vengono accolte; il Ministero Skouloudis rassegna le dimissioni, Re Costantino chiama Zaimis e lo incarica di formare il nuovo Gabinetto, un “apolitico” Governo di transizione.
Gran Bretagna, Francia e Russia “giustificano” l’ingerenza come un loro diritto e, allo stesso tempo come un dovere, accordato dai trattati internazionali. «È per salvaguardare gli interessi superiori dell’ellenismo». Sì, bella scusa.
I giornali seguono a ruota e il giorno dopo titoleranno «Grecia liberata».
Chi invece non c’entra niente e dovrebbe astenersi in merito è l’Italia; Roma non è garante di nulla. Ma l’occupazione dell’Epiro non ci piace, quindi ci associamo all’Intesa e chiediamo di sgomberare l’Albania.

Con un salto non indifferente cambiamo del tutto scenario, perché si complica il quadro diplomatico americano. I rapporti con il Messico sono ai ferri corti; Washington, sfuggita alla guerra mondiale, rischia ora di inciampare sul turbolento vicino.
Carrizal è in pieno deserto di Chihuahua; cactus, sterpaglie e un paesaggio da film western. Le truppe americane entrano in contatto con l’esercito di Carranza: i nervi sono tesi, l’incidente inevitabile; tra le vittime il Generale messicano Gomez. La guerra sembra vicina. In altri tempi sarebbe più semplice trovare un accomodamento, un compromesso politico, ma nell’estate del 1916 incombono le elezioni presidenziali, Wilson non può apparire debole, soprattutto perché molti americani sono affascinati dall’ipotesi di dare una lezione al Messico.
A sfregarsi le mani sono i tedeschi. Berlino, molto attiva a sud del confine statunitense, avrebbe tutto da guadagnare: con Washington distratta da una guerra locale, il traffico d’armi per l’Intesa subirebbe un brusco stop.

Belli gli intrighi internazionali. Ma la Germania ha problemi più urgenti: gli attacchi a Dvinsk e Lutsk sono stati parati dai russi, mentre in Bucovina gli austro-ungarici faticano a contenere il nemico. L’esercito zarista ha occupato Radautz e ha spezzato in due l’armata del Generale Pflanzer-Baltin: una parte si ritira verso est e i Carpazi, l’altra punta a sud, verso la frontiera rumena.
Dal suo Quartier generale Brusilov concede un’intervista: «Le vittorie schiaccianti dei miei eserciti non sono il prodotto del caso, né della debolezza nemica, ma rappresentano l’applicazione degli insegnamenti appresi in due anni di guerra. […] Queste prime settimane sono state piene di successi, ma sono solo l’esordio della nostra campagna estiva». Ora l’obiettivo russo è Kovel«Se potessimo catturarla, tutto il fronte sarebbe costretto a retrocedere. Kovel è un centro ferroviario cruciale per il nemico».

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Politica e società

  • L’Intesa invia una nota ad Atene esigendo smobilitazione e cambio di Governo. Atene accetta le richieste Alleate: si dimette il Governo Skouloudis. Zaimis incaricato di formare un nuovo Governo.
  • La Conferenza Economica di Parigi rende pubbliche le sue raccomandazioni.
  • Primo scontro a Carrizal fra la cavalleria messicana e le truppe americane. Muore il Generale messicano Gomez.
  • Pubblicato un rapporto di Sir J. Maxwell riguardante le operazioni in Egitto.

Fronte occidentale

  • Battaglia di Verdun: i tedeschi vengono respinti a le Mort Homme e a ovest e a sud di Fort Vaux, ma guadagnano terreno nelle foreste di Firmin e Chenois.

Fronte orientale

  • I russi occupano Radautz (sud di Chernivtsi) e tagliano in due parti l'armata asburgica del Generale Pflanzer-Baltin: una ripiega verso i Carpazi, l'altra verso la frontiera rumena.
  • Tedeschi respinti a Lutsk; i russi prendono alcune trincee dello Strypa.
  • Attacchi tedeschi respinti nelle aree di Dvinsk e Vilnius.

Fronte italiano

  • Continua l’avanzata italiana sull’altopiano di Asiago.

Parole d'epoca

Padre e figlio

di Ubaldo Baldinotti, 49° reggimento fanteria, brigata Parma

Dopo qualche giorno che ci eravamo ritirati, e attestati nella boscaglia, dove ogni tanto arrivava qualche fucilata, e anche qualche colpo di cannone, e a noi, per meglio ripararsi da questi colpi sparati dal nemico, ci avevano fatto scavare nella terra, delle buche fonde un mezzo metro, e lunghe circa due metri e in queste buche, noi si stava sdraiati, per essere meglio riparati, e un po' meglio riposare. Spesso ci facevano fare delle ricognizioni con pattuglie composte da un graduato, e otto o dieci soldati, queste ricognizioni venivano fatte per non aver sorprese da parte del nemico, e si facevano anche durante la notte. Una mattina mentre una nostra pattuglia era in perlustrazione, a una certa distanza dalla nostra posizione, in una piccola grotta trovò nascosti due soldati Austriaci, che erano feriti ma da ferite leggere, uno era anziano e aveva una lunga barba gia principiava a diventare biancastra, mentre l'altro era molto giovine, avrà avuto appena diciotto anni, il più anziano ne avrà avuti oltre i cinquanta.

Quello più anziano aveva una piccola ferita a una mano mentre il più giovine che pure era ferito ma non gravemente aveva una piccola ferita sulla guancia destra, però i componenti la nostra pattuglia, rimasero meravigliati circa il comportamento, che avevano questi due prigionieri, perché si erano presi per mano, e non ci fù verso di fargliele staccare, il sergente che comandava la pattuglia, non fù aspro ne cattivo, verso questi due prigionieri, e disse anzi con buone maniere ai suoi soldati, lasciateli fare noi li porteremo al comando, e la si saprà il perché e ci sarà l'interprete che li interrogherà e cosi scopriremo perché essi si tengono stretti per la mano. Furono portati al comando e il capitano medico gli medicò le ferite, e confermò che erano ferite assai leggere, gli fù dato da mangiare perché avevano molta fame, dopo poco arrivò al comando un tenente, che parlava e capiva bene il tedesco, e principiò a interrogarli, a un certo punto esclamò! Ecco chiarito il perché si tenevano cosi fortemente stretti per la mano, sono padre e figlio il padre ha 53 anni il figlio ne ha appena 17. A noi soldati Italiani quando, passati pochi minuti, questa notizia venne fatta conoscere, a tutte le compagnie, facevamo a gara e correvamo al comando e tutti portavamo qualcosa a questi due prigionieri, chi portava una mezza pagnotta, chi qualche pezzo di cioccolata, altri offrivano sigari e sigarette, e anche gli ufficiali portavano qualcosa, e tutti senza distinzione di grado ne di regione, dimenticando in quel momento, che essi non erano due soldati nemici ma erano solo due esseri umani, che disgraziatamente come noi, erano stati mandati a combattere e far la guerra, anche contro la sua volontà.

Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

DAL FRONTE

Tra Adige e Astico azioni delle artiglierie Alla testata del torrente Posina, imperversando la bufera, riparti alpini si impadronirono di una forte posizione a sud-ovest di Monte Pruche. Sono segnalati scontri di fanteria con esito a noi favorevole sulle pendici occidentali di Monte Cengìo. A sud-ovest di Asiago nella notte sul 20 l' avversario tentò tre successivi attacchi di sorpresa contro le nostre posizioni sul Monte Magnaboschi. Fu ogni volta respinto con gravi perdite. A nord di valle Frenzela le nostre truppe proseguirono ieri la faticosa avanzata attraverso l' intricato terreno superando con tenacia l' accanita resistenza del nemico e respingendone i frequenti contrattacchi. Lungo la rimanente fronte nessun importante avvenimento. Velivoli nemici lanciarono bombe sulle nostre retrovie: qualche ferito e pochi danni. Nostre squadriglie di «Caproni» e «Savoia-Farman», 34 velivoli complessivamente, bombardarono il campo di aviazione di Pergine alla testata di Valle Sugana. Fatti segno a fuoco di numerose artiglierie ed aggredite da squadriglie da caccia, ritornarono incolumi dopo avere in brillanti combattimenti aerei abbattuti tre velivoli nemici.

Firmato: CADORNA

 

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori