Il massacro del venerdì santo
La coerenza di giudizi stona in guerra, per questo leggere i giornali d’epoca ha un suo fascino particolare, persino divertente. L’Intesa fa di tutto per sminuire l’offensiva tedesca, non importa quanti chilometri abbia percorso, quelli non contano nulla. Eppure quando erano gli Alleati a percorrere quegli stessi chilometri, molto più lentamente, l’azione era esaltata come un capitolo luminoso della Storia occidentale. In Germania uguale: quando a ritirarsi erano gli eserciti di Hindenburg si assisteva a una meravigliosa mossa strategica, ora la ritirata anglo-francese corrisponde a una clamorosa disfatta.
Dunque, se non si può contare sui giudizi, meglio concentrarsi su qualcosa di più concreto. I tedeschi non avanzavano così dall’estate del 1914; sulla Somme non solo hanno cancellato tutti i progressi fatti a fatica dagli Alleati negli ultimi 19 mesi, ma si sono spinti anche un po’ oltre. E in soli nove giorni.
Già, ma non si sono avvicinati alla vittoria, perché nei sessanta chilometri conquistati non c’è nulla di decisivo e gli eserciti anglo-francesi sono ancora in piedi; frastornati, preoccupati, lividi, ma in piedi.
Il 29 marzo l’offensiva di primavera alza un altro po’ il piede dall’acceleratore. A nord della Somme si registrano solo scontri locali, a sud del fiume la Germania incamera Hamel, Mézières e Démuin, ma i francesi oppongono una resistenza tenace e aumentano i contrattacchi.
A Parigi tutti i fedeli sono alla messa del venerdì santo; si prega per la pace. Nella chiesa di Saint-Gervais-Saint-Protais, c’è odore d’incenso, la funzione sta terminando accompagnata dal suono dell’organo. Qualche minuto prima, a oltre cento chilometri di distanza, il nuovo cannone a lunga gittata tedesco tuona: quel proiettile centra in pieno la chiesa, affollata di anziani, donne e bambini; sotto le macerie restano una novantina di corpi, circa settanta i feriti.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Il tribunale militare di Catania condanna a morte due individui e ai lavori forzati altre quattro persone per avere fornito benzina a sottomarini nemici.
- Le Ambasciate di Francia, Italia e Stati Uniti e le Legazioni della Serbia, della Cina, del Siam e del Brasile sono a Vologda.
- I tedeschi ratificano la tregua del 3 marzo di Brest-Litovsk.
- I turchi ratificano la pace con Russia e Ucraina.
- Ad Addis-Abeba, capitale dell’Abissinia, avvengono violente dimostrazioni contro il Consiglio dei Ministri.
Fronte occidentale
- Nessun combattimento serio a nord della Somme. Fra la Somme e l’Avre i tedeschi continuano ad avanzare e prendono Hamel, Mézières e Démuin.
- Continuano i contrattacchi francesi nel settore meridionale.
- I francesi tengono la linea a ovest di Mézières, La Neuville-Sire-Bernard e periferia di Montdidier.
- I tedeschi reclamano 70.000 prigionieri e 1.100 cannoni dall’inizio dell’offensiva (l’avanzata sfiora i 60 chilometri).
- Il cannone a lunga gittata tedesco colpisce una chiesa di Parigi, causando circa 160 vittime tra morti e feriti.
Fronte orientale
- Poltava (Ucraina) occupata dalle truppe tedesche.
- Secondo notizie da Mosca le “Guardie rosse” finlandesi avrebbero subito una grave sconfitta a Tampere, perdendo nella ritirata 10.000 prigionieri, 21 cannoni e 113 mitragliatrici.
DAL FRONTE ITALIANO
Ad occidente del Garda, moderata azione di artiglieria. Fra il Garda e il Piave reciproci tiri di molestia. In Val Lagarina e nel settore Posina-Astico le nostre pattuglie furono molto attive; sulle pendici nord del Colle del Rosso un piccolo posto avanzato avversario venne catturato con riuscito colpo di mano.
Lungo il Piave, a parecchie riprese, vivace scambio di cannonate nella zona del Montello e in quella a sud di Fossalta. Dinanzi a Folina nostre pattuglie irruppero in un’isola del fiume, distruggendovi il presidio nemico.
La scorsa notte nostre squadriglie lanciarono 6500 kg di bombe sugli impianti ferroviari di Matarello e di Primolano con risultati efficacissimi; furono constatati vasti incendi.
Due velivoli nemici, colpiti da tiro antiaereo, vennero l’uno battuto e l’altro costretto ad atterrare nelle proprie linee alla altezza di Ponte di Piave.
Firmato: DIAZ





