Berlino fa un passo indietro. Forse
La consapevolezza è una gran virtù. Per la Germania sarebbe da irresponsabili trasformare la querelle dei sottomarini in un conflitto aperto con gli americani. Berlino lo ammette senza problemi nella nota inviata a Washington il 4 maggio. Ma la comunicazione è in larga parte contraddittoria, un lungo tira e molla, un po’ bastone e un po’ carota. Anche perché il Governo tedesco deve salvare la faccia con la propria opinione pubblica, schierata in massa per l’intransigenza. Serve molta diplomazia. Berlino non si esime dal difendere il suo punto di vista e per prima cosa rifiuta l’accusa di premeditata e consapevole disumanità. Sintetizzo: “Ci sono stati errori, ma di questo si è trattato. Proprio per riguardo ai neutri ci siamo imposti ampie limitazioni sull’uso dei sottomarini. La Germania non può rinunciare a quest’arma, nonostante oggi scelga una certa arrendevolezza”.
I tedeschi non risparmiano qualche stoccata: «Il Governo si rammarica che i sentimenti umanitari statunitensi non si estendano ai milioni di donne e fanciulli spinti alla fame dai britannici. Il popolo tedesco non comprende questa disparità.
Più volte ci dichiarammo pronti a rispettare le norme internazionali, qualora fossero rispettate anche dall’Inghilterra. I britannici hanno continuato ad accumulare violazioni su violazioni al diritto delle genti, varcando ogni limite nel violentare i neutri. È inoltre noto ai tedeschi quanto gli Stati Uniti riforniscano di materiale bellico i nostri nemici». Berlino ci tiene a sottolineare un concetto abbastanza palese: gli americani pretendono tutto dalla Germania e nulla dall’Inghilterra. Ma alla fine arriva la frase tanto attesa a Washington: «Tuttavia il Governo germanico si decide alle estreme concessioni, in ragione della centenaria amicizia tra i nostri popoli. […] Le forze navali tedesche ricevettero l’ordine di non affondare piroscafi mercantili senza il preavviso e il salvataggio delle vite umane, salvo in caso di resistenza o fuga». La condotta dei sottomarini si conformerà ai principi universali del diritto internazionale. Ma Berlino avanza anche una richiesta: gli americani devono impegnarsi con Londra. «Nessuno può chiedere alla Germania di rinunciare alla propria arma mentre ai suoi avversari è concesso di tutto. Non dubitiamo che il Governo degli Stati Uniti chiederà energicamente alla Gran Bretagna l’osservanza delle leggi dell’umanità. Qualora le pratiche del Governo americano non conducessero al successo desiderato, la Germania si vedrebbe costretta a riservarsi piena libertà di azione».
C’è però un altro passo molto interessante e parla di pace: «La coscienza della propria forza ha consentito al Governo germanico di annunziare due volte la sua disposizione a una pace che gli assicuri i suoi interessi vitali. Se la pace ancora non fu restituita ai popoli dell’Europa la colpa non è tedesca».
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Nota tedesca agli USA: si promette di non affondare navi mercantili senza preavviso e si chiede che l’Inghilterra ripristini la libertà dei mari.
Fronte occidentale
- Battaglia di Verdun: I tedeschi iniziano un poderoso attacco alla Collina 304.
- Lo zeppelin L-7 viene distrutto dalle navi da guerra inglesi al largo della costa dello Schleswig.
Fronte italiano
- Aeroplani austro-ungarici bombardano varie località in Emilia e Friuli; dirigibili italiani bombardano il campo d’aviazione asburgico di Aisovizza (Gorizia).
Fronte asiatico ed egiziano
- Forze italiane occupano Porto Bardiyah e Marsa Moresa nel Golfo di Sollum (Marmarica, confine libico-egiziano), dove si riforniscono i sommergibili nemici.
Fronte d’oltremare
- Il Generale Timbeur, Comandante le forze belghe del Congo, annuncia di essere penetrato nell’Africa orientale tedesca, occupando importanti posizioni.
Parole d'epoca
Ai Caduti del Battaglione Val d'Intelvi
di Carlo Emilio Gadda, scrittore e ufficiale del 5° reggimento alpini
Gli alpini del battaglione Val d’Intelvi riposano sotto il manto greve delle altitudini,
al passo di Folgorida, dove li vidi allineati, distesa coorte,
morire. Bianchissima era l’ascesa verso il passo: l’ultimo
dei mattini d’aprile era splendidamente fulgido.
Tutto vidi il senso e il non senso segreto del nostro valore.
DAL FRONTE
Nella zona del Tonale il giorno 2, dopo intenso fuoco delle artiglierie, il nemico lanciava tre successivi attacchi in forze contro la nostra posizione del Castellaccio. Fu ogni volta ricacciato con perdite gravi e lasciò nelle nostre mani una trentina di prigionieri.
Sull' Adamello il giorno 3 due colonne nemiche attaccarono contemporaneamente il Crozzon di Fargorida a nord, il Grozzon di Lares e il Passo di Cavento a sud. Furono lasciate avvicinare fino a cento metri, indi investite con raffiche di mitragliatrici e di fucileria e ributtate in disordine con ingenti perdite.
Tra Adige e Brenta consueta attività delle artiglierie e movimenti di treni. Nostre batterie bombardarono la stazione di Calliano e il forte di Doss del Sommo, colpendo più volte i bersagli.
Sul Col di Lana è segnalato un nuovo vano attacco dell' avversario contro le nostre posizioni a nord-ovest della vetta.
Nel Medio Isonzo le nostre artiglierie bombardarono Tolmino, centro dei rifornimenti nemici in quella zona.
Maggiore attività aerea in tutto il teatro di operazioni. Velivoli nemici lanciarono bombe sull' Alta Val Camonica, in Valle Ansiei, sulla pianura del Basso Isonzo e sulle città di Ravenna e di Cervia: pochi feriti e danni lievissimi.
Due nostri dirigibili, nella passata notte, bombardarono trinceramenti, batterie e accampamenti nemici nella località di Rubbia, Merna e Biglia in Valle Vippacco e il noto campo di aviazione di Aisovizza ad est di Gorizia. Sugli obbiettivi furono rovesciate circa due tonnellate di esplosivi con effetti visibilmente efficacissimi. Sulla via del ritorno una delle aeronavi cadde, per cause tuttora ignote, in territorio nemico nei pressi di Gorizia e l' altra ritornò incolume nelle linee.
Firmato: CADORNA





