Que serà, serà
Per chi ha passato gli ultimi sette mesi in attesa di un assedio la guerra è diventata un’abitudine, a volte un’attrazione turistica, uno svago o un hobby. In Polonia tanti portano la famiglia a visitare vecchie trincee abbandonate, cumuli di macerie annerite. Le scampagnate domenicali non si fanno al lago o al parco, no, si va tutti al fronte, o meglio in quello che è stato il fronte.
Comincia a fiorire il mercato dei cimeli di guerra. Le signore di Varsavia, per esempio, sembra apprezzino moltissimo i bossoli dell’artiglieria russa: sono capienti, sono in rame e sono dei perfetti vasi da fiori. A volte vengono persino lavorati, decorati o cesellati; stando a La Stampa costano due o tre rubli. Si vive spesso nel fatalismo, o, come canterà Doris Day, nel “Que serà, serà”. È inevitabile.
Il 28 febbraio i francesi continuano a spingere su Perthes-lès-Hurlus, lo ammettono anche i tedeschi, puntualizzandone l’inutilità. Berlino lascia parlare l’artiglieria, soprattutto su Soissons e, come sempre, su Reims.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Fronte occidentale
- I francesi fanno progressi verso Perthes-lès-Hurlus.
- I tedeschi bombardano Soissons e Reims, danneggiando gravemente la cattedrale.




