Pace a tutti i costi
Intoppi, sono inevitabili al complicarsi delle cose. A Brest-Litovsk non si riesce a superare il problema dei territori occupati: per la Germania quelle regioni hanno già manifestato tutta la simpatia possibile per Berlino; per Pietrogrado la volontà delle classi nobiliari e dell’alta borghesia, terrorizzate dalla perdita dei privilegi in un regime socialista, non rappresenterebbe quella popolare.
I bolscevichi propongono i soliti plebisciti, i tedeschi rispondono a muso duro: primo, la Russia, sconfitta, non ha diritto di ingerenza nei territori occupati; secondo, il Governo massimalista non sembra certo il più fulgido esempio di democrazia.
Nelle capitali dell’Intesa i giornali riportano le frammentarie notizie dalla Russia: «La vasta maggioranza è indifferente alle condizioni, purché la pace venga stipulata». Dunque non è vero che tutto il popolo si manterrebbe favorevole a condurre la guerra fino alla fine, al fianco degli Alleati; allora il problema va ben oltre i massimalisti. E a sfatare il più radicato teorema della miopia anglo-francese ci pensano vari cortei per la pace separata, nati a Pietrogrado, ma non solo.
L’estenuante conflitto intacca sempre più anche lo spirito austro-ungarico: il 16 gennaio i mormorii di Vienna e Budapest si trasformano in manifestazioni di aperta ostilità alla guerra.
Problemi diversi per l’Intesa. Secondo i quotidiani anglo-francesi «rumeni, serbi e greci, appaiono delusi e non si sentono tutelati dalle dichiarazioni di Lloyd George e Wilson». A impressionarli è stata l’ipotesi di non smembrare l’Impero asburgico, né l’influenza turca nei Balcani. La prossima Conferenza interalleata di Parigi si prospetta piccante.
C’è pure un’altra questione a scombinare i piani Alleati: Londra, Parigi, Roma, puntavano tutte forte sull’Ucraina, tanto da appoggiarla e finanziarla, ma Kiev ha di fatto raggiunto un accordo di massima con le Potenze centrali.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Rivolte a Vienna e Budapest, causate del crescente malcontento degli austro-ungarici nei confronti della guerra.
- Trovato un accordo in linea di massima fra Potenze centrali e Ucraina.
- Hergt, Ministro delle finanze della Prussia, dichiara che le truppe americane necessarie non possono raggiungere l'Europa.
- Annunciata la Commissione d'inchiesta sulle spese dei dipartimenti governativi britannici.
- Gli U.S.A. pubblicano documenti relativi al caso Caillaux.
- Nave ospedaliera "Rewa": il Commissario spagnolo garantisce che sono state rispettate tutte le condizioni.
Fronte occidentale
- Gli inglesi bombardano nuovamente Metz.
- I francesi effettuano con successo un raid a sud-est di Verdun.
Fronte italiano
- Attacco austro-ungarico alle posizioni italiane a Caposile (basso Piave) respinto con pesanti perdite.
Dal fronte italiano
REGIO ESERCITO ITALIANO - COMANDO SUPREMO
16 GENNAIO 1918
In regione Monte Asolone, nella mattinata di ieri, forti concentramenti di fuoco e ripetuti tentativi di contrattacchi nemici, tennero desta l’attività combattiva sulle nostre linee, opportunamente rettificate durante la notte precedente. Nel pomeriggio la situazione ridiventò normale.
Nel settore orientale dell’Altipiano di Asiago ed alla testata del saliente di Monte Solarolo azioni di nuclei esploranti e frequenti tiri di artiglieria.
Ad est di Capo Sile un nuovo contrattacco contro le nostre posizioni venne respinto nella notte sul 15. Durante la giornata di ieri l’attività delle opposte artiglierie estesasi a tutta la zona litoranea, si mantenne notevole. Sensibile attività aerea lungo tutta la fronte. Aviatori britannici hanno abbattuto tre velivoli nemici nella regione di Vezzola (sud-est di Conegliano); i nostri ne abbatterono un quarto ad Arsiè e le nostre batterie contraeree ne fecero precipitare un quindi a Cima d’Olmo (sud del Ponte della Priula).
GENERALE DIAZ





