Belgio-Germania: alta tensione
Affascinante il sogno della Grande Jugoslavia, quello del “patto di Corfù”. Forse però non per tutti. Il Montenegro sente puzza di fregatura e a Londra il suo Ministro della guerra dice in sostanza: “Sì, sì, bella idea, ma anche no, noi staremmo a posto così e preferiremmo mantenere la nostra indipendenza, grazie. Al massimo si può ragionare su una federazione di Stati slavi”. Fratelli sì, ma ognuno a casa sua. In pratica un riassunto di storia balcanica.
Proprio il ritorno sui giornali del patto di Corfù, molto in voga tra i britannici, insieme al recente colloquio londinese tra Orlando e Ante Trumbić, leader del Comitato jugoslavo, danno a La Stampa lo spunto per un editoriale controcorrente: «Invano i più accorti favoreggiatori della guerra rilevarono le contraddizioni di una certa politica. Non si poteva combattere l’Austria-Ungheria e al tempo stesso fare una politica in aperto contrasto con alcuni popoli interessati quanto noi alla sua distruzione. Questo era un indebolire la virtù morale della nostra guerra davanti all’opinione della democrazia europea, disposta, per la natura delle sue stesse idee, a riconoscere a ciascun popolo la pienezza dei propri diritti. Fu l’opposizione alle teorie di alcuni nostri gruppi politici a creare il patto di Corfù».
E aggiungerei “a scatenare buona parte delle polemiche tra noi e gli Alleati”.
«Ma la storia procedeva con la sua terribile logicità e le soluzioni democratiche del problema europeo si prospettavano in forma sempre più chiara. In tale cambiamento di situazione certe nostre affermazioni diventavano un non senso. Solo un’intesa leale e profonda tra italiani e jugoslavi renderà possibile un nuovo assetto dell’Europa orientale; gli uni e gli altri devono attenuare l’intransigenza dei loro programmi massimi».
Fatte le dovute proporzioni, il parallelismo tra la ricerca della supremazia adriatica italiana e la linea politica tedesca è inevitabile. E lo è ancor di più alla luce del progetto berlinese di dividere il Belgio in due, valloni da una parte, fiamminghi dall’altra, sotto la protezione del Kaiser. Quella specie di tacita e informale annessione alla base delle riluttanze tedesche ad affrontare l’argomento in pubblico.
Il 7 febbraio il Belgio non ci sta: su invito della Corte d’Appello di Bruxelles, il Procuratore generale apre un’istruttoria contro i separatisti. La Germania reagisce: libera i due leader arrestati e imprigiona il Presidente della Corte e due magistrati.
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- La Corte d'Appello di Bruxelles ordina al Procuratore generale di aprire l’istruttoria contro gli “attivisti” che mirano a separare politicamente le regioni fiamminghe da quelle vallone. Essendo stati arrestati i due principali capi attivisti, le autorità tedesche li fanno liberare e arrestano il Primo presidente della Corte e due alti magistrati. I tribunali belgi protestano rifiutando di rendere giustizia.
- Re Alessandro di Grecia passa in rivista le truppe a Lamia, dove giorni fa si ebbero ammutinamenti militari contro Venizelos. Dichiara di essere profondamente addolorato per il moto sedizioso e che la Grecia deve compiere il proprio dovere di assistere le Potenze protettrici nella loro lotta e combattere insieme per il grande scopo finale.
- Continua la guerra civile in Finlandia.
DAL FRONTE ITALIANO
Dallo Stelvio al mare moderati tiri di artiglieria. Alcune azioni di pattuglie dall’Adige al Brenta.
Qualche combattimento aereo in cui aviatori britannici abbatterono un velivolo avversario. Calvisano (sud-est di Brescia), Bassano e di nuovo Treviso e Mestre furono sottoposte, nelle prime ore di ieri, ad attacchi aerei con lancio di bombe, che causarono danni insignificanti e poche vittime. Una nostra aeronave si portò la scorsa notte sul campo di aviazione nemico di San Giacomo di Veglia (a sud-est di Vittorio) e vi rovesciò una tonnellata di proiettili ad alto esplosivo. Gli apparecchi nemici abbattuti nei combattimenti aerei fra il 26 gennaio ed il 6 corrente dagli aviatori nostri ed alleati raggiungono il numero di cinquantasei.
Firmato: DIAZ





