9 Settembre, 1916

Tirare la cinghia

«Risparmiamo!» È il titolo di un articolo pubblicato su La Stampa del 9 settembre. «Tutti devono comprendere il dovere di vivere con la maggiore sobrietà e di compiere le più strette economie, nell’interesse nazionale e degli stessi cittadini. Lo Stato ha bisogno di tutti i risparmi. Ogni spesa voluttuaria è denaro tolto alla Nazione».
Lo slancio patriottico-propagandistico lascia poi spazio a qualche considerazione un filo più interessante: la fine della guerra non significherà la fine delle difficoltà; al contrario, molte industrie, ora fiorite, appassiranno, o dovranno ridurre la produzione. Ma il ritorno a un regime “normale” significherà disoccupazione. Ecco un buon motivo per metter da parte un tesoretto.
La curiosità dell’articolo, però, è soprattutto verso chi è rivolto: «La necessità di fare economia, se è utilissima e doverosa per le classi borghesi, diventa perentoria per le classi operaie». Il messaggio è soprattutto per le classi operaie, più soggette alla tentazione di aumentare i consumi. E in parte è vero, perché la guerra ha portato salari migliori; sì, ma sono aumentati anche i costi della vita.

La presunta incapacità di gestire i propri soldi porta l’articolista a sposare una proposta britannica: pagare solo una parte dello stipendio, investendo l’altra in titoli di Stato, inalienabili fino a pace conclusa.

Sul fronte occidentale i britannici, in particolare gli irlandesi, riescono a conquistare Ginchy, posizione chiave nello scacchiere strategico della Somme; buoni anche i progressi a nord-est di Pozières e nel Bosco di Foureaux.
In Dobrugia l’esercito bulgaro-tedesco di Mackensen continua ad avanzare e occupa Silistra, fortezza e importante porto fluviale sul Danubio, già evacuata dai rumeni.

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Politica e società

  • Cardiff: i ferrovieri del Galles del sud in sciopero. Chiedono un aumento di 10 scellini settimanali sullo stipendio.
  • Parigi: nell’ultima settimana i Ministri della guerra e delle munizioni anglo-francesi hanno tenuto alcune conferenze.
  • Il Governo italiano chiama alle armi per il 21 settembre tutta la classe dei nati nel 1897.
  • Il Senato degli Stati Uniti ratifica l’acquisto delle Antille Danesi, al dominio delle quali la Germania aspirava da tempo.

Fronte occidentale

  • Nord della Somme: i britannici catturano Ginchy e avanzano di quasi 300 metri a est di High Wood; nord-est di Pozières, preso mezzo chilometro di trincee tedesche.
  • Fine della seconda fase della battaglia della Somme.
  • Battaglia di Verdun: i francesi conquistano il sistema di trincee tedesche a est di Fleury.

  • Raid aereonavali a Ghistelles, Handzame e Lichterveide (Ostenda).
  • Aviatori francesi bombardano Rottweil (Wurttemberg).

Fronte meridionale

  • Dobrugia: Silistra (sul Danubio) presa dalle truppe bulgaro-tedesche di Mackensen.
  • I rumeni si ritirano fino alla strada ferrata di Costanza.
  • Un'azione italiana sul fronte macedone porta alla cattura di distaccamenti bulgari.

Parole d'epoca

La distruzione di Asiago

di Alfredo Zapponi militare, 43° reggimento fanteria, brigata Forlì

Asiago! Attraverso tortuosi camminamenti tagliati profondamente nella terra rossa vi si giunge quasi d’improvviso. Io ho percorso in parte la strada che la allaccia con Canove e si svolge parallelamente alla ferrovia. È spaventoso. Una città cancellata dal mondo così come si fa sulla nostra carta con frego di lapis. Qualche muro ritto qui, là travi carbonizzati, pavimenti sfondati. Via Mazzini, Via Trento-Trieste, la stazione, il Duomo: dei cadaveri. Eppure attraverso le rovine, la città ha ancora degli angoli civettuoli e presso la stazione dei vialetti di acacia tra le villette coi tetti rossi sono ancora lì ad attirare il chiasso dei bambini e gli oblii di una coppia. Ah, Italia mia immortale! Le case, gli edifici sono oltraggiati senza tregua, senza misura. Ogni stanza è violata, ogni angolo più remoto serba il ricordo di un vandalismo. La stazione dei RR.CC è sossopra e dagli armadi sgangherati scappano fuori carte a josa e libracci polverosi. Li apro: persone de arrestare: data 1894.

Alcune case più eleganti ed intatte quasi per miracolo hanno l’uscio sprangato. Ma nella parte presso il Duomo le case si guardano in faccia l’un l’altra dalle loro finestre vuote e senza imposte mentre il vento entra libero dai tetti abbattuti e carbonizzati. È un pianto. Sulla scalinata grande del Duomo l’erba è cresciuta altissima e sembra un fraticello inclinato geometricamente. Il campanile ha avuto un grande scapaccione che ha buttato giù mezza parete in cima, sicché ora la campana, crollata già a mezzo, si adagia pigramente fra macerie senza più alcun riparo sul capo. Un fotografo ha tutta la sua casa piena, letteralmente tappezzata di carta, cartoni, fotografie e lastre. Si cammina e sotto il piede a decine scricchiolano le lastre gettate all’aria e nascoste da cento stracci. È una disgrazia veramente grande per questo pover’uomo. Ho preso a caso una lastra in mano. È una bella giovinetta che poggia il braccio ad una colonnina ed ha in mano un piccolo mazzo di fiori. Essa mi guarda impassibile dal suo volto nero come quello della Madonna di Loreto e impercettibilmente sorride. Ecco uno strano sorriso che non si è ancora spento sotto l’onda della conquista brutale e che pur testimone di tanta ingiustizia sembra non serbarne in se traccia veruna. Calpestata dalle scarpe ferrate dei soldati avversi ella conserva in se una serenità evidente quasi misteriosa. Ho preso con me la lastra e l’ho unita ai miei ricordi di guerra.

Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

 

 

 

DAL FRONTE

In Vallarsa (.Adige) la sera del 7, dopo intenso bombardamento, un forte riparto nemico assalì le nostre posizioni fra Monte Spil e Monte Corno,  riuscéndo  ad  irrompere  in alcune  nostre  trincee.   Un nostro vigoroso  attacco  le  rioccupò  in  gran  parte,  infliggendo  gravi perdite  all'avversario  e  prendendogli  una  ventina  di  prigionieri. Nella zona delle Tofane respingemmo  un attacco  nemico  contro le posizioni conquistate dagli alpini il giorno 7 nel vallone di Trevenanzes. Sulla rimanente fronte consuete azioni delle artiglierie, disturbate dalle intemperie. La nostra bombardò la stazione di Santa Lucia  di  Tolmino,  ove  era  segnalato intenso  movimento  di treni. Nella passata notte un nostro dirigibile., in condizioni atmosferiche avverse, seguendo la rotta, della ferrovia Duino-Trieste, rovesciò seicento chilogrammi di esplosivo su alcuni impianti ferroviari  devastandoli, indi  ritornò  incolume  nelle linee.

Firmato: CADORNA

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori