Berlino inflessibile
Quanto è vicina la pace? Non molto, ma almeno le idee si fanno un filo più chiare. Forse. Già, perché gli Imperi centrali non potevano tacere oltre e il 24 gennaio rispondono alle dichiarazioni anglo-americane. Non avanzano loro proposte, si limitano a discutere quanto detto da Lloyd George e Wilson, ma è già qualcosa.
Gli interventi di Czernin e Hertling sono simili, eppure molto diversi. Non è solo una questione di toni, più concilianti quelli del Ministro degli esteri asburgico, più sprezzanti quelli del Cancelliere tedesco; le differenze fra Vienna e Berlino si fanno palesi: l’Austria-Ungheria è molto possibilista, ipotizza addirittura un incontro con gli americani per mediare all’interno delle rispettive coalizioni; la Germania no. Una delle prime frasi di Hertling mette subito le cose in chiaro: «Riconosco il cambiamento di tono, ma non possiamo ancora scorgere nulla di simile a una seria volontà di pace».
Iniziamo da Czernin. Per prima cosa rileva, nelle proposte di Wilson, un notevole avvicinamento al punto di vista austro-ungarico; «ad alcune di queste possiamo aderire con gran gioia».
Vienna sottoscrive, senza riserve, l’abolizione della diplomazia segreta, la libertà dei mari, il rifiuto a qualsiasi guerra economica e la Lega delle Nazioni. Perfetto così. E sulla Polonia ci si può mettere d’accordo. Ovviamente non può transigere sulle questioni territoriali, né sulle ingerenze nella politica interna: «Difenderemo l’antica integrità territoriale dei nostri alleati come fosse la nostra. Così come dobbiamo respingere i cortesi, ma energici, consigli sulla nostra forma di Governo. […] Circa l’Italia, la Serbia, la Romania e il Montenegro, rifiuto di fare concessioni unilaterali ai nostri nemici, concessioni che pregiudicherebbero il futuro della Monarchia».
Le parole sono importanti in diplomazia. Il Ministro degli esteri asburgico, immagino con discreto sforzo, parla di «cortesi consigli» quando avrebbe potuto usare il termine “ingerenze”. E poi la chiusura: «I nostri criteri si avvicinano a quelli di Wilson non solo nei grandi principi sul riordinamento del mondo dopo la guerra, ma anche in parecchi problemi concreti della pace. Le attuali divergenze non mi sembrano così grandi da non poter giungere a un riavvicinamento con uno scambio di idee e qualche chiarimento».
Detto questo, guai a gridare al miracolo. Le distanze, soprattutto negli aspetti più terra terra, come i confini, sono oggettive e difficili da risolvere.
Passiamo alla reazione tedesca. Il Cancelliere Hertling inizia sferzando con una frecciatina Lloyd George: «Non ingiuria più e sembra pertanto voler dimostrare la sua capacità di trattare, cosa di cui dubitavo». Segue ripetendo la solita tiritera storica tra buoni e cattivi. Hertling spara subito la sua cartuccia migliore: «L’Alsazia-Lorena, definita l’ingiustizia del 1871, comprende un territorio per la massima parte tedesco, staccato dall’Impero grazie a centenarie violenze e lesioni del diritto. Nella guerra del 1870 chiedemmo la restituzione dei territori strappatici in modo criminoso; dunque non si trattò di conquista».
Sistemata Londra, si occupa di Washington. «Anche il tono di Wilson è diventato un altro. Il fallimento del suo tentativo di seminare discordia tra il Governo e il popolo tedesco l’ha guidato sulla retta via. […] Non voglio entrare nelle errate valutazioni della politica tedesca, presenti anche nel nuovo messaggio, ma esaminerò punto per punto le proposte di Wilson».
Bene la cancellazione della diplomazia segreta e l’accantonamento di ogni guerra commerciale, bene anche la limitazione degli armamenti. E fin qui siamo a braccetto con Vienna. Fin qui.
La libertà dei mari è uno dei cavalli di battaglia di Berlino, ma quanto proposto da Washington non basta: «Sarebbe meglio far cadere le limitazioni previste da Wilson e rinunciare anche ai punti d’appoggio per grandi flotte, come Gibilterra, Malta, Aden, Suez, Hong Kong, le Falkland e gli altri». E già così l’Inghilterra neanche scende dal letto.
Sulle colonie non si esprime, fermo restando il voler riavere indietro quelle tedesche. Si limita a sottolineare la vaghezza della formula wilsoniana e a chiedersi cosa ne pensi Londra.
Andiamo avanti, perché ora arrivano le spine più grosse. «Sgombero del territorio russo. Poiché l’Intesa rifiutò di aderire ai negoziati di Brest-Litovsk nel termine concordato, io debbo respingere ogni ingerenza in queste trattative. Il problema riguarda solo la Russia e la Quadruplice alleanza». Primo “no” secco.
«Il problema belga appartiene al complesso delle questioni da regolare durante i negoziati di pace. Finché i nostri nemici non accetteranno l’integrità del territorio tedesco come unica possibile base di trattative, devo rifiutare di separare gli affari del Belgio dalla discussione complessiva». Il secondo “no” è per le garanzie di restaurazione belga.
«Liberazione del territorio francese. Le regioni occupate in Francia sono un prezioso pegno in nostra mano. L’annessione violenta non fa parte della politica ufficiale tedesca. Le condizioni dello sgombero saranno stabilite tra Germania e Francia, tenendo conto degli interessi vitali della Germania. Mai e poi mai si potrà parlare di cessione di territorio dell’Impero». Terzo “no” secco.
«Per quanto riguarda le questioni dei confini italiani, l’avvenire degli Stati balcanici e il futuro sviluppo della Monarchia austro-ungarica, lascio la risposta al Ministro degli esteri asburgico, garantendogli il pieno sostegno». “No” indiretto.
Stesso discorso per quanto riguarda l’Impero ottomano: «L’integrità della Turchia è un interesse vitale anche per la Germania».
L’ultimo “no” è per la questione polacca: «Non l’Intesa, ma Germania e Austria-Ungheria liberarono la Polonia dallo zarismo. Si lasci perciò a noi e ai polacchi di accordarci sul futuro assetto del Paese».
A suggellare il grande rifiuto tedesco c’è l’invito rivolto all’Intesa di correggere le proposte e tornare con nuove offerte. Chiusura ben poco conciliante: «I discorsi di Lloyd George e di Wilson contengono alcuni principi condivisibili, ma nelle questioni concrete la volontà di pace si scorge meno. I nostri avversari non ci vorranno più annientare, ma vogliono sempre parte delle nostre regioni e di quelle dei nostri alleati. Continuano a parlare da vincitori a vinti, ma la nostra situazione militare non fu mai più favorevole. […] Una pace duratura e generale non sarà possibile finché non verrà garantita l’Integrità del territorio tedesco e siano assicurati i suoi interessi vitali e quelli dei nostri alleati».
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il Conte Hertling e il conte Czernin (Cancelliere imperiale tedesco e Ministro degli esteri austriaco) rispondono al Presidente americano Wilson e al Premier britannico Lloyd George sugli obiettivi di guerra e le condizioni di pace.
- A Mosca avvengono nuovi sanguinosi conflitti durante i quali sono uccise una quarantina di persone e circa 200 sono ferite.
- L’Agenzia Reuter rileva la gravità della sollevazione contro i bolscevichi nella Russia sud-orientale, dove ai cosacchi si sono uniti uomini politici protagonisti della rivoluzione dell'aprile scorso.
- Da Odessa si telegrafa che distaccamenti rumeni e cosacchi dell'Ucraina hanno disarmato e arrestato membri del Soviet di Ungheni. Da Kiev si comunica che le truppe rumene hanno circondato Chișinău, capitale della Bessarabia.
- Vengono arrestati Costantino Lazzari e Nicola Bombacci, Segretario e Vicesegretario del PSI, con l'accusa di incitamento al "disfattismo".
- A Londra incontro fra Lloyd George e Orlando.
- Lord Rhondda delinea i dettagli dello schema di distribuzione nazionale del cibo.
Fronte occidentale
- I francesi respingono assalti a nord del fiume Aisne e nelle foreste di Caurières.
- Raid aereo sulla Germania a Mannheim, Treviri e Thionville.
- Grande attività aerea nelle Fiandre.
- Courtrai, Ledegem e Douai bombardate dagli Alleati.
Fronte italiano
- Gli italiani occupano le postazioni avanzate austro-ungariche a Caposile.
Fronte d’oltremare
- Presa la postazione tedesca di Pamuni Hill (Africa orientale).
Operazioni navali
- L’aviazione navale continua a bombardare, senza risultati, la “Goeben”, incagliata.
DAL FRONTE ITALIANO
Relativa calma lungo tutta la fronte rotta la vivace azioni d’artiglieria nelle zone montane, a cavallo del Chiese e dell’Adige, sulle pendici del Montello lambite del Piave e verso il litorale, e da scontri di pattuglie sul margine orientale dell’altipiano di Asiago e nei pressi di Cavazuccherina.
A Capo Sile un nostro piccolo drappello occupò di sorpresa un posto avanzato avversario fugandone il presidio e catturandovi buone quantità di armi e munizioni.
Ad est di Ciano (Montello) innocuo lancio di bombe da parte di aerei nemici.
Firmato: DIAZ





