6 Agosto, 1916

La sesta battaglia dell’Isonzo

Il fronte italiano è diverso. In Francia le difese si sviluppano sotterranee, ma da noi sono quasi tutte sopraelevate. Il terreno è troppo duro. Tiriamo su muretti di sassi e sacchi di sabbia, ci costruiamo il nido in poca terra, piccoli ripari tra le rocce; i camminamenti sono bassi, poco profondi e spesso scoperti. Del resto le trincee nemiche sono lì a due passi, non possiamo fare molto meglio, non ce lo permettono. Ma tutta questa scomodità ha anche un vantaggio: nei giorni di calma i soldati godono d’una certa immunità. È paradossale, ma è la stessa vicinanza delle linee nemiche a proteggerli; l’avversario non tira sulle trincee per non colpire anche le proprie. Perlomeno non tira con le artiglierie.
Sì, ma il 6 agosto non è una giornata di calma. Dopo un violento bombardamento Cadorna avvia la sesta battaglia dell’Isonzo. Il tempismo è rischioso: sugli altipiani si combatte ancora, ma proprio per questo l’effetto sorpresa è garantito. «Gli italiani non attaccheranno sull’Isonzo finché non avranno sistemato la questione trentina». Questa è l’erronea opinione comune a tutti i critici militari, compresi gli austro-ungarici; il Comandante di Gorizia è persino in licenza.

 L’offensiva è preparata al meglio delle nostre possibilità: armi migliori, terra di nessuno accorciata e superiorità numerica; Cadorna è riuscito a far affluire uomini dal resto del fronte e la manovra è passata più o meno inosservata.
L’obiettivo principale è sempre il solito: Gorizia e la strada per Trieste; a guidare l’azione c’è la Terza armata del Duca d’Aosta, probabilmente il nostro Comandante più affidabile. Partiamo forte e già il primo giorno riusciamo a conquistare il Monte Sabotino, dove avevamo sbattuto la testa innumerevoli volte. Espugniamo anche le difese di Oslavia e progrediamo sul San Michele. Il vantaggio è nostro, circa 3.500 i prigionieri catturati. Tra i caduti nel sanguinoso settore diversivo di Monfalcone c’è Enrico Toti, senza mezzi termini “il” personaggio della nostra guerra. Aveva perso una gamba nel 1908, in un incidente sul lavoro, ma nonostante la disabilità era riuscito a girare mezzo mondo in bicicletta, una sfida vinta. Arruolatosi volontario, era assegnato al 3° battaglione ciclisti dei bersaglieri. Nel pomeriggio del 6 agosto combatte a Sablici. Stando alla storiografia ufficiale viene ferito due volte, ma si rialza ancora per scagliare contro gli austro-ungarici qualsiasi cosa, compresa la sua stampella. Poi una terza pallottola lo fredda, lasciandogli solo il tempo di baciare il classico piumetto. Verrà decorato con la medaglia d’oro al valor militare da Re Vittorio Emanuele III in persona.

La simultanea azione Alleata costringe gli Imperi centrali alla difensiva su tutti i fronti: sulla Somme i britannici guadagnano terreno a Pozières e verso Martinpuich; in Egitto hanno preso Qatia; in Galizia i russi, pur rallentando per motivi logistici, conquistano un’altura e un paio di villaggi sulle sponde del Seret e del Hrabel’ka.
Nelle opinioni pubbliche Alleate la situazione generale fa schiudere le migliori speranze: turchi e austro-ungarici sarebbero a pezzi; i tedeschi, affamati, soffrirebbero la potenza anglo-francese e l’estensione del fronte orientale. Ok, ma mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato.

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Fronte occidentale

  • Lievi progressi britannici a est di Pozières verso Martinpuich (Somme).
  • Assalti tedeschi respinti vicino Thiaumont e nella foresta Vaux-Chapitre (Verdun).

Fronte orientale

  • I russi guadagnano alture e villaggi sulle rive a destra del Seret e del Hrabel’ka (sud di Brody); respinti i contrattacchi tedeschi.

Fronte italiano

  • Sesta battaglia dell’Isonzo: gli italiani attaccano sull’Isonzo e prendono numerose linee di trincee nel settore di Monfalcone e vicino quota 85; conquistato il Monte Sabotino, espugnate le difese di Oslavia; catturati 3.600 prigionieri e molte mitragliatrici.
  • Battaglia di Doberdò, parte della sesta battaglia dell’Isonzo.

Fronte asiatico ed egiziano

  • I russi vengono respinti dai turchi a est di Kermanshah (Persia).
  • Respinto dai russi un attacco turco a nord dell’Eufrate (Turchia caucasica) e nella regione di Muş e Bitlis.
  • I britannici occupano Qatia (Sinai).

Parole d'epoca

“Ho visto Enrico Toti con le stampelle”

di Antonio Ferrara, militare, 126° reggimento fanteria

L’azione su q. 85 viene ritentata senza esito dai bersaglieri: vi trova eroica morte Enrico Toti che avevamo visto andare in linea sorreggendosi sulle stampelle. Il nostro battaglione era stato posto a rincalzo e come portatore di bombe, di spezzoni ecc. Segue l’azione, poco distante da q. 85, un Maggiore di Stato Maggiore del Comando della Divisione che mi pare di conoscere. Mi avvicino, mi presento e scopro che si tratta dell’ex Tenente Barreca, mio insegnante di tattica a Firenze, nel 1911, al Plotone Allievi Ufficiali dell’84° Fanteria.  Anch’egli mi riconosce e mi accoglie cordialmente e mi chiede chiarimenti sulla posizione che ieri era stata da noi espugnata. Un micidiale fuoco di posizione austriaco ci impedisce di raggiungere il ridottino della Brigata Alessandria, ma attraversiamo il terreno appena vi è un momento di sosta. Credo di non avere mai corso così velocemente come in quella occasione! I Bersaglieri vengono fatti ritirare e mandati indietro. E dire che erano saliti con tanta baldanza e ora se ne scendono mogi mogi.

Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

DAL FRONTE

Lungo la fronte tra l' Adige e l' Alto Isonzo il nemico insiste in intensi bombardamenti contro le nostre linee e sugli abitati, cui fa seguire in alcuni punti violenti attacchi di fanteria. Nella giornata di ieri l' artiglieria nemica fu maggiormente attiva sulla sinistra del torrente Leno di Vallarsa, nella zona del Pasubio e alla testata del Torrente Posina. In Valle Sugana e nell' Alto Cordevole si ebbero anche azioni di fanteria particolarmente accanite sulle pendici di Monte Sief, ove tre successivi attacchi nemici si infransero contro le nostre posizioni. Alla testata di Rio Costeana, nella zona di Falzarego, batterie avversarie di grosso calibro lanciarono più di 500 granate contro le nostre linee senza riuscire a scuoterne la salda resistenza. In Valle Chiarzo e nell' Alto Dogna nuovo bombardamento nemico contro gli abitati.
Le nostre artiglierie risposero devastando gli accantonamenti delle truppe avversarie nel villaggio di Raibl, in Valle Seebach. Sul Basso Isonzo vivi duelli delle artiglierie.
Le nostre provocarono incendi nei magazzini di Nabresina e sul rovescio del Cosich. Nell' attacco del giorno 4 nella zona di Monfalcone fu constatato che il nemico abbandonava nelle trincee da noi conquistate bombe speciali che scoppiarono producendo gas asfissianti.
Firmato: CADORNA

 

Relazione Ufficiale Austriaca

"6 agosto. Alle 6,15', su tutta la fronte, da Tolmino al mare, l'artiglieria italiana aprì il fuoco contemporaneamente. Dopo breve tempo il Sabotino, Lucinico ed i sobborghi di Gorizia furono avvolti dal fumo e dalla polvere, dalla quale usciva il rombo dei cannoni ed in cui balenavano gli scoppi dei proietti di grosso calibro. Le 76 batterie italiane leggere e le 48 pesanti davanti alla fronte del Carso, distrussero nel volgere di poche ore tutto il lavoro penoso di mesi, ad un punto tale che in certi tratti a mala pena erano rimaste tracce di sistemazione difensiva. A mezzogiorno le batterie rivolsero il tiro verso le cime del San Michele ed un fuoco di una violenza mai raggiunta sconvolse la zona preventivata per l'irruzione."

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori