Sipario su Serbia e Isonzo
Missione compiuta. Il 5 dicembre può considerarsi chiusa la campagna di Serbia. Con la caduta di Monastir, l’occupazione del Paese è completa; non resta che spartirselo e soffocare la guerriglia. Il Generale Mackensen fa pubblicare il solito manifesto: “Noi combattiamo l’esercito e non il popolo serbo. Gli abitanti tornino alle loro case, riprendano le loro occupazioni e si assoggettino alle disposizioni del Comando. In questo caso vi aiuteremo a far tornare floride le vostre terre e provvederemo a risarcirvi dei danni subiti”. Quand’è così allora è tutto a posto.
Anche la quarta battaglia dell’Isonzo è terminata. Gli assalti sono diminuiti fino a cessare del tutto. Gli italiani hanno fatto qualche progresso a nord di Gorizia, verso Oslavia, ma non siamo riusciti ad attraversare l’Isonzo. In sostanza non cambia nulla, neanche questa volta. Tra italiani e austro-ungarici si contano circa 75.000 perdite totali. Tra i feriti c’è Fernando Altimani, bronzo alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912: il primo medagliato nella storia della marcia azzurra non potrà mai più gareggiare.
Ad Atene l’inviato del Times ottiene un’intervista con Re Costantino: «La mia unica missione deve essere di agire nell’interesse del mio paese e salvaguardare la Grecia da un disastro. Ciò impone la politica della neutralità». Il sovrano accenna a due sole possibilità di intervento: una diretta minaccia all’esistenza greca, oppure l’assoluta certezza della vittoria, «cosicché il premio possa giustificare i sacrifici».
L’intervista è lunga ed è l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «La Grecia non nutre e mai nutrirà disegni contro gli Alleati. Che la Grecia e il suo Re siano stati ritenuti capaci di tradimento costituisce un insulto per questo paese e per il suo Sovrano». Ce n’è anche per Venizelos, nonostante non sia mai nominato. Costantino attacca i «partigiani dell’intervento»: «Non capirono la situazione e non ne compresero i pericoli».
Prima o poi le domande scomode devono arrivare e il discorso vira sull’attuale atteggiamento ellenico: «I sentimenti amichevoli della Grecia sono stati dimostrati quando mise le sue ferrovie e i suoi telegrafi a disposizione delle forze Alleate». Ribadita la posizione di Atene sul mancato intervento in favore della Serbia, il monarca contrattacca: «Cosa avrebbe potuto fare la Grecia contro le due maggiori potenze militari d’Europa? Il solo risultato sarebbe stato la rovina di due Paesi anziché di uno».
Le ultime battute servono a smentire il ventilato accordo con la Bulgaria e a tirare le orecchie alla diplomazia dell’Intesa: «Prima di vincolarci in maniera indissolubile, siamo desiderosi di conoscere il programma degli Alleati, ma ci è stato risposto che gli Alleati ne stanno a tutt’oggi discutendo e che non hanno ancora nessun programma determinato. […] La Grecia deve prima conoscere i piani dell’Intesa».
Lontano dagli intrecci politici, comincia l’assedio di Kut al-Amara: sulle rive del Tigri, quattro divisioni turche circondano la città; il contingente anglo-indiano di Townshend è tagliato fuori.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- L'Italia decide l'allestimento di un Corpo di spedizione per il soccorso dei serbi in Albania.
- Dichiarazione di Re Costantino di Grecia al corrispondente del Times.
- In india 10.000 musulmani protestano contro le richieste di concessioni politiche a danno dell’impero.
Fronte orientale
- Bombardato il fronte russo a Dvinsk (Daugavpils).
- I tedeschi riferiscono il crollo dell’attacco russo vicino al Lago Babit, a ovest di Riga.
Fronte italiano
- Fine dell'offensiva autunnale sull'Isonzo.
Fronte meridionale
- Azione a Demir Kapija (fiume Vardar) durante la ritirata Alleata: bulgari attaccano la testa di ponte francese, ma vengono respinti.
Fronte asiatico ed egiziano
- Comincia l’assedio di Kut al-Amara: quattro divisioni turche, comandate da Nureddin, circondano la città; il vasto contingente anglo-indiano è tagliato fuori.
Operazioni navali
- Il sottomarino francese “Fresnel” viene affondato da una mina asburgica al largo dell’Albania.
- La nave U.S.A. “Petrolite” viene attaccata da un sottomarino austro-ungarico.
DAL FRONTE
All' infuori di azioni d' artiglieria e di scontri di piccoli reparti non si ebbero, lungo tutta la fronte, avvenimenti meritevoli di speciale ricordo.
Firmato: CADORNA