Ad Asiago sta cambiando il vento
Governo di unità nazionale sì, ma fino a un certo punto. Dopo quella dei socialisti ufficiali arriva la seconda esclusione dal futuro Gabinetto: i giolittiani resteranno fuori. In molti non gli hanno ancora perdonato le incertezze sulla nostra entrata in guerra e fa niente se poi si sono sempre allineati con la maggioranza, sostenendo le scelte del Ministero.
Inevitabili le polemiche. Un anonimo esponente giolittiano fa notare la contraddizione di questa scelta con i motivi stessi della crisi politica: «L’obiettivo dichiarato era di costruire Governo di unità nazionale, rappresentante tutti i partiti». Non sarà così, è evidente.
Sull’altopiano di Asiago gli ultimi assalti austro-ungarici vengono respinti, gli italiani contrattaccano con successo.
Sempre più critiche le condizioni di Vienna sul fronte orientale: i russi hanno tagliato la ferrovia per Chernivtsi e avanzano a nord-ovest della città. Pietrogrado però non ha ancora deciso se far supportare la manovra di Brusilov anche da un’offensiva del Generale Evert, più a nord. Tentennamenti rischiosi.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Fronte occidentale
- Battaglia di Verdun: i francesi prendono una trincea a le Mort Homme e respingono un pesante contrattacco al bosco di Caillette.
Fronte orientale
- I russi avanzano a nord-ovest di Chernivtsi; duri scontri al centro.
Fronte italiano
- Gli austro-ungarici vengono respinti sull’altopiano di Asiago, gli italiani effettuano un contrattacco con successo.
Fronte meridionale
- Attività d’artiglieria nella regione di Salonicco.
Fronte asiatico ed egiziano
- Duri combattimenti a Saripul (Persia).
- Assalto della cavalleria britannica ai danni delle tribù mesopotamiche.
Fronte d’oltremare
- I britannici mettono in sicurezza un ponte a Korogwe (ovest di Tanga, Africa orientale tedesca) e occupano un'isola sul Lago Victoria.
Parole d'epoca
Venticinque frustate
di Giuseppe Garzoni, militare, 6° reggimento bersaglieri
In quel giorno lì a mezzo giorno i gendarmi avevano menati anche i due scappati il 12 giugno che a mezzo giorno li abbia dopo date tante nervate com'era il loro costume di barbari. Quando stettero lì I ora non davano segni di vita li lascio cadere a terra e poi non soddisfatti ancora li buttarono il resto dell'acqua che avevano nel secchio. Visto che davano segni di vita li presero, li metterono su una panca il tenente scominciò a darci venticinque nervate a testa. Dopo stanco lui li diede al caporal maggiore dei fantieristi che li dasse un poco. Visto che li davava piano li prese il nervo fuori di mano e li diede lui a tutti e due. Loro erano legati le mani. I gridi che davano come tante belve facevano compassione anche al più carnefice del mondo. Poi li portarono in baracca. La sera di nuovo li attaccano al palo e li lasciarono più di prima legati più male. Quando li lasciarono le corde cadde per terra e non dava segno di vita. Li buttarono dell'acqua ma era inutile, Allora tre sentinelle lo portarono fuori della baracca in un po' di fieno. Uno e l'altro lo portarono dentro in baracca che era in migliori condizioni. Quello di fuori li butto io delle gavette di acqua in faccia e non dava nissun segno di vita. Ancora bianco e nero era venuto e lì stette un'ora prima di dar segno di vita.
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
Tra Adige e Brenta, nella giornata di ieri, violenta azione delle opposte artiglierie ed attività di nostri nuclei in ricognizione; le nostre artiglierie dispersero colonne nemiche in marcia e bersagliarono efficacemente in più punti appostamenti di batterie avversarie. Sulla fronte di Posina furono respinti due attacchi tentati dal nemico in direzione di Monte Ciove e di Monte Brazome. Nel settore di Monfalcone, ieri sera, dopo breve, ma intensa ed efficace preparazione delle artiglierie, le valorose fanterie della brigata «Napoli» (75 e 76 reggimenti) col concorso di reparti di cavalleria appiedati, irruppero di sorpresa nelle linee nemiche ad est di Monfalcone e a sud di Sant' Antonio, espugnandole completamente dopo accanita lotta. Caddero nelle nostre mani 488 prigionieri, dei quali dieci ufficiali, sette mitragliatrici e ricco bottino di armi, di munizioni e di materiali di guerra. Squadriglie di «Caproni» bombardarono con ottimi risultati la stazione di Mattarello (Valle Lagarina) ed accampamenti nelle vicinanze delle Valli di Nos e di Campomulo (altipiano di Asiago). Velivoli nemici lanciarono qualche bomba su Padova, San Giorgio di Nogaro e Porto Rosega; due feriti e danni lievissimi.
Firmato: CADORNA




