6 Marzo, 1918

Né sì, né no

L’annuncio arriva dai giornali il 6 marzo: c’è l’ok statunitense, Washington è in linea di massima d’accordo con il Giappone e gli Alleati sull’intervento in Siberia, resta solo da definirne i particolari. La realtà è però diversa. La posizione americana è ambigua: gli Stati Uniti non sollevano obiezioni, ma non esprimeranno un appoggio ufficiale. Non si fidano, l’insistenza di Tokyo a voler agire da sola “puzza”. Tre le domande ricorrenti: “Ok, ora sbarcano in Siberia, ma quand’è che se ne vanno? Come ne uscirebbe l’Intesa se il Giappone dimostrasse secondi fini? E se si accordasse con i tedeschi?”
Ancor più significativo un dettaglio sconcertante: USA e Giappone non parlano tra loro, c’è Londra a far da tramite. Gli scambi diplomatici non mentono. Washington parla di «intervento discutibile», lo sconsiglia; l’Ambasciatore italiano la descrive «scettica e disillusa».
Il Presidente Wilson è il più contrario di tutti, secondo lui è un grosso errore, ma si adegua. Si adegua perché l’alleanza non può permettersi di suscitare sospetti di diffidenza verso uno dei suoi membri. Bisogna dimostrare fiducia nel Giappone, anche se non fosse così.


I giornali ignorano i reali sentimenti statunitensi, ma qualcosa hanno intuito: «Il Governo americano crede ancora possibile il salvataggio della Russia, dunque non potrebbe simpatizzare con nessuna politica di pura e semplice vendetta contro i bolscevichi. Washington lavora per temperare il contegno dell’Intesa davanti alla situazione russa e per evitare che ambizioni particolari inquinino l’azione degli Alleati».
Ed è proprio così. La posizione ufficiale del Governo americano è questa: «Se proprio si ritiene necessario intervenire, il Giappone deve farlo come alleato della Russia e nell’interesse della Russia». Detto in altri termini: “Non fate nulla che possa mettere in imbarazzo i principi dell’alleanza. Guai ad essere paragonati alla Germania, guai a dare al mondo l’impressione di adottare lo stesso contegno, di comportarsi come Berlino”.
Washington dunque non si oppone, ma esige paletti e garanzie. E comunque avverte: «Della Siberia ne riparleremo alla conferenza di pace». Statene certi.
Bisogna però dirla tutta, non è solo filantropia quella americana: c’è una grossa componente di interessi materiali in Estremo Oriente e nel Pacifico.
Ora resta da vedere come la prenderà il popolo russo. Per Parigi accoglieranno i giapponesi festanti, non a caso i francesi sono infastiditi dall’atteggiamento americano, quasi quanto gli americani sono infastiditi da quello francese. Tra i due punti di vista io starei con Washington, il perché chiedetelo ai coreani.
E come previsto da Wilson la propaganda tedesca ne approfitta subito. Berlino titola: «Il Giappone sta per dichiarare guerra alla Russia».

Davide Sartori

GLI AVVENIMENTI

Politica e società

  • Al Congresso degli Stati Uniti è chiesto uno stanziamento di oltre 4 miliardi di Lire per l'aviazione, oltre ai 5,7 miliardi già stanziati allo stesso scopo.
  • Si annuncia da Washington che gli Stati Uniti non si opporranno all’azione giapponese in Siberia, di cui restano da fissare i particolari.
  • Gran Bretagna: emessi ulteriori dati sulle perdite navali.
  • Morte di J. Redmond, leader del Partito nazionalista irlandese.
  • Un comunicato ufficiale tedesco annuncia che, in seguito a richiesta di soccorso militare da parte del Governo finlandese, truppe tedesche hanno occupato le isole Åland.

Fronte occidentale

  • Fallimento dell’attacco notturno tedesco sui belgi vicino Ramskapelle e Stuivekenskerke.
  • Inusuale attività aerea sul fronte britannico.

DAL FRONTE ITALIANO

Vivace riprese di fuoco delle opposte artiglierie fra Garda ed Astico, nella regione del Montello e lungo la zona litoranea.
Efficaci tiri, delle nostre batterie su truppe nemiche in movimento nella conca di Asiago, a sud di Primolano, sul rovescio di Col della Berretta e presso Lampol (sinistra del Piave).
A sud di Tierno pattuglie nemiche, che tentavano raggiungere le nostre linee, vennero respinte con perdite.
Sul Pasubio, mediante mina, danneggiammo le posizioni avversarie.
Nella giornata nostri velivoli bombardarono il campo di aviazione nemico presso Motta di Livenza e una colonna di truppe sorpresa in marcia nei pressi di Oderzo.
Nel cielo di Conegliano un aviatore britannico abbatte un apparecchio avversario.

Firmato: DIAZ

Come in una macchina del tempo, ogni giorno una nuova pagina del diario.
Le testimonianze, le immagini, i filmati negli archivi e nei giornali dell'epoca.

Sono nato a Roma nel dicembre del 1984, mi sono diplomato al liceo scientifico J.F. Kennedy e ho frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione all’università la Sapienza, ma non mi sono laureato.

I miei interessi? Un po’ di tutto, come molti trentaduenni. Lo sport, la politica, la Storia del ‘900. Niente di eccezionale.


Dal dicembre 2003 al marzo 2005, ho scritto per un giornale locale (Il Corriere Laziale), quindi ho fatto uno stage con una piccola televisione satellitare (Nessuno TV).
Nel 2011 la Graphofeel edizioni ha pubblicato il mio libro “Mens insana in corpore insano”, il racconto di una vacanza on the road da Roma a Capo nord.
Dall’agosto 2013 al gennaio 2014 ho ricominciato a scrivere di calcio quotidianamente, con articoli e pronostici sportivi sul sito http://www.scommessepro.com/
Da giugno 2014 racconto la Grande Guerra, giorno per giorno.

Davide Sartori