Vienna accende Isonzo e Carso
«Siamo saliti a 3.300 metri, abbiamo portato i cannoni anche più in alto. Siamo attendati su un ghiacciaio di oltre sessanta chilometri quadrati. Cercate in Francia, in Russia, in Asia, un campo di battaglia più inverosimile. Cercatelo nella Storia. Cercatelo nei racconti di Wells o di Verne. Non c’è mai stato. Non è mai stato neanche immaginato».Tutto vero. Luigi Ambrosini parla così della guerra sull’Adamello e ha ragione. Il 14 maggio gli Alpini consolidano le nostre posizioni sul Massiccio, ma per noi è l’unica buona notizia.
Gli austro-ungarici scatenano la loro artiglieria lungo tutto il fronte, ce n’è più del solito. Il bombardamento è intenso, violento, ripetuto dal mare al confine svizzero. E poi c’è quell’enorme massa di uomini raccolti lì, a due passi dalla prima linea. Per ora restano fermi, ma intanto ingenti forze asburgiche si scagliano sul fronte dell’Isonzo: si combatte sul Cukla, sul Monte Nero, a Plava, a San Michele del Carso, fino a Monfalcone. Resistiamo a fatica, respingiamo il nemico. Purtroppo si tratta solo di una manovra diversiva; l’offensiva, quella vera, colpirà altrove.
In Germania trovano conferme le voci dei giorni scorsi: Clemens von Delbrück, Ministro degli Interni tedesco, rassegna le dimissioni.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Take Jonescu, nazionalista rumeno, spinge la propaganda interventista.
- Dimissioni di von Delbrück, Ministro tedesco.
- Discorso di Poincaré a Nancy.
Fronte occidentale
- Combattimenti sul saliente di Loos attorno a Hohenzollern Redoubt e Hulluch.
Fronte italiano
- Intenso bombardamento austro-ungarico lungo tutto il fronte e in particolare in Trentino, dove sono raccolte masse di uomini e materiali, distolti in parte dai fronti russo e balcanico.
- Ingenti forze asburgiche attaccano sul fronte dell’Isonzo le posizioni italiane di Monfalcone, ma vengono respinte. È un semplice diversivo in vista di una grande offensiva.
- Gli italiani nella zona dell’Adamello completano il possesso della cresta occidentale, occupandone il tratto tra il Crozzon di Fargorida e il Crozzon di Lares ed espugnano l'antistante posizione del Crozzon del Diavolo (3.015 metri).
- Un dirigibile francese precipita presso l'isola dell'Asinara; nessun superstite.
Operazioni navali
- Il ricognitore inglese “M.30” viene affondato dai turchi nel Mediterraneo.
Parole d'epoca
Forse penserete male di me
di Costantino Giordano, militare, 80° reggimento fanteria, brigata Roma
Il 14 Maggio mi trovavo col mio plotone in un posto di seconda linea, in mezzo ad un boschetto dove vi era un gruppo di case isolate denominate case castelli. Queste si trovavano sulla costa della Val Terragnolo a qualche centinaio di metri dal fiume omonimo.
Dalla parte opposta della valle ma più in alto proprio sotto le pendici del monte Finocchio stava la nostra prima linea. Quel giorno io ero di guardia in una trincea sulla sinistra delle case a circa 500 metri di distanza, sin dalle prime ore del mattino l'artiglieria nemica aveva cominciato a bombardare i paesi di Lisi Moscheri e Toldo continuando ininterrottamente quasi tutto il pomeriggio; alla sera verso le dieci ci venne il cambio della guardia ed io ritornai alle case dove c'era la riserva. Appena giunto trovai il rancio pronto mangiai con appetito e dopo aver fumato una sigaretta e fatto qualche chiacchiera coi compagni essendo l'ora tarda ci si avviammo a dormire.
Era appena mezzanotte, che un'improvviso allarme ci desta ed ancora mezzi addormentati ci si domanda l'uno con l'altro che cosa succeda; ma in quel mentre ai colpi di fucile che si sentivano continuamente giorno e notte si aggiungono scariche a comando e il crepitio violento delle mitragliatrici e lo scoppio assordante delle bombe, le pallottole passano nell'aria con fischi sibilanti.
(Si ringrazia il Gruppo L'Espresso e l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano).
DAL FRONTE
Nel Trentino-Alto Adige, azioni di artiglieria particolarmente intense nella zona del Col di Lana.
Furono respinti piccoli attacchi nemici sul Cukla e sull' altura soprastante Lucinico.
Sul Carso le nostre artiglierie provocarono esplosioni nelle linee nemiche presso San Martino e dispersero colonne in marcia nelle vicinanze di Devetaki ed Oppacchiasella.
Firmato: CADORNA





