La visione wilsoniana
Isolazionismo e protezionismo da una parte, comunione internazionale dall’altra. Qualcuno deve aver invertito i secoli. Il 22 gennaio il Presidente Wilson si presenta al Senato e illumina il mondo sulla sua visione, perché di visione si tratta. Il messaggio è rivoluzionario: l’America non deve e non può più chiudersi in sé stessa, deve abbandonare la dottrina isolazionista, porsi al di sopra delle passioni e assurgere al ruolo di Sole dell’umanità.
Per noi è normale pensare agli Stati Uniti come arbitri globali, ma cent’anni fa sembrava un’ipotesi neanche remota, pazzesca. Eppure la Storia darà ragione a Wilson. Finora tutto gravitava attorno all’Europa, ma da adesso si cambia: sarà Washington il centro dell’universo e l’intromissione americana nella geopolitica internazionale non sarà un fenomeno transitorio. Il discorso è considerato visionario anche all’epoca; per molti osservatori è spiacevole, ma nessun senziente ne mette in dubbio la grandiosità morale. Le parole di Wilson urtano tutti i belligeranti, ma forse un pelo di più l’Intesa. Il caro Woodrow esprime un concetto molto scomodo, soprattutto dopo due anni e mezzo di guerra. Il cardine è una pace senza vincitori, né vinti.
«L’attuale guerra è una lotta per la giustizia, o soltanto per un nuovo equilibrio di Potenze? La pace non può servire solo gli interessi e gli scopi delle Nazioni impegnate, dev’essere approvata e sostenuta dall’umanità. […] La vittoria di uno schieramento significherebbe una pace imposta al perdente, una pace adagiata sul rancore e l’umiliazione, edificata sulle sabbie mobili. Fondamenta durature devono poggiare sui principi di partecipazione comune e uguaglianza tra Nazioni, grandi e piccole. È necessario un giusto sentimento, importante quanto le nazionalità. Il diritto deve basarsi sulla forza comune e non su quella individuale».
Quindi nessuna rivalità organizzata, basta con le reti di alleanze in perenne competizione per la supremazia. «Soltanto un’Europa tranquilla può essere un’Europa stabile». Parole di una modernità sinistra. Anche la ricetta proposta è per molti controversa: «Nessuna nazione deve essere privata del libero accesso alle vie del commercio mondiale. La libertà dei mari è una conditio sine qua non della pace, dell’uguaglianza e della cooperazione. La limitazione degli armamenti navali apre la questione più complessa della limitazione degli eserciti e di tutti i preparativi militari. […] Non si potrebbe pervenire alla pace senza concessioni e sacrifici, non potrebbe instaurarsi un sentimento di sicurezza se i grandi armamenti dovessero sussistere e con loro la tendenza al predominio».
Wilson però non basa tutta la sua teoria sulla fiducia cieca nel prossimo; visionario sì, ma mica scemo. È abbastanza grande e vaccinato da sapere che i soli accordi internazionali non possono assicurare una pace duratura. E qui si innesta la sua idea più famosa: la costituzione di una Lega di Nazioni, l’unione delle Potenze mondiali per impedire il ripetersi di una simile catastrofe. «Sarà necessario creare una forza che garantisca la permanenza dell’accordo, una forza superiore a qualsiasi alleanza, inaffrontabile e irresistibile».
È tanta roba da digerire. Troppa per l’epoca.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il Presidente Wilson invia un messaggio al Senato americano, riferendosi alle risposte alla sua nota ed esponendo le proprie idee sulle condizioni di una pace duratura, fondata sulla libertà delle Nazioni.
Fronte meridionale
- I bulgari attraversano la riva sud del Danubio vicino Tulcea (Dobrugia).
Operazioni navali
- Due cacciatorpediniere in azione durante la notte nel Mare del Nord. Un cacciatorpediniere tedesco affondato e uno (V69) danneggiato a Ijmuiden. Persa una nave inglese.
Parole d'epoca
Le scarpe al sole
di Paolo Monelli, alpino
Con gli sci sui fianchi della montagna. Lucide in fondo le Dolomiti diamantate di gelo, con pareti nere come colonne di marmo nero in una cattedrale e pure ebbre di luce. E scie di luce guizzano sull’opacità della neve. E luce irradiano — e se la beve il cielo — i pendii rigati dalle valanghette e gli abeti gravi e le lontananze trasparenti. Tripudio dei vetri delle baracche
che brillano al sole, della granata che va a soffocarsi, buffa, fra la neve folta. Festa luminosa alla nostra giovinezza, alla chiarità della nostra vita. Allegri asceti siamo noi, che confortiamo di buon vino e di fantasie leggere la prontezza quotidiana al sacrificio.
DAL FRONTE
Su tutta la fronte scarsa attività dell'artiglieria nemica. La nostra bombardò baraccamenti nella zona del Lagazuoi (Rio Travenanzes Boite) ed eseguì i consueti tiri di disturbo e d' interdizione sulle retrovie dell'avversario. Sul Carso attività di nostri nuclei che assalirono e dispersero drappelli nemici in ricognizione.
Firmato: CADORNA





