Tra il dire e il fare
Indiscrezioni neanche a pagarle, da Versailles non trapela ancora nulla. I giornali possono solo esporre le proprie convinzioni e sperare di vederle realizzate dal Consiglio superiore di guerra interalleato. Primo argomento: il Comando unificato, un solo Capo supremo per tutti gli eserciti dell’Intesa. Difficile. Da un lato ci sono gli opinionisti militari, convinti di poter risolvere la guerra solo sui campi di battaglia, costi quel che costi; dall’altro i fautori di una supremazia politica, chi considera lo stallo insuperabile e dunque inevitabile contare su altri fattori, dalla stanchezza dei popoli agli accordi diplomatici. Come spesso capita, la soluzione sta nel mezzo.
Legato alla corrente politica c’è il secondo argomento: una dichiarazione unica e precisa delle condizioni di pace, concordata e sottoscritta da tutti gli Alleati. Anche questa facile da proporre, meno da realizzare. Non siamo al livello tedesco, ma le divergenze di opinione tra nazionalisti e sinistra è presente ovunque e nessun Governo è immune da scossoni; in più ogni paese ha i suoi interessi, spesso in contraddizione con i principi di puro idealismo.
Una nuova dichiarazione forse potrebbe avvicinare la fine, difficilmente potrebbe costringere la Germania a scoprire il suo gioco, di certo legherebbe le mani. E nessuno vuole avere le mani legate prima del tempo. Qui la faglia corre soprattutto tra Francia e Italia: Parigi sarebbe favorevole; Roma no, da un’eventuale revisione degli accordi abbiamo solo da perdere.
Il 31 gennaio il Congresso dei Soviet di Pietrogrado approva la politica del Governo massimalista. Il clou arriva quando ratifica l’abolizione della proprietà individuale della terra: il diritto di possesso spetta a chiunque voglia coltivarla.
Molto campate in aria le discussioni su Brest-Litovsk, sospese tra il bisogno di pace e la voglia di non svilire gli ideali rivoluzionari. Per uscire dall’imbarazzo Trockij sta pensando a una strategia bizzarra: “Né guerra, né pace”.
In Germania il Governo ha sopportato abbastanza le intemperanze degli scioperanti: ad Amburgo e a Berlino è proclamata la legge marziale.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il Congresso dei Soviet a Pietrogrado si chiude ratificando la legge che abolisce la proprietà individuale della terra e ne riserva il diritto di possesso a tutti quelli che intendono coltivarla.
- Si annuncia che 16 grandi transatlantici sono arrivati in Francia carichi di truppe americane.
- Il Governo italiano annuncia che il conto totale delle spese di guerra ammonta a 38 miliardi e 191 milioni di lire, delle quali 35.939.700.000 per l'esercito e 2.251.300.000 per la marina.
- Legge marziale a Berlino e Amburgo.
Fronte italiano
- Un tentativo austro-ungarico di ricacciare gli italiani dalle posizioni di Col del Rosso e Monte Valbella è sventato da un potente fuoco di sbarramento.
DAL FRONTE ITALIANO
Nella zona degli altipiani, sul medesimo campo delle brillanti azioni compiute dalle truppe della Prima Armata negli scorsi giorni, nostri riparti continuarono ieri energiche puntate a sud di Asiago e ad occidente della Valle Frenzela: migliorarono la nuova occupazione, spingendola alquanto a nordest di Col del Rosso.
Le nostre batterie tennero sotto il tiro le retrovie avversarie, colpendone incessantemente i passaggi obbligati.
Sulla rimanente fronte si ebbe una notevole vivacità delle artiglierie in Val Lagarina e fra Posina e Astico; un tentativo di grossa pattuglia nemica sventata sulla destra dell’Adige e ad ovest di Marco; una felice irruzione di un nostro nucleo, che catturò due mitragliatrici nelle trincee avversarie, ad occidente del Monte Asolone.
Gli aviatori nostri ed alleati riportarono nuove brillanti vittorie, abbattendo in complesso altri sette velivoli nemici; uno colpito da apparecchi che esso tentava attaccare, mentre questi compivano un efficace bombardamento sulle principali vie di comunicazione nemiche dell’Altipiano di Asiago; due etti precipitare fra Costalunga e Monte Melago da nostre squadriglie da caccia; quattro abbattuti da aviatori inglesi tra Ormelle e Oderzo, alla sinistra del Piave.
Firmato: DIAZ





