23 Febbraio, 1918

“Monte Grappa, tu sei la mia patria”

Hanno ascoltato le critiche, hanno preso appunti, hanno il diritto e il dovere di rispondere. Il 23 febbraio il Governo italiano espone il suo punto di vista al Parlamento. L’Intervento di Sonnino, tra i più attesi, possiamo dividerlo in tre parti. La prima è la più semplice, una sferzata alla politica austro-tedesca crea consenso per forza: «Gli Imperi centrali sono decisi a non cedere un pollice di terreno, opponendo un netto rifiuto alla risoluzione dei problemi specifici e ben definiti, problemi compresi tra le cause della guerra e che, se non fossero risolti, costituirebbero un costante pericolo per la stabilità della pace. […] La Germania punta sul disgregamento degli avversari. Il gioco le è riuscito in Russia e ora specula sull’Italia. Purtroppo il nemico è inconsciamente assecondato da chi non si rende conto che la vittoria delle armi è l’unico modo di infrangere i sogni teutonici di dominio»

 La seconda tranche del discorso è la più complessa, perché riguarda i nostri scopi di guerra e la loro difesa materiale e morale: «Una subdola campagna ha tentato di far passare le aspirazioni italiane per imperialiste e antidemocratiche. Tali insinuazioni possono attecchire solo dove non si conosca la realtà. Le nostre rivendicazioni rispondono al doppio concetto etnico e di sicurezza. […] Le aspirazioni italiane sono atte ad assicurare una fiduciosa e incrollabile collaborazione politica ed economica, interesse vitale nostro e delle nazionalità jugoslave. […] Neanche nel Mediterraneo orientale perseguiamo fini imperialisti. Vogliamo solo mantenere l’equilibrio di forze in caso di ingrandimenti altrui. […] Per quanto riguarda l’Albania noi ne propugniamo l’indipendenza, ma le sue sorti esigono uno speciale interessamento dell’Italia, come il nostro diretto possesso di Valona e della sua regione».
È evidente: più ci si allontana da Trento e Trieste, meno è sostenibile la tesi del diritto, della giustizia e della democrazia. Gli accordi sono stati stretti tre anni fa, sembra poco, ma in realtà appartengono non a un’altra epoca, ma proprio a un’altra era. Un’era dove l’universale diritto dei popoli era al massimo una nota a margine. La guerra ha cambiato il mondo a velocità inaudita, voler far rientrare quegli accordi nel nuovo idealismo è come forzare un quadrato in un cerchio. Ormai scricchiola persino la tesi delle necessità economiche e, non volendo, è stata la stessa Intesa ad ammetterlo fin dal 1915: stando alle lamentele Alleate sulle carenze russe, l’artefice dell’industrializzazione nell’Impero zarista è stata la Germania; Berlino penetrò in Russia molto prima della guerra, influenzandone l’economia senza reclamare un metro quadro.
Da qui è facile passare alla terza parte dell’Intervento, incentrata su Pietrogrado e Washington. La piega autoritaria presa dal Governo massimalista e il suo “epic fail” di Brest-Litovsk sono assist preziosi: Sonnino ha buon gioco nel ribadire l’impossibilità di riallacciare i rapporti con i russi. E non ha tutti i torti, ormai è tardi. Trovo meno fondata la convinzione di aver fatto tutto il possibile, di non avere errori politici sulla coscienza. Perfetto invece il concetto finale: “Abbiamo perso la Russia, ma acquistato gli Stati Uniti. Ci abbiamo guadagnato”. Senza dubbio.

Dopo il Ministro degli esteri tocca al Presidente del Consiglio: Orlando si dice contrario a un’inchiesta parlamentare su Caporetto, non è il caso di farlo durante la guerra; e poi «l’attuale Commissione fu composta nella forma più ampia, con largo ossequio al Parlamento». Sugli imbarazzi della censura ammette di dover lavorare: «È stata criticata aspramente da oratori di tutti i partiti. L’unanimità nei giudizi significa due cose: la prima è l’esistenza reale di un problema e questo preoccupa il Governo; la seconda è che i difetti riguardano il sistema, gli errori non sono stati commessi per partito preso e questo è un conforto». I socialisti protestano e ne chiedono l’abolizione, perché gli errori non sono proprio bilanciati. Orlando risponde a tono. «No, va riformata. E noi avremmo potuto anche adottare il sistema di un partito a voi caro, quello bolscevico, sopprimendo tutti i giornali avversari».
Il Premier non considera reazionaria la sua politica e contrattacca l’opposizione socialista: «La questione rimane quella prospettata dal Governo alla Camera. Il nemico ci costringe con le spalle al muro. Qui si è parlato di ideali, di coscienze, di avvenire luminoso. Ma queste idee non possono rimanere sempre delle nebulose, queste idee si impongono con la forza delle azioni. Voi socialisti onorate l’idea, ma nella pratica non la servite».
La chiusura è abilmente emozionale. Orlando legge il resoconto dell’interrogatorio di un sottufficiale austriaco: «Il popolo di Fonzaso mantiene un contegno dignitoso e fiero. Con grande tristezza le chiese sono affollate, le donne e i bambini piangono e cantano “Monte Grappa, tu sei la mia Patria”, parlano di una controffensiva italiana per ricacciare gli austriaci. Viva l’Italia!»
Il Governo ottiene la fiducia. La Camera non proseguirà oltre i suoi lavori per evitare incidenti.

Anche a Londra è giorno di discussioni. La Conferenza interalleata tra laburisti e socialisti si chiude con un memoriale sugli scopi di guerra: in sostanza vengono accettati quelli proposti da Wilson, compresi i passi “meno socialisti”, quelli sul destino delle colonie e del Medio Oriente; resta l’idea di organizzare una Conferenza internazionale sul defunto modello di Stoccolma. I “vincitori” del Congresso sono i laburisti britannici, sono loro a prendersi la leadership di tutto il movimento; gli sconfitti sono gli italiani, di entrambe le tendenze, perché né i socialisti ufficiali, né i riformisti, sono riusciti a perorare il proprio punto di vista.

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Politica e società

  • Nel corso delle comunicazioni del Governo alla Camera, il Presidente del Consiglio Orlando dichiara che un'inchiesta parlamentare su Caporetto è impossibile finché dura la guerra.
  • La Camera italiana, dopo due applauditi discorsi di Orlando e Sonnino, approva un ordine del giorno di fiducia con voti 340 contro 44 e si proroga fino alla metà d’aprile. Sonnino ha dichiarato che il Governo italiano, come quelli inglese e francese, non riconosce la pace dell'Ucraina con le Potenze centrali.
  • A Londra si chiude la Conferenza socialista interalleata, approvato un memoriale sugli scopi di guerra.
  • Il Ministro degli Esteri svedese dichiara ai rappresentanti diplomatici degli Alleati che la spedizione nelle isole Åland non mira a un'occupazione definitiva, ma ha il solo scopo di assicurare la protezione degli abitanti e di ottenere lo sgombero simultaneo delle “guardie bianche” e delle truppe russe.

Fronte asiatico ed egiziano

  • Attività di pattuglia su tutto il fronte a nord di Gerusalemme e a est di Gerico.

DAL FRONTE ITALIANO

Lungo tutta la fronte moderata lotta di artiglieria e discreta attività di nuclei esploranti nostri ed avversari. Pattuglie britanniche fecero qualche prigioniero.
In fondo Val Brenta un riparto nemico che tentava impadronirsi di una nostra piccola guardia, venne ributtato dopo vivace combattimento.
Un apparecchio nemico venne abbattuto da un nostro aviatore presso Cismon. Altri due, colpiti da aviatori britannici, precipitarono ad est di Salgareda.

Firmato: DIAZ

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori