L'alba di un genocidio
Il 17 gennaio si conclude la battaglia di Sarikamiş, l’ultima disfatta a Karaurgan è fatale al malconcio esercito turco.
Gli ottomani vengono respinti lungo tutto il fronte del Caucaso, ma sulle montagne innevate la caotica ritirata si trasforma in catastrofe: la Turchia conta circa 70.000 vittime, in troppi sono morti congelati o durante la precipitosa fuga verso ovest. Aggiungendo i feriti e i dispersi il numero cresce a dismisura.
Il delirante piano di Enver Pascià esplode tra le mani del suo ideatore. Le colpe sarebbero tutte sue, non c’è discussione, ma è più comodo scaricarle su qualcun altro. L’infallibile Enver Pascià trova negli armeni il perfetto capro espiatorio; il perché dev’essere noto solo a lui. È l’alba di un genocidio: si comincia dai soldati, disarmati e fucilati in massa; poi si passa ai civili. Ancora oggi, a un secolo di distanza, Istambul nega tutto.
Con il fronte persiano figlio di un Dio minore, all’Impero ottomano resta una sola possibilità di salvare la faccia: la conquista di Suez.
L’offensiva è quasi pronta partire, ma la censura anglo-egiziana è una macchina portentosa: non esiste una sola persona a ovest del canale preoccupata di quest’eventualità. Del resto perché dovrebbero? I giornali parlano chiaro: l’esercito turco è piccolo, male addestrato, male armato e non sopporta gli ufficiali tedeschi; potrebbe addirittura ribellarsi. Al Cairo e ad Alessandria vivono tutti beati nella propria ignoranza.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Fronte occidentale
- I tedeschi attaccano vicino Autrêches, a nord Ovest di Soissons, ma sono respinti.
- I tedeschi attaccano Bois le Prêtre (vicino Pont-à-Mousson) catturandola.
Fronte asiatico ed egiziano
- Fine della battaglia di Sarikamiş, nel Caucaso: la sconfitta ottomana si trasforma in una catastrofe quando i turchi cercano di ritirarsi attraverso le montagne innevate.
- Nuova sconfitta turca a Karaurgan, nel Caucaso.
Operazioni navali
- Il sottomarino francese “Saphir” viene affondato nei Dardanelli.





