I “perché” giapponesi
L’Impero del Sol levante, è lui il magnete di questi giorni. I giornali ruotano tutti attorno all’argomento, come le falene davanti a un lampione. “Fa bene; fa male; c’è ancora da aspettare; era ora; finalmente; perché non ha fatto nulla prima e perché non in Europa?”
«Il Giappone non è intervenuto prima nella guerra perché non poteva. Finché non fossero cambiati gli equilibri in Estremo Oriente, una sua qualsiasi azione l’avrebbe fatto apparire come il colpevole del turbamento. Oggi, invece, la sua spedizione può sembrare benefica e tesa a ripristinare l’equilibrio compromesso dalla rivoluzione russa. È il colmo dell’abilità e della fortuna. E queste fortune capitano a chi sa aspettare il momento opportuno, senza impazienza. […] Il Giappone non ha mai avuto intenzione di intervenire in Europa per non dare alle Potenze europee il diritto e il dovere di intervenire in Estremo Oriente. […] Mettere ordine in quella regione è la sola cosa voluta da Tokyo, una chiara percezione dei propri interessi, tipica dei popoli avidi di progredire».
Analisi politica non da poco quella de La Stampa.
Qualcun altro lascia un’osservazione altrettanto degna: se fossero state stabilite relazioni col Governo massimalista, ora si potrebbe chiedere la loro approvazione, come si fece con Venizelos in Grecia; sarebbe più semplice dimostrare la buona volontà dell’Intesa.
C’è anche un risvolto buffo nella vicenda: a forza di parlarne, in molti si stanno accorgendo di quanto sia tutto sommato marginale il suo eventuale impatto sulla guerra europea.
Il 9 marzo è meglio concentrarsi su notizie più preoccupanti, solo supposte dal grande pubblico. Il controspionaggio Alleato è convinto di una grossa offensiva tedesca a breve scadenza, molti indizi mettono in allarme il fronte occidentale, uno su tutti è la recente modifica dei codici radio.
L’attività bellica è ripresa da poco anche in Mesopotamia, dove la stagione delle piogge è alle spalle; mentre ferve l’attività in Palestina, dove i britannici avanzano ai fianchi della strada Gerusalemme-Nablus.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- A Londra è annunciato l'accordo informale concluso fra Ante Trumbić (Presidente del Comitato jugoslavo) e il deputato italiano Andrea Torre, delegato del Comitato italiano per l’intesa con i popoli soggetti all'Austria-Ungheria.
- Nei circoli ufficiali americani si considera come ormai eliminata la minaccia dei sottomarini, che grazie agli sforzi combinati degli Stati Uniti e degli Alleati vengono distrutti più rapidamente di quanto siano costruiti.
- Gran Bretagna: la settimana del prestito di guerra frutta 138.870.240 sterline.
Fronte occidentale
- Raid aereo britannico diurno a Mainz e nelle regioni francesi occupate.
Fronte asiatico ed egiziano
- I britannici occupano Hīt (Eufrate). I turchi si ritirano 38 km a monte del fiume, a Khan al Baghdadi.
- I britannici attraversano Wadi Auja (Valle del Giordano) e avanzano tra i 3 e i 5 km su un fronte di 20 lungo la strada Gerusalemme-Nablus, prendendo le vette di Tell ‘Asur (Turmus Aya).
DAL FRONTE ITALIANO
Le nostre artiglierie furono ieri più attive sulla fronte montana dall’Adige al Piave.
Truppe e lavoratori nemici vennero battuti sull’Altopiano di Tonezza, alla confluenza Assa-Astico e alla testata della Val Frenzela.
Le artiglierie avversarie controbatterono con maggior vivacità le nostre nella regione meridionale del Montello e si mostrarono poco attive sul romanente della fronte.
A nord-ovest del Monte Grappa nostre pattuglie, venute a contatto con gli avamposti avversari, li attaccarono a colpi di bombe a mano.
Nostri velivoli, malgrado le avverse condizioni atmosferiche, bombardarono un grosso parco carreggio nemico a nord-est di Oderzo.
Firmato: DIAZ





