Colpo di grazia
Detto fatto: il 18 febbraio a mezzogiorno, puntuale come promesso, la Germania lancia l’operazione Faustschlag, la nuova offensiva sul fronte orientale, quella pensata per mettere al tappeto i russi una volta per sempre. A guidare la cinquantina e spicci di divisioni austro-tedesche è il Generale Hoffmann, il nemico pubblico numero uno dei bolscevichi a Brest-Litovsk. Tre le direttrici principali, ovunque ci siano ferrovie degne di questo nome: la prima a nord, sul Baltico, per “liberare” quelle regioni e minacciare Pietrogrado; la seconda al centro, in Bielorussia; la terza a sud, verso Kiev, per soccorrere gli “amici” ucraini nella guerra civile, ma soprattutto per salvare i loro granai dai saccheggi massimalisti, obiettivo non disinteressato.
Non si può neanche parlare di resistenza russa, perché l’ordine di smobilitazione ha svuotato un esercito già smobilitato di sua iniziativa e perché la neonata Armata rossa, su base volontaria, non ha riscosso un grande successo, diciamo pure quattro gatti a voler esser buoni.
Da Pietrogrado Trockij protesta: la Germania ha violato i patti, aveva accettato di aspettare una settimana dalla denuncia dell’armistizio prima di riprendere le ostilità, ma sono passati solo due giorni.
Situazione critica anche in Finlandia, il Paese è spaccato in due: a nord comandano le “Guardie bianche” del Generale Mannerheim; il sud è in mano ai bolscevichi; gli scontri si susseguono a fortune alterne.
Chiudiamo con una piccola tappa in Francia, sempre ossessionata per la nevrosi da tradimento. In Normandia viene arrestato il Senatore Charles Humbert, accusato di aver accettato fondi tedeschi per il suo quotidiano, il Journal. Sembra la classica storia di propaganda, ma c’è un particolare: il Journal è un foglio conservatore, nazionalista e convinto interventista; la sua linea editoriale è sempre stata per la prosecuzione più vigorosa della guerra, fino a una completa vittoria.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Arrestato in Normandia il Senatore francese Humbert, già proprietario del Journal, che dal processo Bolo risulterebbe avere accettato finanziamenti tedeschi per il suo giornale.
- Il Soviet dei Commissari del popolo russo, a maggioranza di un solo voto, delibera di protestare contro il Governo tedesco, che ha riaperto le ostilità prima di una settimana dalla denuncia dell'armistizio.
- Il Consiglio di Reggenza della Polonia pubblica un manifesto alla nazione polacca, protestando contro la cessione della provincia di Chełm all'Ucraina.
- Il Governo inglese dichiara al Governo russo che non riconosce l’indipendenza dell’Ucraina e degli altri territori che finora hanno fatto parte dell’impero russo.
Fronte occidentale
- Un nuovo tentativo di raid tedesco su Londra non riesce a penetrare le difese britanniche.
Fronte orientale
- Finito l’armistizio, la Germania riprende le ostilità: i tedeschi attraversano la Dvina (Daugava) e marciano verso Dvinsk (Daugavpils). Una seconda armata avanza in Ucraina contro i bolscevichi.
- Il Generale Mannerheim (Comandante delle forze costituzionali “Guardie bianche”) trasferisce un’armata nel nord della Finlandia.
- Il sud della Finlandia è ora in mano ai bolscevichi.
Fronte asiatico ed egiziano
- I russi evacuano l’Armenia.
- I turchi sono entro i 13 km da Trebisonda.
DAL FRONTE ITALIANO
Tra Posina e Astico notevole attività di nostre pattuglie e ripetute raffiche di piccoli calibri su movimenti nemici nella conca di Laghi. Sull’altipiano di Asiago le nostre artiglierie hanno tirato su truppe in marcia lungo la valle Galmarara ed eseguiti concentramenti di fuoco sul settore di Val Frenzela e Val Brenta; L’avversario ha battuto con maggior frequenza le nostre posizioni del margine orientale. Tra Brenta e Piave vivace scambio di cannonate al saliente del Monte Solarolo.
Alle Grave di Papadopoli (Medio Piave) nostre pattuglie molestarono efficacemente i posti avanzati nemici. Lungo la zona litoranea l’avversario intensificò a tratti il proprio fuoco e spinse verso Cortellazzo alcune pattuglie che furono ricacciate a colpi di bombe dai marinai della testa di ponte.
Firmato: DIAZ





