18 Luglio, 1916

Smentito l'accordo italo-britannico

Neanche il tempo di compiacersene che la notizia viene smentita: non è stato firmato nessun accordo tra Italia e Inghilterra. La discussione prosegue, i rapporti sono ottimi, ma l’intesa sui noli e il carbone non è ancora cosa fatta.
Il fronte è ormai caratterizzato dalla vaporizzazione dell’iniziativa: né gli austro-ungarici, né gli italiani hanno la forza di imporsi davvero; respingiamo gli assalti asburgici sul Posina e tentiamo una timida avanzata sul Pasubio. In questo momento è la stanchezza a vincere.
Non molto lontano c’è una Svizzera guardinga. Anche perché, con i recenti chiari di luna tra Roma e Berlino, Berna si trova nella scomoda posizione del “cuscinetto”.

Capriccioso e volubile il fronte occidentale. L’offensiva britannica guadagna metri a Ovillers, ma adesso il turno è tedesco: i contrattacchi restituiscono alcune posizioni a Longueval, nella foresta di Delville e persino qualcosa a Biaches, dove i francesi non riescono a imporsi del tutto. A Parigi va meglio nel settore di Verdun, dove da tre giorni scortica le difese tedesche a Fleury.


Il 18 luglio sorride a Pietrogrado: «Nella regione della Lypa inferiore la nostra avanzata continua con successo. Il nemico oppone una resistenza accanita, ma le nostre truppe continuano a ricacciarlo indietro». Si combatte anche nelle estremità nord e sud del fronte orientale, verso Riga e in Bucovina. E in Turchia, dove i russi, partiti da Erzurum, conquistano Kiğı.

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Politica e società

  • Asquith tiene un discorso sulle operazioni in Mesopotamia alla Camera dei Comuni a porte chiuse.

Fronte occidentale

  • A nord di Ovillers i britannici avanzano su un fronte di quasi un chilometro. I tedeschi effettuano un forte contrattacco a Longueval e nelle foreste di Delville, riprendendo una parte di queste ultime.
  • Tedeschi respinti nuovamente a Biaches (Somme).
  • Si combatte per il terzo giorno di fila a Fleury (Verdun).

Fronte orientale

  • Sakharov continua a fare pressione contro gli austro-tedeschi; spingendoli a sud della Lypa.
  • Gli idrovolanti tedeschi bombardano Reval (l'odierna Tallin).

Fronte italiano

  • Le fanterie italiane riprendono l’avanzata, accanitamente contrastata dal nemico, sulle pendici settentrionali del Pasubio.

 Fronte asiatico ed egiziano

  • I russi continuano ad avanzare in Turchia e catturano Kiğı.

Fronte d’oltremare

  • Il Generale Smuts parla di una netta pulizia del distretto di Usambara; le truppe nemiche sono spinte verso il fiume Pangani.

Parole d'epoca

La battaglia delle mitragliatrici

di Giovanni Givone militare, 72° Reggimento fanteria, Brigata Puglie

Ormai siamo sul forte, dal nostro primo giungere subito tutti vediamo che tutto ci ha facilitato quest'impresa e ce ne rallegriamo di cuore pensando che questa forse sarà la giornata più bella e indimenticabile per il nostro regg. per la nostra vita. Tutta la guarnigione dorme, cosicchè l'avanguardia è con facile compito che penetrata  nei rifugi scavati nella roccia viva riesce a fare un centinaio di prigionieri. Ma aimè! che la poca abilità dei nostri superiori nel farci occupare la posizione e la cretinaggine di alcuni soldati ci cambiano la vittoria in una grave sconfitta. Incomincia il capitano col mandarci all'assalto quando un nemico da assalire non c'è. A questo rumore la guarnigione si desta e rincalzi non tanto lontani accorrono in tutta fretta all'aiuto di questi. Oramai la partita è persa non ci resta più che una via, quella dello scampo. Al primo giungere dei rincalzi una squadra che occupava questa si impaurisce e fugge. L'esempio è dato. Qui vedo e contatto i terribili effetti della paura. I pochi soldati che con me avevano occupata l'altura che sovrasta il forte vedendo che col ritirarsi di questa squadra hanno il fianco sinistro scoperto: senza avvertirmi si danno pure essi quasi tutti alla fuga.

 Ormai quasi isolato non resta a me più che seguire il funesto esempio degli altri. Perciò colle maggiori precauzioni e pressenza possibile cerco di portarmi sulla strada. Ma quando sto per spiccare l'ultimo salto per raggiungerla gli austriaci sono ormai giunti loro sul sommo della collina da noi prima occupato e aprono un violento fuoco di fucileria. Cadono parecchi feriti tra i quali la sorte ha pure segnato me. Una pallottola entratami nella natica destra senza ledermi organi interni mi va ad uscire dagli organi genitali sfiorandomi i testicoli. Il dolore non è tanto ma basta a togliermi per un istante le forze e farmi precipitare lungo disteso sulla strada. Intanto i miei compagni ancora in ritirata mi calpestano ed io disteso a terra mi scoraggio al pensare che forse la morte con la baionetta quella che sempre più di tutte mi ha fatto paura è per me serbata. Ma lo spirito di conservazione, la speranza della vita, hanno ancora in me il sopravvento e sebbene tutto insanguinato sbarazzatomi di tutti gli inciampi mi rialzo e vado ad accoccolarmi dentro ad un muro che mi offre un ottimo angolo morto ed è la mia salvezza. Di qui posso vedere in tutta la sua atrocità il teatro su cui si è avuta la nostra sconfitta. Al primo comparire dei fuggiaschi sulla strada ed alle prime fucilate del forte ha intuito che era ormai il momento propizio per agire. Cosicché con cinque mitragliatrici, come seppi più tardi, aprì il fuoco facendo sulla strada un campo di cadaveri. Lo spettacolo che avevo davanti agli occhi era orribile. Intanto da dietro il mio riparo quando una breve pausa c'era nel fuoco facevo il possibile per vedere ciò che accadeva nelle linee nemiche, ma una pallottola che mi spezza l'ala dell'elmetto producendomi un taglio alla testa mi fa passare tale curiosità. Ma ormai più pochi incolumi ci sono ed i primi gridi di arresa principiamo a farsi sentire. Intanto i nostri coraggiosi ufficiali che si erano pure essi rifugiati dietro a dei ricoveri pensano anche loro che questo era l'ultimo nostro mezzo di salvezza e perciò il capitano della 4^ comp. esce all'aperto ed alza le braccia in segno di arresa.

Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

 

DAL FRONTE

Duelli di artiglieria nelle zone dello Stelvio e del Tonale. In Vallarsa furono respinti piccoli attacchi nemici contro le nostre posizioni di Foppiano.
Sulle pendici del Pasubio le nostre fanterie ripresero l' avanzata accanitamente contrastata dall' avversario. Continuano vivi combattimenti nella zona del Posina-Astico, dove il nemico con violenti, ma vani contrattacchi tenta di arrestare i nostri progressi. In Valle Sugana scontri a noi favorevoli presso Mesole. L'artiglieria nemica bombardò gli abitati provocando incendi in Villa, a sud di Strigno. Lungo la rimanente fronte azioni di artiglierie particolarmente violente in Carnia e nell' Alto Fella.
Velivoli nemici lanciarono bombe su Ospedaletto senza farvi danni; i nostri bombardarono la stazione di Sant' Andrea a sud di Gorizia, colpendola in pieno.

Firmato: CADORNA

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori