Sofia dichiara guerra a Bucarest
La sesta battaglia dell’Isonzo ha lasciato in Italia la sensazione di un lavoro a metà. Condizione precaria per chi si aspetta di leggere solo il meglio. «Un po’ per istinto, un po’ per la sommaria educazione alla guerra data dai bollettini, un po’ perché i giornali lo scrivono, il pubblico è ormai convinto che intorno a Gorizia l’azione non possa essere considerata conclusa. […] Guarda l’Isonzo e si domanda: “E qui?” Non si può lasciare Gorizia sotto il tiro dei cannoni nemici».
Facile a dirsi, mentre si sta seduti a leggere il giornale. «Quel calendario di Santi ci è di enorme fastidio: Monte Santo, San Gabriele, San Daniele, Santa Caterina, San Marco e più avanti il Vertobizza e il Pečinka simboleggiano gli ostacoli davanti ai nostri fantaccini. Devono diventare i simboli dell’avanzata, non le nuove eterne trincee di questa guerra».
Novità di rilievo però non ce ne sono né da noi, né in Francia, né sul fronte orientale, dove l’offensiva di Brusilov ha ormai smesso di essere un’offensiva, accartocciandosi su sé stessa, dalla Volinia alla Bucovina.
Poco da segnalare in Macedonia, con i bulgari soddisfatti di essersi impossessati di diciassette forti greci senza sparare un colpo.
La notizia del primo settembre è una: Sofia dichiara guerra alla Romania, ponendo fine alle fanfaronate di alcuni giornali. Bucarest non si scompone, anche perché in Transilvania ha occupato Sibiu, all’epoca Hermannstadt, una delle città più ricche della regione.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- La Bulgaria dichiara guerra alla Romania.
- New York, il valore dei marchi tedeschi svalutato del 30%.
- Atene: dimostrazione della flotta navale degli Alleati a largo del Pireo.
Fronte occidentale
- High Wood (fronte della Somme): sventati quattro attacchi tedeschi.
Fronte orientale
- I russi avanzano con successo in Volinia.
- Il Generale Brusilov respinge truppe austro-tedesche sullo Zolota Lypa.
Fronte meridionale
- I bulgari hanno il controllo di 17 forti greci.
- I rumeni conquistano Hermannstadt (l'odierna Sibiu, Transilvania).
Fronte asiatico ed egiziano
- 25 bombe sganciate su Port Said.
- Chormuk, nord dell’Eufrate, conquistato dai russi.
Parole d'epoca
Il 13esimo Fanteria
di Giuseppe Abate
Parve un fatale destino!... Nell'azione del Pecinka il Reggimento perdette i fiori più belli del suo giardino, gli Ufficiali più valorosi e più amati!... Tra questi, con tutta verità, s'ha da porre il Tenente Crescenzio Taranta, di Arischia (Aquila). Per i suoi modi affabilissimi, per il suo contegno sempre da prode, era da tutti benvoluto e stimato grandemente. Per i soldati era il fratello e l'amico. Nessun bombardamento turbò mai la serenità del suo cuore di fanciullo buono, il sorriso delle sue labbra fresche di giovinezza. Vigile, sempre attivo e sprezzante di ogni pericolo in trincea, riordinatore ed istruttore instancabile del suo reparto nelle zone di riposo. Mai quell'anima bella e sensitiva si abbandonò a tristezza. Mai stette in ozio. Lo ricordiamo ancora nel suo misero ricovero di Quota 65 a Selz, nelle trincee di Vermegliano, attendere, nelle ore libere, allo studio con l'ardore più diligente ed appassionato. Era stato un autodidatta. Frequentava prima della guerra, il 2° anno di Legge all'Università di Camerino. Aveva nel 191 1 ottenuto, con molta lode, la licenza liceale in Aquila, dopo di avere studiato ed essersi preparato agli esami senza l'aiuto di maestro alcuno. In tutta la Campagna operò sempre con superbo valore. Due giorni prima della sua morte era stato promosso Capitano per merito di guerra.
DAL FRONTE
Sulle pendici settentrionali di Monte Cimone (Valle dell’Astico) nostri nuclei assalirono di sorpresa gli approcci del nemico e li distrussero con lancio di bombe a mano e di tubi esplosivi. L’avversario fuggì abbandonando armi e munizioni che furono raccolte dai nostri.
In Valle Sugana, nel pomeriggio del 30 agosto, dopo un’intensa preparazione delle artiglierie, reparti nemici assalirono le nostre posizioni alla testa della Valletta Coalba, sulla destra del Brenta. Alcuni nuclei agivano intanto, a scopo diversivo, contro le nostre linee in Valle Campelle, fra Prima Lunetta e Malga Cenon. I nostri contrattaccarono e misero l’avversario che lasciò un centinaio di cadaveri sul terreno e 35 prigionieri nelle nostre mani. Nell’Alto Dogna insistenti tiri di grossi calibri nemici. Lungo la fronte dell’Isonzo ieri durante un violento temporale, il nemico tentò un attacco contro le nostre posizioni a est di Gorizia e a nord di Opacchiasella. Fu subito respinto. Le sue artiglierie tirarono su Cormons, Valisella e Gorizia ove fu di nuovo colpito l’ospedale: alcuni militari di sanità restarono feriti.
Albania: il mattino del 30 agosto, una nostra colonia mista, con rapida marcia, superando forti difficoltà di terreno, raggiungeva Tepeleni sulla Vojussa, e la occupava senza incontrare resistenza. Nel tempo stesso nostri riparti di bersaglieri eseguivano una ardita incursione di carattere divensivo sulle posizioni austriache Monte Gradiza e di Monte Trubes, oltre la Vojussa. Guadato il fiume presso Karbunara i nostri sotto violento fuoco delle artiglierie avversarie espugnavano i villaggi di Kjosa e Kekali, organizzati a difesa, prendendovi 72 prigionieri, dei quali una quarantina dei regolari austriaci, e grandi quantità di munizioni. A notte, informati del felice esito dell’avanzata su Tepeleni, i bersaglieri rientravano indisturbati nelle nostre linee sulla sinistra del fiume. Velivoli nemici lanciarono bombe su Preveni e Lapai senza fare vittime nè danni.
Firmato: CADORNA





