Ancora un ultimatum ad Atene
“No, ancora loro no. Cos’altro vorranno adesso?” Il Governo di Atene deve aver pensato più o meno questo quando si è visto recapitare l’ennesimo ultimatum dall’Intesa.
Siccome Londra e Parigi sono convinte che dalla Grecia siano fornite informazioni agli Imperi centrali, gli Alleati chiedono, diciamo pretendono: il controllo di Poste e Telegrafi; l’espulsione immediata degli agenti nemici; punizioni esemplari per i cittadini greci coinvolti in atti di spionaggio.
In realtà la nota diplomatica è una mera formalità. L’Intesa non perde tempo e il 2 settembre fa ben altro: un contingente di uomini viene sbarcato al Pireo, i soldati requisiscono la stazione radiotelegrafica, l’arsenale ellenico e alcune imbarcazioni austro-tedesche ormeggiate in porto. Non solo, la flotta da guerra Alleata si è di nuovo messa in bella mostra al largo del Pireo, minacciosa. Tutto “per il bene della Grecia”, sempre più angosciata da una situazione interna tragicomica; corre persino la voce dell’abdicazione di Re Costantino.
Sul nuovo fronte transilvanico il copione non cambia: i rumeni avanzano e in alcuni punti hanno percorso già cinquanta chilometri; gli austro-ungarici arretrano, evitano i grandi scontri e puntano a guadagnare tempo.
Il Times, smargiasso, sorride della pretesa volontarietà della ritirata: “Ma quale piano prestabilito? Nessuno lascerebbe entrare un simile torrente d’invasione”.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Gli Alleati, sicuri che la Grecia dia informazioni al nemico, chiedono al Governo ellenico il controllo delle poste e dei telegrafi e l'espulsione degli agenti tedeschi.
Fronte occidentale
- Gli inglesi bombardano i cantieri navali di Hoboken, vicino Anversa.
Fronte orientale
- I russi attraversano il Danubio in Dobrugia.
Fronte meridionale
- Quarantadue navi Alleate incrociano innanzi al Pireo e sbarcano distaccamenti di marinai: requisito l’arsenale greco, la stazione radiotelegrafica e tre vascelli tedeschi, accusati di servirsi dei loro apparecchi radiotelegrafici a danno dell'Intesa.
- I bulgari continuano a ritirarsi nella regione Florina-Monastir.
- Transilvania: i rumeni occupano Villago, Menaság-Újfalu e Monte Pedeglava.
- Albania: vittoriosa incursione italiana sulla riva destra della Voiussa.
Parole d'epoca
Le scarpe al sole
di Paolo Monelli, alpino
si decide di tirar su i muri. Ma anche qui, la calce non ce la danno: e bisogna ricorrere al medico che la prende al magazzino della sanità con la scusa che gli serve per la disinfezione latrine. E così i baracchini sorgono. Ma il superiore che viene accigliato in linea e vuole le rastrelliere — persino! — per i fucili i e i cartelli con l'indicazione: Latrina, e il filo d'Arianna per andarci di notte, il superiore che dà pipe a destra ed a sinistra, non sospetta nemmeno per un attimo con che cosa si combatte qui per farci la casa, mentre c'è già mezzo metro di neve e il gelo fluisce la notte sotto gli abeti stecchiti : con quali accorgimenti questi combattenti fanno i muratori, gli scalpellini i falegnami, con quali sotterfugi se la cavano, persino con una ricognizione in fondo al vallone, a due passi dagli austriaci, per portar via le lamiere alle vecchie baracche abbandonate, che se ai sommi comandi lo sapevano gli veniva un accidente.
DAL FRONTE
Nella giornata di ieri azioni prevalentemente di artiglieria più intense in vari tratti della fronte Tridentina. In Valle Sugana l’avversario lanciò anche un attacco di fanterie contro le nostre posizioni sul Ciavaron: fu nettamente respinto. Velivoli nemico lanciarono bombe sul passo del Rolle, alla testa di Cismon (Brenta) e nella Conca di Agordo (Torrente cordevole): né vittime, né danni.
Firmato: CADORNA





