Debuttano i carri armati
In due mesi e mezzo di battaglia sulla Somme il bicchiere può essere mezzo vuoto o mezzo pieno. Gli Alleati hanno ormai conquistato tutte le primitive linee di difesa tedesche, ma non hanno sfondato il fronte. E le armate del Kaiser, seppur ricacciate qualche chilometro indietro, hanno tirato su un nuovo sistema di trincee. L’evoluzione delle tattiche militari ha portato a risultati migliori, ma non abbastanza; le armi di distruzione di massa, come gas e lanciafiamme, hanno trasformato la natura del conflitto, l’hanno barbarizzato, ma non sono servite a risolverlo.
Il 15 settembre i franco-britannici raccolgono tutte le forze, tutta l’esperienza acquisita e si ributtano nella mischia. L’obiettivo è raccogliere i frutti di quanto seminato finora. La terza fase della battaglia della Somme è il suo momento culminante: coinvolge un fronte ampio, ma il cardine dell’offensiva è la linea Flers-Coucelette, lungo la strada da Albert a Bapaume. Apre le danze la solita, mastodontica e terrificante artiglieria. I tedeschi sopportano a fatica: «Davanti erompe un uragano di fuoco senza precedenti. È come una macchina di distruzione:
meccanica, priva di sentimenti; elimina l’ultima resistenza con un migliaio di martelli. […] Il caos celebra la sua onnipotenza. […] L’alluvione inglese travolge, consuma e passa oltre, un’onda dopo l’altra. Un numero straordinario di uomini e là, tra loro, mostri innaturali sputano morte; i primi carri armati inglesi».
Già, siamo al debutto dei carri armati, nonostante nessuno sappia bene come utilizzarli. I 49 Mark I britannici schierati sono degli enormi e grotteschi mostri metallici di forma romboidale. Come spesso capita ai prototipi, hanno più difetti che pregi: nell’abitacolo si raggiungono i cinquanta gradi, sono di una scomodità epocale e di una lentezza agonica. Se cerchi un’avanzata rapida meglio lasciarli a casa; con molta fortuna raggiungono i cinque o sei chilometri orari. Si fa quasi prima a piedi. Farli sterzare poi è un’impresa titanica: ci vuole il lavoro coordinato di sei degli otto membri dell’equipaggio. Sì, ma nonostante un’inaffidabilità plateale (molti finiranno in avaria e qualcuno non riuscirà neanche a partecipare all’azione) l’impatto psicologico sul nemico è devastante. Alcune testimonianze ricordano molto da vicino la descrizione del fantomatico “drago” in “Agente 007 - licenza di uccidere”: «Un uomo giunse da sinistra urlando: "Un coccodrillo, un mostro sta avanzando nelle nostre linee!" Il poveretto era fuori di testa, aveva visto per la prima volta un carro armato».
I britannici avanzano un paio di chilometri lungo un fronte lungo circa dieci e conquistano Courcelette, Martinpuich e Flers; i francesi espugnano le trincee a Le Priez e Rancourt.
Sul basso Isonzo gli italiani riprendono l’offensiva, si impossessano dell’altura di San Grado e avanzano verso Loquizza.
In Dobrugia l’esercito di Bucarest ripiega, mentre i bulgaro-tedeschi di Mackensen puntano da lontano il forte di Cernavodă, principale via d’accesso al cuore rumeno. Gli ordini di Hindenburg non possono essere fraintesi: «Ora il compito principale delle armate è di tenere saldamente le posizioni su tutti i fronti e utilizzare tutte le forze contro la Romania».
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- L’Agenzia Stefani pubblica un comunicato ufficiale, definendo sciocca e menzognera l’affermazione del Presidente del Consiglio ungherese, Tisza, che accusava Sonnino di non aver comunicato né al Re d’Italia, né ai suoi colleghi, le vere offerte dell’Austria-Ungheria.
Fronte occidentale
- Battaglia della Somme: grande avanzata britannica su un fronte di quasi 10 km. per una profondità di due o tre chilometri.
- A est di Pozières e a nord di Guillemont i britannici prendono Courcelette, Martinpuich, Flers e tutto High Wood. Usati, per la prima volta, i carri armati.
- Cooperazione degli aeroplani con i carri armati operata dalla British Air Force.
- Somme: i francesi catturano le trincee a sud di Rancourt e a nord di Le Priez Farm.
- A sud della Somme, i francesi avanzano a est di Deniécourt.
Fronte italiano
- Basso Isonzo: gli italiani prendono San Grado, importante trinceramento verso Loquizza; oltre 1.800 prigionieri.
Fronte meridionale
- In Dobrugia continuano intensi combattimenti; le truppe rumene si ritirano.
- Mackensen inizia l’attacco per il possesso del forte di Cernavodă, unica via d’accesso alla Romania dai Balcani e dal Mar Nero.
Fronte d’oltremare
- La colonna del Generale Smuts raggiunge il sud delle montagne Uluguru e occupa Kisaki.
- Deventer si avvicina al grande fiume Ruhaha, verso Mahenge (Africa orientale tedesca)
- La baia di Sudi (Africa Orientale tedesca) occupata dalle truppe della marina britannica.
Operazioni navali
- Nella prima quindicina del mese i tedeschi hanno affondato 12 piroscafi norvegesi, fra cui l’Elisabeth, di 13.000 tonnellate, il maggior piroscafo della marina norvegese.
Parole d'epoca
Medaglia d’argento
di Antonio Ferrara, militare 126° reggimento fanteria brigata Spezia
Per l’azione offensiva a me viene dato il comando di una colonna di attacco formata da due Compagnie. Comandante del Battaglione indietro e Comandante del Reggimento ancora più indietro. La nostra artiglieria apre il fuoco con pezzi di tutti i calibri. Entrano in azione le bombarde che hanno il compito di sconvolgere i reticolati e le trincee nemiche. Do le istruzioni per l’azione offensiva raccomandando ai Comandanti di Plotone ed ai capi squadra di balzare subito nella trincea austriaca che dista dalla nostra appena una trentina di metri, espugnarla e immediatamente rovesciarne il fronte di difesa e offesa. L’artiglieria nel primo momento non ci disturberà perché le linee sono troppo ravvicinate fra loro, ma dopo a trincee espugnate bisogna ben guardarsene. C’è con noi il maresciallo Faggin coi suoi zappatori che ci aiuterà ad apprestare la posizione. Ognuno studi il terreno da attraversare e i varchi da cui passare. All’ora stabilita, al cessare del fuoco delle bombarde e con l’allungamento del tiro delle nostre artiglierie, scatta la colonna all’attacco.
L’azione riesce bene, senza perdite, con conquista del trincerone e della sottostante dolina, che viene subito battezzata Dolina dell’acqua poiché nel fondo è piena d’acqua. Facciamo parecchi prigionieri che non oppongono alcuna resistenza e sono ansiosi di essere avviati al più presto nelle nostre retrovie. Evidentemente temono di essere riacciuffati da una possibile controffensiva da parte dei loro commilitoni!. Do gli ordini per organizzare immediatamente a difesa la dolina e chiedo nel contempo al Comandante del Battaglione dei rinforzi. Mi aspetto che arrivi lui con le altre due Compagnie del nostro Battaglione: arrivano invece altre due Compagnie del 55° Fanteria, entrambe comandate da subalterni meno anziani di me e quindi mi cade sulle spalle il grave compito di comandare tutte e quattro le Compagnie. Sono gli scherzetti che combinano i volponi per non muoversi dal rifugio!
Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano
DAL FRONTE
Fra la testata del torrente Vanoi e Valle di F'iemme, i nostri attacchi tendenti ad ampliare il possesso della cresta a nord-est del Cauriol, procedono felicemente, nonostante l'asprezza del terreno e la tenace resistemiza del nemico. Su Lagazuoi !(Vallone di Travenanzes-Boite) l'artiglieria nemica tenne ieri sotto violento fuoco le posizioni da noi recentemente occupate, senza, scuotere la salda resistenza dei nostri. Sulla fronte,Giulia intense ed efficaci azioni delle nostre artiglierie e bombarde contro le linee nemi0he ad est di Goll'izia sul Oarso. Nel pomeriggio, sotto pioggia torrenziale, le nostre fanterie as salirono le, posizioni dell'avversario ad oriente del .Vallone, conqui stando varie linee di trinceramenti. Prendemmo al nemico 2117 pri gionieri, dei quali 71 ufficiali, alcune mitragliatrici e lanciabombe. In un brllante combattimento aereo sul golfo di Panzano una ardita nostra squadriglia abbattè due idrovolanti nemici.
Firmato : CADORNA





