Ucraina: pace fatta
Punto per gli Imperi centrali: il 9 febbraio Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria firmano la pace con Kiev, Pietrogrado può solo guardare e rodersi il fegato. Per prima cosa vengono stabiliti i confini della Repubblica popolare ucraina: a sud ricalcano grossomodo l’antica frontiera austro-russa, ma a nord comprendono un bel pezzo dell’odierna Bielorussia, è tanta roba.
Il trattato di pace prevede l’immediato sgombero dei territori occupati e la ripresa delle relazioni diplomatiche; la reciproca rinuncia a risarcimenti per le spese e i danni di guerra; liberi scambi e libero transito verso oriente; dulcis in fundo, l’impegno a fornirsi le eccedenze agricole e industriali. Per Berlino e Vienna è una discreta cuccagna: l’Ucraina è detta “granaio d’Europa” non a caso e vanta importanti bacini minerari. Anche Kiev ha il suo tornaconto, seppur minimo: la cooperazione militare tedesca; accettare una sorta di protettorato per proteggersi dalla guerra civile.
A Brest-Litovsk le cose non vanno altrettanto bene con la Russia. Berlino e Pietrogrado si accusano a vicenda di trascinare per le lunghe le trattative, di non volerle chiudere; polemizzano sulla stampa della controparte e Trockij si becca un “cartellino giallo” per i provocatori incitamenti rivoluzionari. Siamo a un punto morto, nessuno farà passi indietro.
I russi sono chiari: «Ogni concessione fatta dalla rivoluzione le toglie forza. Non dobbiamo firmare una semplice pace separata, ma una pace democratica, senza nessuna annessione, basata sul diritto delle nazioni di disporre di sé stesse».
Trockij non è mai stato così scettico: «Sciolte le ingarbugliate formule diplomatiche, abbiamo compreso i piani dell’imperialismo tedesco. La Germania vuole l’annessione pura e semplice di un immenso territorio russo».
Con la pace generale sempre lontanissima, a Ginevra si cerca di lottare almeno contro la ferocia del conflitto. Il Comitato internazionale della Croce Rossa si appella ai belligeranti perché cessino la guerra chimica: «Uno dei caratteri più dolorosi della guerra è la quotidiana violazione delle più solenni convenzioni e leggi pensate per diminuirne la crudeltà. […] Noi vorremmo levare la voce contro i gas asfissianti e velenosi, un’innovazione barbara, sempre più perfezionata dalla scienza. Il regolamento dell’Aia recita: “È vietato l’uso di veleni e materie atte a causare mali superflui”. I gas asfissianti rientrano, senza dubbio, in questa categoria proibita. […] Protestiamo con tutte le forze dell’anima contro questo modo criminoso di fare la guerra, il più barbaro e atroce di sempre. […] Serve un accordo immediato e leale tra i vari eserciti, un primo ritorno ai principi dettati dalle convenzioni internazionali, un accordo capace di salvare migliaia di vite e fare onore a nazioni ed eserciti».
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- A Brest-Litovsk è siglata la pace separate fra Le Potenze Centrali e l’Ucraina: definiti i confini.
- Ginevra: il Comitato internazionale della Croce Rossa rivolge un appello ai belligeranti perché cessino l’uso di gas velenosi.
- Formato il nuovo Gabinetto rumeno con il Generale Averescu come Premier e Ministro degli esteri.
- A Londra si tiene il Consiglio sull’economia.
- Aumentato provvisoriamente l’embargo sulle rotte commerciali olandesi.
DAL FRONTE ITALIANO
Vivaci duelli e forti concentramenti di fuoco delle opposte artiglierie nel fondo della Val Brenta e nelle zone di Monte Melago e di Monte Asolone.
A nord di Prezzo (Giudicarie) pattuglie nemiche che tentavano sorprendere un nostro posto, vennero fugate a colpi di bombe a mano; tra Posina e Astico e lungo litorale nostri nuclidi esploranti molestarono efficacemente gli avamposti avversari.
Firmato: DIAZ





