Le reazioni alla pace americana
“Qui ci stanno fregando”. Deve aver pensato questo Sonnino dopo aver letto il messaggio di Wilson. E allora ecco un nuovo telegramma, diretto agli ambasciatori a Londra, Parigi e Washington: «Riconosco l’elevatezza dei fini e i propositi di gettare sugli Imperi centrali la responsabilità della continuazione della guerra. Ma considerato dal punto di vista italiano il messaggio meriterebbe di essere completato e chiarito. […] Il presidente Wilson sembra far consistere le nostre rivendicazioni solo nell'aspetto etnico, mentre ve ne sono altre ugualmente incontestabili. […] Gli interessi mediterranei dell'Italia sono essenziali. […] Su tutte queste questioni abbiamo concluso accordi specifici con i gli Alleati prima di entrare in guerra. Sono contrario a ogni attuale revisione di quegli accordi».
Sonnino fa politica alla vecchia maniera, parla di “equilibrio delle potenze”, ma questa guerra ha cambiato lo spartito e, lo si voglia o no, bisognerà adeguarsi. E in questo Sonnino fa molta fatica, come dimostra anche lamentandosi degli elogi ai russi.
Per correttezza va però considerato il suo punto di vista, sintetizzo: “Avete parlato tanto di rispettare le convenzioni internazionali e poi le ignorate come niente fosse?”
Ecco, messa così non avrebbe neanche tutti i torti. La «sistemazione delle frontiere italiane secondo le linee di nazionalità riconoscibili» è una indiretta sconfessione del patto di Londra; l’Italia saluterebbe l’Istria, la Dalmazia e tutto il resto, territori non riconducibili a “italianità” certa per ovvia ammissione dello stesso Sonnino. Bisogna però fare dei distinguo, perché se per l’Istria e parte della Dalmazia è tutto nero su bianco, o quasi, per quanto riguarda il Mediterraneo orientale il Patto di Londra è sempre rimasto molto, ma molto vago.
Il punto è semplice: gli Stati Uniti avrebbero combattuto solo alle loro condizioni; noi, invasi, non eravamo in condizione di pretendere nulla, se mai lo fossimo stati. La scelta anglo-francese sarà facile: l’Italia è sacrificabile, o meglio, lo sono le sue eccessive pretese. E lo sono soprattutto alla luce di un altro fattore: l’opinione pubblica francese, così come quella britannica, stravede per gli ideali di giustizia wilsoniani, gli stessi usati per convincerla a resistere.
Noi però non siamo gli unici a storcere il naso per il fulmine americano. Cecoslovacchi, slavi e in generale tutte le minoranze dell’Impero asburgico scoprono di veder declassate le loro ambizioni da indipendenza ad autonomia in un moderno Stato federale.
E persino tra gli Alleati anglo-francesi c’è una forbice tra gli elogi pubblici e le considerazioni dietro le quinte. Per esempio Clemenceau, Premier francese, vorrebbe bastonare la Germania come se non ci fosse un domani, ben oltre l’Alsazia-Lorena; mentre i britannici non hanno mai parlato di “libertà dei mari”.
Ma nella testa di Wilson tutte queste considerazioni non contano nulla. Gli americani non hanno firmato niente, non hanno territori da difendere, hanno un’economia da espandere, vecchi equilibri da rompere e una leadership mondiale da conquistare.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Sonnino reagisce ai discorsi di Lloyd George e di Wilson: in una lettera all'Ambasciatore a Washington si richiama al patto di Londra e difende le rivendicazioni italiane.
- Le Potenze centrali e i bolscevichi riconoscono l’Ucraina come uno stato separato.
- Il Governo inglese rassicura il Governo russo del suo supporto nella creazione di una Polonia indipendente.
- La Camera dei Lord inglese approva con voti 134 contro 76 il principio del voto elettorale alle donne.
- Ricostituito il Board dell’Ammiragliato, con Sir E. Geddes come Primo Lord e Sir. R. Weymss come Primo Lord del mare.
- Intervento di Balfour a Edimburgo.
- Australia: referendum sulla coscrizione, la maggioranza è contro.
- Pubblicato il dispaccio del Generale Maude del 15 ottobre 1917.
Fronte occidentale
- Bombardato un deposito di munizioni vicino Courtrai.
- Assalto britannico vicino Ypres.
Dal fronte italiano
REGIO ESERCITO ITALIANO - COMANDO SUPREMO
10 GENNAIO 1918
Nella giornata di ieri la lotta dell’artiglieria, generalmente poco intensa, si fece ad intervalli violenta ad oriente del Brenta.
Nostri arditi nuclei esploranti catturarono qualche prigionieri ad ovest di Canove di Sotto, sulla riva sinistra dell’asta, e provocarono lunghe reazioni di fuoco dell’avversario.
Alle Grave di Papadopoli lavoratori ed armati nemici vennero dispersi.
Bombarde avversarie portate nei pressi di San Donà furono ridotte al silenzio dalle nostre batterie.
GENERALE DIAZ





