Wilson sul ring
“Fagliela vedere Woodrow, mandali al tappeto”. L’11 febbraio Washington risponde a Vienna e Berlino. Nel messaggio letto al Congresso il Presidente Wilson, oratore consumato, sfrutta tutti gli assist servitigli dal Cancelliere tedesco Hertling: «Il discorso di Czernin fu concepito in termini molto amichevoli. […] Quello di Hertling fu molto vago e confuso, pieno di equivoci e di tono ben diverso. Esso conferma l’infelice impressione uscita da Brest-Litovsk. […] Nessuna pace generale, nessuna pace degna dei sacrifici e delle sofferenze di questi anni, può essere raggiunta alle sue condizioni».
Berlino pretende di discutere separatamente ogni problema solo con lo Stato interessato. «Non possiamo basare una pace generale e duratura su un mosaico di accordi particolari tra Potenze. […] Gli Stati Uniti non possono permettere una pace prima che siano state eliminate le cause di questa guerra».
L’altra grande accusa è di aver annichilito la mozione estiva del Reichstag.
Wilson la tocca piano, detta in modo molto poco elegante: mai giocare con gli americani a chi ce l’ha più grosso. . «Se il destino delle piccole Nazioni deve essere regolato dal Governo della Potenza direttamente interessata, allora perché non determinare così anche le questioni economiche, come l’accesso alle materie prime o le condizioni di commercio? Il Conte Hertling desidera una convenzione a garantire e tutelare le basi dei traffici e della vita industriale, ma non può pretendere i benefici di un accordo comune in un campo senza ammetterli nell’altro. […] Czernin sembra vedere gli elementi fondamentali della pace. […] Forse sarebbe andato molto oltre senza gli imbarazzi causatigli dalle alleanze e dalla sua dipendenza dalla Germania». Ok, questo è un “uno-due” da pugile di razza.
Anche solo per sedersi al tavolo andranno applicati questi principi: «Primo, che la soluzione finale debba basarsi sulla giustizia di ciascun caso particolare e sulle sistemazioni più adatte a produrre una pace permanente; secondo, che non si possa far mercato dei popoli e delle province, facendoli passare da una sovranità all’altra come se fossero semplici oggetti o pezzi di un gioco, fosse pure il gran gioco dell’equilibrio delle forze; terzo, che qualsiasi soluzione territoriale debba essere effettuata nell’interesse e per il vantaggio delle popolazioni interessate e non come parte di un semplice compromesso fra le pretese di Stati rivali; quarto, che tutte le aspirazioni nazionali non definite siano soddisfatte nel modo più semplice possibile, senza introdurre nuovi o perpetuare vecchi elementi di discordia e antagonismo, capaci di provocare la fine della pace in Europa e nel mondo».
L’unico scivolone Wilson lo accusa sul finale, quando, come un idealista ingenuo, si illude: «Questi principi fondamentali sono stati già accettati ovunque, eccetto che dal portavoce del partito militarista tedesco». No Woodrow, qui in realtà non metterei la mano sul fuoco neanche per gli Alleati, almeno non per un’adesione totale e spassionata.
Un’adesione totale e spassionata non la trova neanche negli Imperi centrali il trattato di pace con l’Ucraina. I polacchi protestano per la cessione a Kiev di alcuni distretti, come Chełm, considerati parte integrante della futura Polonia. Al Parlamento austriaco la minoranza polacca passa all’opposizione.
Per Vienna c’è un altro smacco: tre MAS italiani eludono la sorveglianza e fanno irruzione nella baia di Buccari; nonostante i siluri lanciati non riusciranno ad affondare nulla, ma si faranno beffe del nemico. Nel porto vengono lasciati tre messaggi griffati D’Annunzio, una feroce presa in giro della marina asburgica e l’esaltazione del coraggio italiano. Riassumo: “Mentre voi state solo rintanati nei vostri porti, noi vi veniamo a trovare”.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il Presidente Wilson risponde ai discorsi di Hertling e Czernin e ristabilisce gli scopi di guerra aggiungendo quattro punti.
- Il Comitato nazionale polacco da Parigi protesta contro la pace conclusa fra gli Imperi centrali e l'Ucraina e principalmente per la cessione all'Ucraina del distretto di Chełm, appartenente alla Polonia. Il gruppo dei deputati polacchi al Parlamento austriaco, per la stessa ragione, delibera di rompere ogni rapporto col Governo e di passare all'opposizione.
- Il Gabinetto polacco protesta contro la tregua ucraina.
- Lord Reading arriva negli U.S.A. come Ambasciatore.
Fronte occidentale
- Metz bombardata da aviatori francesi.
Fronte italiano
- Combattimenti nella regione di Asiago a vantaggio degli italiani.
Fronte meridionale
- Nella notte tra il 10 e l’11 tre MAS italiani forzano la baia di Buccari: non riescono ad affondare nessuna nave asburgica, ma lasciano un "messaggio di scherno" alla flotta austro-ungarica redatto da Gabriele D'Annunzio.
DAL FRONTE ITALIANO
Violentissimi concentramenti di fuoco di artiglieria e puntate di fanterie avversarie si sono eseguiti nella giornata di ieri ad ovest e ad est della Val Frenzela. Di fronte alle nostre nuove posizioni di Monte Valbella e di Col del Rosso l’azione nemica venne prontamente soffocata dall’efficacissimo tiro delle nostre batterie.
Più ad oriente, sulle pendici meridionali del Sasso Rosso, reparti austriaci, sotto la protezione del proprio fuoco, tentarono ripetutamente di occupare alcune trincee di vigilanza da noi sgombrate sul davanti delle nostre linee; ne furono sempre impediti da micidiale tiro di interdizione.
Un nostro aviatore colpì successivamente due velivoli nemici: il primo precipitò a nord di Piovene e gli aviatori vennero catturati, il secondo cadde in fiamme presso Valle dei Signori.
Firmato: DIAZ





