Sfiduciato il Governo Salandra
Il Premier Salandra sorride più del solito, quel sorriso di chi se n’è fatta una ragione, di chi s’è messo l’anima in pace. Il discorso pronunciato a Montecitorio è sincero, ma meno incisivo, rassegnato, forse persino un po’ sciatto. Per esempio si lascia scappare un: «Due mesi fa la Camera dette il suo consenso alle direttive della nostra politica internazionale, ora nessun fatto nuovo è intervenuto a determinarne il cambiamento». Sì, a parte un’offensiva asburgica capace di portare la guerra oltre il vecchio confine, in territorio italiano.
No, non c’è più quel feeling, quella sensazione di avere tutto sotto controllo. Anche l’ammissione di non aver preparato una difesa adeguata, una volta sarebbe stata letta come un segno di sicurezza, di fiducia, di piena consapevolezza, ma oggi no, oggi quell’ammissione è percepita come una debolezza, come l’incapacità di gestire una situazione comunque più grande di qualsiasi uomo. E magari è proprio questo il punto: se le spalle non erano abbastanza larghe, forse ne servivano di più, forse serviva più condivisione e cooperazione.
Il 10 giugno il Governo Salandra chiede al Parlamento la fiducia sull’esercizio provvisorio, ma non la ottiene: 197 “no” contro i 158 sì, con 2 astenuti e 98 deputati usciti dall’aula. La crisi è aperta.
L’istantanea giusta è di Filippo Turati, certo non un filo-ministeriale: «I più accaniti critici di oggi sono gli stessi che più hanno incitato il Governo a seguire la strada intrapresa». Stoccata e punto per il socialista.
Nella bufera di accuse finisce inevitabilmente anche il Comando supremo. Tra Cadorna e la politica gli attriti, i dissidi, si sono accentuati, inaspriti. Il Generalissimo ha sempre rivendicato la più completa autonomia; il Governo e non solo quello, non era più così convinto. Si è pensato persino a un cambio in corsa, ma Re Vittorio Emanuele III non credeva fosse il momento giusto, troppo destabilizzante, soprattutto in tempi così delicati.
Intanto la battaglia degli altipiani continua a infuriare, così come l’offensiva russa su circa un quarto del fronte orientale. Le armate zariste prendono Dubno e costringono gli austro-ungarici a ritirarsi oltre lo Strypa. Nonostante l’accorrere di rinforzi tedeschi, i diversi eserciti di Vienna hanno perso il contatto tra di loro, l’intera ala sinistra rischia l’accerchiamento. Da guerra di trincea a guerra di manovra in pochi giorni.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Alla Camera dei Deputati il Governo Salandra è messo in minoranza (197 no, 158 sì e 2 astenuti) e non ottiene la fiducia sull’esercizio provvisorio, accordato per un solo mese anziché per sei.
- Approvata la coscrizione obbligatoria in Nuova Zelanda.
Fronte occidentale
- Intensa attività dell’artiglieria tedesca vicino Ypres.
Fronte orientale
- Malgrado l'accorrere di rinforzi tedeschi, continua l'avanzata russa dal Pripyat alla frontiera rumena; duri combattimenti su tutto il fronte; 3.500 prigionieri.
- I russi prendono Dubno (Volinia); gli austro-ungarici si ritirano dallo Strypa.
Fronte italiano
- Nuovi progressi italiani sul fronte trentino.
- Aspri combattimenti sul Monte Lemerle (altopiano di Asiago), conquistato e poi perso dagli austro-ungarici.
Fronte meridionale
- I francesi occupano l’isola di Thasos, di fronte a Kavala.
Fronte asiatico ed egiziano
- I turchi affondano tre navi inglesi, cariche di munizioni, sul Tigri.
- La guarnigione turca di La Mecca si arrende allo Sharif.
- Comincia l’assedio di Medina.
Fronte d’oltremare
- I britannici occupano Mkalamo, sul fiume Pangani (Africa orientale tedesca).
- Respinto l’attacco tedesco a Kondoa Irangi.
Parole d'epoca
Diario di guerra
di Pasquale Fantacci di Cinigiano, Bersagliere 2° Battaglione Ciclisti
Il mio battaglione era ridotto per le perdite tra morti e feriti, a soli 300 uomini: quasi tutti i nostri ufficiali ed il nostro Capitano si immolarono per la nostra cara Italia. Ci fermammo su una collinetta vicina a Zaibene e Stuccareddo ove costruimmo una piccola trincea tra l’infuriare di contrattacchi nemici che si susseguivano ininterrotti sino all’8 giugno 1916, giorno in cui arrivò il nuovo comandante di Compagnia capitano Mugna Sig. Cesare, assieme al generale Rustinari che visitò le nostre linee quale comandante del settore decideva di iniziare dal nostro lato per il giorno 10 Giugno 1916 una potente controazione, stante che sembrava che dall’ala sinistra il nemico intensificasse la pressione per aggirarci; come infatti lo stesso giorno verso le ore 12 ebbe inizio dalla nostra artiglieria un intenso bombardamento e dopo ben due ore di fuoco infernale, per ordine di compagnia si inizia a uscire dalla piccola trincea stendendosi con velocità a destra e a sinistra, pancia a terra e fuoco accelerato avanzando a sbalzi e a piccoli tratti verso la cima della collinetta da parte dell’ala sinistra, arrivando alla vetta alta circa sette o ottocento metri, quindi sosta, tra un continuo sparare prolungatosi sino a tarda sera culminante con lo scatenarsi di una tremenda pioggia
il fuoco quindi da ambo le parti tende a diminuire gradatamente e rimanemmo sulla collina zuppi di acqua come pesci, udendo soltanto i gemiti dei feriti e i rantoli dei morenti ancor giacenti sul campo di battaglia per mancanza dei porta-feriti impegnati sin dall’inizio del furioso combattimento, gli incolumi intanto, dovemmo costruire al punto raggiunto con notevoli sforzi, dei piccoli tratti di trincea, unendoci due per due per poterci riparare nel giorno per sottrarci dal fuoco nemico, e ritornammo la notte a lavorare le trincee per migliorarne sempre più la loro efficienza, riprendendo sempre nella notte il turno del rancio unico, costretti a giacere nella trincea piena d’acqua, col freddo, col vento sibilante alle orecchie, per ben 40 giorni senza aver potuto giungerci il cambio; al momento di partire si notò un gran movimento nelle truppe nemiche sottostante il vallone, esse si ritiravano addietro per rettificare la loro linea essendosi incautamente avanzate; nel contempo fulmineo ordine di abbandonare la trincea e inseguirli sino alle Melette di Gallio, ivi giunti rimase la fanteria che finalmente ci dette il sospirato cambio.
Si ringrazia l'Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell'Età Contemporanea
DAL FRONTE
Dopo il grave scacco e le ingenti perdite sofferte nella giornata dell' 8 il nemico limitò ieri la propria attività ad azioni non intense delle artiglierie. Di rimando le nostre truppe effettuarono atti controffensivi in più punti della fronte provocando l' apparire di masse nemiche efficacemente bersagliato dalle nostre batterie. Compimmo qualche progresso nell' Alta Vallarsa, nel settore di Monte Novegno (torrente Posina), in fondo Valle Astico e sulle pendici occidentali del Monte Cengio. Nelle alte Valli di Boite ed Ansiei continuò la metodica avanzata delle nostre truppe. Lungo la rimanente fronte infino al mare consueti duelli delle artiglierie, lancio di bombe e piccole incursioni di nostri reparti. Velivoli nemici lanciarono bombe in località varie della pianura veneta. Si ebbero complessivamente sette feriti e qualche danno. Una nostra squadriglia di Caproni bombardò accampamenti e difese nemici nelle Valli d' Assa e di Astico. I velivoli ritornarono incolumi.
Firmato: CADORNA





