Rimpasto di Governo a Pietrogrado
Il 23 luglio si dimette Sergej Sazonov, il Ministro degli Esteri russo; la sua scelta è giustificata con soliti e inossidabili “motivi di salute”. Curiosa questa malattia, guarda caso si è aggravata poco dopo la proposta di concedere l’indipendenza alla Polonia, ipotesi poco apprezzata dalla zarina e soprattutto da Rasputin, gran consigliere dei Romanov e non esattamente il personaggio più simpatico dell’Impero.
Con l’addio di Sazonov la Russia perde uno dei protagonisti della sua storia recente: c’era quando nel 1910 si tentò di riavvicinare Pietrogrado e Berlino, poi la Germania si legò a Costantinopoli e non se ne fece nulla; era lui alla guida quando si appianarono le divergenze con la Gran Bretagna; era stato lui a siglare tutti gli accordi con il Giappone. Al di là dei meriti aveva anche svariati detrattori, come tutti i politici di successo: i nazionalisti lo accusavano di snobbare la causa del panslavismo balcanico; altri gli imputano gravi responsabilità nello scoppio della guerra; di certo aveva fallito con la Bulgaria, schieratasi con gli Imperi centrali.
La poltrona di Sazonov è subito occupata dal Premier Štjurmer, conservatore convinto. Ma il Ministero degli Esteri non è l’unico a cambiare padrone, il rimpasto di Governo è più ampio e completa la trasformazione del Gabinetto da progressista a conservatore, tendente al reazionario.
Per gli Alleati cambia poco. In questo momento nulla può influire sulla politica estera russa, c’è una guerra da vincere e le armate zariste provano a farlo: il Generale Kuropatkin è avanzato di quasi venti chilometri verso Kemeri e pressa i tedeschi a sud-est di Riga.
Pietrogrado riceve buone notizie anche dal fronte turco-caucasico: dopo la conquista di Gümüşhane, sulla strada per Trebisonda, i russi passano l’Eufrate, si impadroniscono di Kelkit e pregustano Erzincan, la base di tutte le operazioni ottomane nella regione; i turchi si ritirano.
Sul fronte occidentale la battaglia di Pozières apre la seconda fase dell’offensiva sulla Somme. Britannici e australiani hanno il compito di impossessarsi della collina, a qualunque costo. Poco più a est Longueval e Guillemont cambiano di mano più volte nella stessa giornata. L’opposizione tedesca è di una veemenza ferina, i frenetici corpo a corpo «imbevono il terreno di sangue».
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Sazonov, Ministro degli esteri russo, si dimette. Gli succede Štjurmer.
Fronte occidentale
- La battaglia di Pozières Ridge apre la seconda fase dell’offensiva sulla Somme.
- Duri scontri attorno Pozières. I britannici ricatturano Longueval, ma i tedeschi ne riprendono la parte nord.
- La periferia di Guillemont cambia di mano due volte.
- I tedeschi seguitano a contrastare con vigore ogni progresso Alleato sulla Somme.
Fronte orientale
- I russi avanzano di quasi 20 km. vicino Kemeri; le truppe di Kuropatkin spingono i tedeschi a sud-est di Riga.
- I russi avanzano verso i Carpazi.
Fronte italiano
- Gli italiani riconquistano le posizioni di Cavallazza e Colbricon.
- 2 "Caproni" sorvolano l'Adriatico e bombardano Durazzo.
Fronte asiatico ed egiziano
- I russi occupano Kelkit, si avvicinano a Erzincan e passano l’Eufrate occidentale (Turchia caucasica); i turchi si ritirano.
Fronte d’oltremare
- Le truppe della marina britannica occupano Pangani (Africa orientale tedesca).
Operazioni navali
- Continuano i combattimenti nel Mare del Nord vicino alla foce della Schelda, fra navi inglesi e sei incrociatori tedeschi; nessun risultato decisivo.
Parole d'epoca
Maschere antigas
di Achille Salvatore Fontana, militare 10° artiglieria da campagna
Carissimo padre e sorella, scrivo zona di pace perché al presente mi trovo ancora qui a Brazzano, essendo venuto a riposo ieri. Qui non si sente più il rombo assordante del cannone, non si sente più lo scoppio delle granate accompagnate come da una tempesta di scheggie, e sia di giorno che di notte si vive col cuore più tranquillo, non preoccupandosi di andare a ripararsi in qualche galleria, perciò lo ritengo più che giusto ad intestare questa lettera con le suddette parole. Si fece i nostri 15 giorni di lavoro, conducendo quasi a termine tutte le piazzole, ed alla notte del 21 venne il cambio e noi ritornammo qui a Brazzano. Arrivammo qui all’accampamento verso l’alba e subito piantammo la tenda andandovi poi sotto a riposarsi. Ora l’abbiamo già coperta di nuovo con delle frasche, e da qui sotto si continua la dolce vita di prima. Di bombarde finora ne abbiamo piazzate solo due, ma però non abbiamo ancora incominciato a far fuoco.
Avevamo lavorato con energia perché era venuto l’ordine che per il giorno 16 si doveva incominciare il bombardamento, invece dopo prolungarono la data, per aver più tempo di disporre le forze per bene e piazzare delle altre batterie, e difatti ora stanno piazzando una quantità di bombarde d’ogni calibro ed anche diverse batterie di artiglieria, Appena tutto sarà pronto, si incomincerà una grande offensiva, e speriamo di poter chiuderla con una completa vittoria. Gli ostacoli che abbiamo da superare non sono facili, dato le buone posizioni che posseggono gli austriaci in questa zona di Gorizia, ma con le potenzialità che hanno le nostre bombe cercheremo di abbattere e distruggere per bene le fortificazioni nemiche. Come già saprete per mezzo dei giornali, il nemico fece uso (nell’offensiva sul Carso) di una quantità di gas asfissiante, che disgraziatamente provocò la morte a migliaia dei nostri soldati, ma ora questo terribile gas non lo si teme più troppo. Ci hanno distribuito a tutti una maschera di nuova invenzione con un paio di appositi occhiali, i quali si applicano per affrontare queste asfissie in caso di un nuovo uso. Gli occhiali poi, servono anche contro i gas lacrimogeni.
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
In Valle Lagarina intensa azione delle artiglierie. Quella nemica tirò anche su Avio, danneggiandone l' ospedale civile. Di rimando i nostri grossi calibri rinnovarono il bombardamento di Riva, Nago e Rovereto, provocandovi incendi. Sulla fronte del Posina e sull' Altipiano dei Sette Comuni continuò la pressione delle nostre fanterie con qualche progresso sulle pendici di Monte Zebio, ove un brillante attacco di nostri bersaglieri espugnò un trinceramento esteso 300 metri e prese al nemico 120 prigionieri ed una mitragliatrice. Nella regione delle Dolomiti, tra le testate delle Valli Travignole e Cismon i nostri conquistarono le forti posizioni della Cavalazza (2326 m.) e di Colbricon (2604 m.) prendendo al nemico 142 prigionieri dei quali 3 ufficiali, 2 cannoni, alcuni lanciabombe e ricco bottino di armi e munizioni. Nell'Alto Boite l' artiglieria nemica lanciò altre granate su Cortina d' Ampezzo. La nostra rispose bombardando di nuovo Toblacco e Sillian, aprendo il fuoco anche su Innichen. Sulla rimanente fronte nessun importante avvertimento.
Firmato: CADORNA





