Non si bada a spese
«La migliore strategia consiste nell’attacco. Bisogna colpire per primi e continuare a colpire, senza lasciare un minuto di riposo. Sì, la vera formula è attaccare sempre. […] Se solo l’anno scorso avessimo avuto le munizioni sufficienti…»
L’intervista è del Generale Brusilov, il vero mattatore di quest’ultimo scorcio di guerra. Il rovescio della medaglia è il prezzo da pagare, come ci ricorda il comunicato asburgico, ormai costretto ad ammettere le difficoltà: «La pressione delle forze nemiche, superiori in numero e lanciate avanti con un disprezzo delle perdite umane unico, rese necessario rompere il contatto con l’avversario e ritirare le nostre truppe».
La Grande Guerra è così, non si bada a spese. Neanche la tattica viennese è molto diversa da quella russa, così teatrale: «Gli austriaci avanzavano coi plotoni affiancati e bandiera in testa. […] I nostri cannoni aprirono il fuoco su quegli uomini serrati e ne fecero strage». Lo annota sul diario Efisio Atzori, sottotenente degli Alpini sul Coni Zugna.
A Roma è il giorno delle dimissioni del Gabinetto Salandra; il 12 giugno Re Vittorio Emanuele III inizia le consultazioni. Tra i primi ad essere ricevuti c’è il decano della Camera, Paolo Boselli. Il colloquio è lungo, le voci sul possibile incarico già circolano, eppure l’idea di Boselli Premier ha un’accoglienza tiepida sui quotidiani e nei circoli politici; nessuno sembra troppo convinto. La Stampa tira le somme: «Per ora abbiamo solo oscurità e incertezza. I progetti di combinazioni ministeriali si succedono con una rapidità cinematografica, ma nessuno presenta garanzie di stabilità».
Sul fronte occidentale l’ultima pausa è già dimenticata: i tedeschi hanno ripreso fiato e tornano bersagliare il settore di Thiaumont; respinti con perdite senza cavare un ragno dal buco.
Al Chicago Daily News parla von Bissing, Governatore del Belgio. La sua intervista è un capolavoro di sfacciataggine e arroganza. Inizia con: «La Germania ha restaurato le finanze del Belgio». E già qui potremmo chiudere tutto e salutare. Inevitabile la domanda sul suo “presunto” pungo di ferro: «Il Paese deve esser retto con mano ferma e in certi casi sono state necessarie punizioni severe. Siamo in tempo di guerra e talvolta la legge “occhio per occhio, dente per dente” deve essere applicata. […] I belgi non sembrano apprezzare abbastanza gli sforzi fatti dal Governo tedesco».
Belgi ingrati. Quasi quanto i greci. Ad Atene il Governo ha protestato, inutilmente, contro il blocco Alleato, ha smentito la collaborazione con i bulgaro-tedeschi e ha tentato di perorare la causa della sincerità e della buona fede della Grecia. La somma delle angherie dei belligeranti ha colmato la misura: nella capitale si scatenano tumulti, tollerati, se non appoggiati, dalla polizia e dal Governo. Il bersaglio sono soprattutto le Potenze dell’Intesa.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Salandra presenta le dimissioni del Ministero al Re, tornato a Roma dal fronte. L'annuncio alla Camera provoca nuove manifestazioni dei socialisti.
- Ad Atene tumulti popolari contro le Potenze dell’Intesa e le loro Ambasciate, col concorso della polizia e con la complicità del Governo.
- Protesta ufficiale del Governo belga contro una nuova violazione del diritto delle genti e delle convenzioni di guerra da parte della Germania, che pretende di arruolare i cittadini belgi dimoranti in Germania da più di tre anni.
- Messaggio alla flotta da parte dell’Ammiraglio inglese Jellicoe.
Fronte occidentale
- Battaglia di Verdun: i tedeschi bombardano pesantemente e attaccano a nord Thiaumont, ma vengono respinti. Successivamente penetrano la linea francese nella Hill 321.
Fronte orientale
- Zaleszczyki (Zališčyky, Galizia) presa dai russi.
- Gli austro-ungarici si ritirano a sud di Lutsk.
Fronte italiano
- Avanzata italiana sull’altopiano di Asiago e in Vallagarina.
- Gli austro-ungarici attaccano decisamente sul Monte Giove (Novegno) ma sono respinti con gravi perdite.
Fronte asiatico ed egiziano
- I russi prendono il campo turco vicino Diyarbakır e respingono un attacco a Rawanduz.
- La colonna britannica (al comando di Sir P. Skyes) entra a Kerman (sud della Persia).
Fronte d’oltremare
- I belgi prendono Kitega (Africa orientale tedesca).
- I britannici prendono Wilhelmstal (l’odierno Lushoto).
Operazioni navali
- Tre torpediniere italiane entrano all’alba nel piccolo porto di Parenzo (Istria): portano proclami agli abitanti, fanno prigioniero un gendarme e, con altre unità fuori del porto, bombardano le opere militari.
Parole d'epoca
Ne pigliano e gliene diamo!
di Efisio Atzori, sottotenente 4° reggimento alpini, battaglione Aosta
Ora mi trovo nello Zugna non vi fate idea del bombardamento che han fatto in questa zona. Ieri hanno sparato più di 1500 colpi di piccolo calibro e questa fu una giornata di calma. Su un km² hanno sparato in 16 ore del giorno 25/5 circa 350 colpi fra 420 e 305 e circa 40.000 colpi di tutti i calibri. Ogni cinque metri si trova un buco profondo 4 o 5 metri e largo 8 metri circa. Sembra impossibile che ci si sia restati eppure la nostra resistenza e stata meravigliosa. Gli austriaci avanzavano coi plotoni affiancati e bandiera in testa, sicuri di non trovarci nessuno. Ma i nostri cannoni che sino allora avevano taciuto aprirono il fuoco su quegli uomini serrati, ne hanno fatto strage. Vi basti per farvi idea precisa delle perdite austriache, che in certi punti i cadaveri austriaci accumulati arrivano a 1 metro e mezzo. Il comando austriaco ha chiesto 12 ore per seppellire i morti. Il nostro comando ha rifiutato e loro nuovo bombardamento e nuovi attacchi e noi spara su e massacri enormi. Figuratevi che i nostri soldati erano entusiasmati nel vedere gli austriaci presi in pieno dagli shrapnel.
Pensate che la mia baracca e situata sull’orlo di un buco da 305 è il punto più sicuro perché noi durante i bombardamenti invece di scappare da dove scoppia un proiettile andiamo a ficcarci proprio in quel buco dove sicuramente (dico sicuramente perché sin’ora non è mai capitato) un altro colpo vada a finir proprio lì. Non vi spaventate perché gli austriaci ne han prese e qui e garantito che ne piglieranno ancora. Nella nostra gloriosa 37° Divisione corre il vecchio detto: Ne pigliano e gliene diamo!
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
In Valle Camonica e nelle Giudicarie duelli di artiglierie e avvisaglie di piccoli reparti.In Valle Lagarina intensi bombardamenti delle artiglierie nemiche contro le nostre posizioni di Cogni Zugna. Continuarono ieri in Vallarsa, nel settore del Pasubio e sulla linea del Posina-Astico le avanzate delle nostre fanterie, benché ostacolate dal violento fuoco delle artiglierie nemiche e, nella zona più alta da neve o tormenta. Due contrattacchi del nemico in direzione di Forni Alti, e nella zona di Campiglia furono ricacciati con sue gravissime perdite. Sull' Altipiano dei Sette Comuni, a sud-ovest di Asiago, nostri nuclei avanzati oltrepassata Valle Canaglia, si spinsero verso le pendici orientali di Monte Cengio e verso Monte Barco e Monte Busibollo. Ulteriori particolari mettono in rilievo il brillante successo delle nostre armi nei combattimenti del giorno 10 sul Monte Lemerle. Le valorose fanterie della brigata Forlì (43 e 44 reggimento) sostennero fieramente l' urto delle ingenti masse nemiche, giunte sul ciglio delle nostre posizioni. Indi le contrattaccarono e le dispersero inseguendole per lungo tratto con la baionetta alle reni. In Valle Sugana le nostre truppe avanzarono ancora verso il torrente Maso, respingendo due contrattacchi nemici nei pressi di Scurelle. Lungo la rimanente fronte duelli di artiglierie e di bombarde; attività di nostri reparti. Velivoli nemici lanciarono bombe su Vicenza, ove fu colpito l' ospedale militare, su Thiene, Venezia e Mestre: pochi danni.
Firmato: CADORNA





