Freddo intenso, poca azione
D’accordo, l’inverno scorso è difficile da spaventare, ma anche quello del 1918 non scherza mica. Un freddo crudo, nevischio rabbioso, scaraventato qua e là da un soffio artico; pelo e contropelo a un paesaggio infarinato. E magari qualche novellino avrà anche pensato di accendere un fuocherello, tanto per scaldarsi. “Ecco, bravo, ma se vuoi farti raccogliere col cucchiaino aspetta almeno che mi allontani un attimo”.
Sul fronte occidentale i “novellini” sono gli americani, per ora occupano la prima linea sempre a piccole dosi. Azione poca, qualcosa in cielo. «Prima di affidargli un settore i ragazzi devono orientarsi, famigliarizzare con le posizioni, avere qualche contatto col nemico. I veterani conoscono ogni buca, fiutano nell’aria se il nemico veglia o riposa, se è calmo o nervoso. I nuovi osservano più degli altri, vigilano più degli altri, sparano più degli altri. Le vedette scattano a ogni fruscio, a ogni brivido di vento, a ogni ombra, ma non vedono come gli altri. Osservano tutto, ma ancora non vedono. Ci vogliono giorni prima che i sensi si abituino a distinguere il vero dal falso, prima che i nervi si quietino».
Il 4 febbraio viene pubblicata un’intervista rilasciata dal Papa al New York Times: «Se oggi l’umanità può dar prova di così sovrumani sforzi per fare la guerra, nei giorni futuri dovrà essere capace di tali imprese per la pace mondiale».
La pace, il primo pensiero di ogni russo. Anche all’interno della cerchia massimalista manca una visione condivisa: c’è chi ritiene necessaria la pace separata a qualunque costo e c’è chi, al contrario, considera troppo esoso il prezzo austro-tedesco, fate voi se dal punto di vista morale o materiale.
A dire il vero Pietrogrado non sembra propensa a rispettare proprio tutti gli ideali democratici sbandierati. «I bolscevichi dimenticano molti principi, come quello di autodeterminazione dei popoli; sopprimono giornali, sciolgono assemblee democratiche, assassinano uomini politici, accusano noti socialisti e rivoluzionari di borghesismo e non fanno nulla per porre fine alla guerra civile». I delegati “ufficiali” ucraini a Brest-Litovsk non hanno tutti i torti, delle tesi di Trockij ne hanno fin sopra ai capelli.
A Berlino è recapitata l’ennesima nota di protesta. E non è la prima spedita da Madrid. La Spagna chiede spiegazioni per il siluramento del “Giralda” e, come al solito, pretende l’ennesima promessa tedesca di non rifarlo più.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- A Parigi comincia il processo contro Bolo Pasha, accusato di aver collaborato con la Germania.
- Si annuncia che la nota spagnola spedita al Governo tedesco per il siluramento del Giralda è stata redatta in termini molto energici, fissando un termine per la risposta.
- Il Governo britannico rinnova le promesse al Re dell’Hejaz per la liberazione dei popoli arabi.
Fronte occidentale
- Considerevole attività aerea; ulteriori truppe americane occupano porzioni del fronte occidentale.
Fronte orientale
- Viene riferito che il Generale Kaledin avrebbe ceduto la leadership dei cosacchi del Don al Generale Alekseyev, che con i suoi 30.000 uomini avanzerebbe verso Mosca, contro i bolscevichi.
DAL FRONTE ITALIANO
Pattuglie e bombarde furono più attive in Val Lagariina e verso il litorale; nostri nuclei esploranti eseguirono colpi di mano a Castione (sud id Mori) e a Capo Sile, catturando prigionieri.
Gli aerei effettuarono numerosi e intensi bombardamenti nelle retrovie. Nostre aeronavi, col concorso di quelle della Regia Marina, colpirono la scorsa notte l’intenso traffico nemico sulla linea ferroviaria ad oriente del Piave, e ritornarono incolumi alle proprie basi.
Gli aviatori avversari diedero nuovo sfogo alla loro malvagità bombardando Venezia, bersagliando altri grandi centri abitati della pianura veneta, ove più numerose sono le popolazioni civili e minimi gli obiettivi militari. Padova, Treviso e Mestre furono più volte attaccate ieri prima dell’alba e al tramonto e la scorsa notte. Proprietà private e cittadini ebbero come sempre a soffrire i danni maggiori e il maggior numero di vittime.
L’Ospedale civile di Treviso venne colpito. Si registrano complessivamente otto uccisi e dieci feriti fra la popolazione. A Venezia nessuna vittima e nessun danno.
Firmato: DIAZ





