Basta così, ci accontentiamo
In tanti speravano in una comoda autostrada, invece siamo incappati in qualcosa di molto simile a un ingorgo al casello. La battuta “normale a ferragosto” è scontata. Dopo la presa di Gorizia, le nuove linee asburgiche ci hanno cacciato in un vicolo cieco: siamo bloccati, di nuovo.
Nonostante gli sforzi, l’esercito italiano non è riuscito a dilagare né verso Trieste, né verso Lubiana. Il 16 agosto Cadorna prende atto dello stallo e arresta l’offensiva. Ci accontentiamo dei risultati ottenuti, comunque buoni. Inutile andare avanti, si torna alla guerra di trincea, forse mai abbandonata realmente.
La sesta battaglia dell’Isonzo termina qui: in dieci sanguinosi giorni l’Italia ha perso oltre 51.000 uomini, circa 21.000 i morti; l’Austria-Ungheria conta poco meno di 40.000 perdite, con 9.000 caduti. «I cadaveri non fanno più impressione, sono solo il ricordo lontano e scolorito di un uomo».
I passi avanti portano un gradito cambio d’orizzonte. Alle nostre spalle ci lasciamo un campo di battaglia desolato, dominato dallo squallore.
«Immondizia, lerciume, avanzi ripugnanti degli scomparsi abitatori del luogo. Si butterà la calce su quei letamai, si incendieranno i pagliericci lerci dove si dormiva, morsi dai pidocchi. Già si è cominciato ad appiccare il fuoco qua e là. Tutto il vecchio e triste pianoro del Carso, la rigatteria della guerra, sarà purificato».
Altri fronti avari di novità: sulla Somme si registrano soprattutto combattimenti parziali e duelli d’artiglieria, qualche progresso Alleato sulla linea Guillemont-Maurepas-Cléry; in Galizia gli austro-tedeschi lottano per contenere l’avanzata russa, ma nei Carpazi orientali devono lasciare a Pietrogrado il passo di Jablonica.
A Londra la Camera dei Comuni ascolta il Premier Asquith. Il problema sono le elezioni: la guerra non finirà in tempo, ma andare alle urne durante il conflitto è impossibile, non ci sono liste elettorali aggiornate e non ci sono neanche molti elettori; la proposta è di prolungare la legislatura fino al 31 maggio 1917.
Asquith dice anche qualcos’altro: “Il Governo inglese, anche a guerra conclusa, non riprenderà le relazioni diplomatiche con la Germania finché Berlino non avrà dato adeguate riparazioni per le atrocità commesse”.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Posticipata la legge speciale sulla registrazione al voto.
- Annunciate le condizioni di un nuovo prestito guerra britannico che può essere sottoscritto negli U.S.A.
- Alla Camera dei Comuni inglese il Premier Asquith dichiara che il Governo, dopo la guerra, non riprenderà le relazioni diplomatiche con la Germania finché questa non avrà dato adeguata riparazione per le atrocità commesse.
Fronte occidentale
- I britannici avanzano a ovest e sud-ovest di Guillemont.
- I francesi conquistano trincee lungo il fronte di Guillemont-Maurepas-Cléry.
- I francesi prendono trincee tedesche vicino Belloy-en-Santerre (sud della Somme) su un fronte di quasi 1.200 metri; 1.300 prigionieri.
Fronte orientale
- Pubblicato il totale dei russi catturati.
- Pesanti attacchi russi a ovest del Seret (Galizia).
- I russi conquistano il passo di Jablonica nei Carpazi orientali.
Fronte italiano
- Attività d’artiglieria sull’Isonzo.
- Dopo quattro giorni di sforzi vani e sanguinosi contro la nuova linea di difesa asburgica, l'offensiva italiana è sospesa. Fine della sesta battaglia dell’Isonzo.
Parole d'epoca
Fiori di trincea. Diario vissuto da un cappellano di fanteria
di Don Giovanni Folci
Milano! L’ho salutata il gennaio scorso facendo ritorno al fronte dopo la licenza134 in una notte fredda tra il chiaror di mille luci, l'ho vista scomparire all'orizzonte bella, magicamente grandiosa nella sua immensità nera sotto una gran cappa diafana. Con me portavo nel cuore dolci affetti, ricordi indimenticabili, una fiducia sovrana di rivederla ancora e l'ho riveduta di fatto oggi in una gran festa di sole, sempre vivace, spensierata sempre. Ne ho passeggiate le vie magnifiche, vibranti ancora del desìo di gaudio per le grandi vittorie del Trentino e dell'Isonzo. Le molte bandiere spiegate ancora dai grandi palazzi, dai sontuosi alberghi dicono l'entusiasmo di quei giorni solenni.
Il tricolore sventolava pure a Gorizia intrisa di sangue, polverosa tra le rovine immense. Giovani forti ve l'avevano portato in un parossismo d'eroiche lotte, sotto un diluviare di ferro e di fuoco. La bella città dell'Isonzo avrà palpitato all'unisono col cuore d'Italia: Milano grande! L'incontro con gli amici è pieno d'ineffabile contento dall'una e dall'altra parte.
Ma chi più di tutti gode è il carissimo prevosto di San Tomaso135 che mi abbraccia e mi bacia coi goccioloni agli occhi. Il silenzio mio degli ultimi giorni l'aveva impensierito e ad ogni momento si aspettava la terribile notizia. Quanto non godette trovando, non una lettera ma don Folci stesso! Sul tardi venne un giovane ufficiale mio amico, sottotenente Sandro Mariani. Dapprima col prevosto e poi noi due soli, in giro per la città. Il caro figliuolo aveva bisogno di sfogarsi. Un cuor d'oro, un animo gentile, combattuto.
DAL FRONTE
Sul Carso e nella zona collinosa ad est di Gorizia violente azioni delle artiglierie e di bombarde. Attacchi delle nostre fanterie ci procurarono il possesso di trinceramenti nemici lungo le pendici di Monte Pecinka, sul margine settentrionale del Carso, e nei pressi di Santa Caterina e di San Marco ad est di Gorizia.
Furono presi al nemico 353 prigionieri dei quali 11 ufficiali.
Lungo la rimanente fronte consueti piccoli attacchi nemici, respinti.
Sull' altipiano di Asiago nostri reparti con violenta irruzione riuscirono a penetrare in alcuni trinceramenti nemici sulle pendici di Monte Mosciagh. Fatti segno a intenso fuoco delle artiglierie avversarie e dopo aver danneggiato le difese nemiche, ripiegarono indisturbati sulle proprie posizioni, conducendo seco alcuni prigionieri.
Una nostra squadriglia di 14 Caproni, scortati da velivoli da caccia Nieuport, bombardò ieri gli impianti ferroviari e militari nei pressi delle importanti stazioni di Prebacina e di Dornberg. Furono lanciate sugli obiettivi 90 granate-mina, pari a circa due tonnellate e mezzo di alto esplosivo, con effetti visibilmente gravissimi. I velivoli, fatti segno a violento fuoco di numerose artiglierie antiaeree, ritornarono tutti ai loro campi.
Firmato: CADORNA





