Sogni infranti
Erano solo belle speranze. Trockij contava sull’opposizione del proletariato tedesco alla ripresa delle ostilità, grave errore, perché in Germania nessuno muove un dito. La rivoluzione non è abbastanza matura da potersi esportare.
Pietrogrado spedisce di corsa un telegramma alle truppe, le poche rimaste: «Il Consiglio dei commissari del popolo ha offerto alla Germania di firmare la pace. In caso di incontro con gli eserciti nemici aprire negoziati per evitare combattimenti. Se rifiutassero, opporre loro ogni possibile resistenza».
L’appello cade nel vuoto. Il 20 febbraio i tedeschi occupano Minsk e avanzano indisturbati verso Tallinn, Pietrogrado, Mosca e Kiev. Intanto alcuni reparti sbarcano in Finlandia di rinforzo alla “Guardia bianca”.
I socialisti dell’Intesa guardano a Londra, dove le proprie delegazioni, compresa quella italiana ufficiale, sono riunite nella Conferenza interalleata organizzata dai laburisti. Ma la sinistra è protagonista soprattutto a Roma.
Alla Camera dei deputati Treves aggredisce, feroce, il Governo e Sonnino. Come sempre in presenza di una forte ideologia, alcune teorie sono poco realistiche e tirate un po’ per i capelli, ma l’intervento è degno di nota: «La situazione interna è caratterizzata dalle enormità della censura, dalla caccia ai socialisti, dalla persecuzione. […] È curiosa questa deriva reazionaria, perché fu lo stesso Orlando a dimostrare quanto la resistenza richieda un certo grado di libertà. […] E come in politica interna, così in politica estera. Sonnino, l’ostinato e inflessibile campione del diritto divino dei Re e dei diplomatici, grida allo scandalo per il violato segreto. […] Ma signori, benediciamo quell’atto. Noi eravamo ciechi, la nostra assemblea discuteva di cose ignote, lavorava su intuizioni, correva dietro a ritagli di giornale. […] Sonnino sapeva tutto, teneva il monopolio delle sorti della gente. Era un’istituzione sacra; era passato, presente e futuro. Sonnino getta il dubbio sull’articolo 15 del Patto di Londra, ma non gli contrappone il suo testo. […] Grazie al radioso peccato bolscevico, ora ognuno di noi può constatare cosa fosse il Patto di Londra: un trattato puramente territoriale, senza alcuna premessa, senza obiettivi idealistici, etici, o sociali. […] Il presunto manifesto del principio di nazionalità offende le nazionalità degli slavi, degli albanesi, dei greci; il diritto dell’autodeterminazione dei popoli è sommerso dal concetto di equilibrio di Potenze; il diritto di conquista è sancito in Asia Minore e in Africa».
A questo punto Sonnino replica: «Si vede che lei non ha capito niente» – «Chiedo una spiegazione proprio perché non ho capito niente».
Le ultime cartucce sono per Wilson: «Un enigma. – Non si salva neanche lui – L’intervento americano continua a mantenersi oscuro nei suoi moventi materialistici e idealistici».
Inutile dilungarsi sul delirio bipartisan suscitato dal discorso di Treves, ma c’è comunque un dato rilevante: stando ai resoconti, il leader socialista non viene quasi mai interrotto per gli attacchi a Sonnino, ma solo sui concetti espressi. L’opposizione e l’ostilità verso il Ministro degli esteri non cresce abbastanza da preoccupare, ma si fa più rumorosa e spavalda. Anche sui giornali. Nella stessa giornata su La Stampa si può leggere un commento severo: «La tendenza accentratrice dell’onorevole Sonnino ha tenuto all’oscuro il Parlamento e la Nazione. Non è mai trapelato nulla sulla nostra politica estera. Siamo rimasti alla concezione di quando i governanti stabilivano e i governati subivano, un anacronismo. La guerra è ormai urto di popoli e questi hanno il diritto di conoscere la strada percorsa. Venendo al Patto di Londra, conosciuto in Italia solo molto dopo la sua divulgazione all’estero, l’onorevole Sonnino credette ancora di doversi chiudere nel segreto diplomatico, rifiutando di renderne pubblico il testo esatto. Si è impuntato su una questione di forma quando quella di sostanza era già risolta. […] Forse considerava la completa conoscenza degli impegni assunti lesiva della sua reputazione».
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il Ministro degli esteri inglese Balfour informa il comitato nazionale polacco che la Gran Bretagna non accetta la tregua fra Ucraina e Potenze centrali.
- Conferenza interalleata fra laburisti e socialisti a Westminster.
Fronte occidentale
- I francesi effettuano con successo un raid a nord di Bures (Lorena): 500 prigionieri.
Fronte orientale
- Le armate tedesche continuano ad avanzare verso Tallinn, Pietrogrado, Mosca e Kiev, incontrando lieve resistenza. Occupate Haapsalu e Minsk.
- Le truppe tedesche raggiungono la Finlandia per rinforzare la Guardia Bianca.
Fronte italiano
- Squadriglie di aeroplani austro-ungarici volano su Padova, Vicenza, Mestre, Venezia, lanciando bombe che fanno vittime nella popolazione civile e danneggiano gravemente edifici di valore artistico.
- Una squadriglia di aeroplani italiani bombarda efficacemente la stazione ferroviaria di Innsbruck.
Fronte meridionale
- A Suda (Creta) sono sbarcati, per essere internati nel forte, 119 ufficiali greci condannati, o accusati, e fra essi un Ammiraglio e due Generali.
Fronte asiatico ed egiziano
- Lungo l’Eufrate le truppe britanniche occupano Khan Abu Rayan, tra Ramadi e Hīt (Mesopotamia).
- Le truppe britanniche a nord di Gerusalemme avanzano per un fronte di circa 6 km. lungo la Shechem Road e si avvicinano a Gerico.
DAL FRONTE ITALIANO
Lungo tutta la fronte consuete azioni di molestia delle opposte artiglierie, più vivaci ad occidente della Val Frenzela e nella zona litoranea.
A Mezzolago (Giudicarie) e ad oriente di Monte Pertica, grossi nuclei nemici che tentavano raggiungere le nostre posizioni, vennero respinti e qualche prigioniero restò nelle nostre mani.
Sulle prime linee l’attività aerea fu notevole da ambo le parti durante l’intera giornata.
Una squadriglia di apparecchi britannici, all’alba raggiunse di sorpresa l’aerodromo nemico di Casarsa e lo bombardò con ottimi effetti: un hangar per dirigibili venne distrutto; una squadriglia nostra, a sera inoltrata, si portò sul campo d’aviazione di La Comina e vi rovesciò due tonnellate di bombe provocando vasti incendi. Tutti i velivoli nostri e alleati rientrarono incolumi.
La sera de 18 un velivolo nemico di ritorno dal bombardamento delle località abitate venne abbattuto presso Villorba (nord di Treviso).
Firmato: DIAZ





