Il campo di Ruhleben
Il 1916 sarebbe anno di Olimpiadi, assegnate alla Germania e mai disputate. Una decina di chilometri a ovest di Berlino, tra Charlottenburg e il distretto di Spandau, c’era l’ippodromo di Ruhleben, riconvertito a campo d’internamento. Dubito vogliate conoscere le condizioni di vita nel dettaglio: si dorme ammucchiati in sei in ogni scomparto delle scuderie e se vi toccasse il fienile, al piano di sopra, probabilmente non potreste alzarvi in piedi, perché il soffitto è spiovente e alle estremità è appena un metro e trenta. La luce non è abbastanza, si sopravvive nella penombra. Il riscaldamento nelle baracche è inadeguato, non basta neanche ad asciugare i vestiti. E il sapone è un miraggio.
Il 25 luglio il Times pubblica il rapporto dell’Ambasciatore americano sul campo di Ruhleben: «Nessun miglioramento è stato apportato nel trattamento dei prigionieri. Le condizioni sono inammissibili. […] Le autorità del campo fanno il possibile, ma non hanno i mezzi per cambiare le cose».
Tra gli ospiti ci sono cinque o sei calciatori che nell’estate del 1916 sarebbero stati molto bene qualche centinaio di metri più a sud, sul prato del quasi neonato Deutsches Stadion, poi ribattezzato Olympiastadion. Quel luogo, così vicino a dove “diritti” era un termine più o meno ignorato, sarà reso famoso venti anni più tardi, quando un nero, un afroamericano di nome Jesse Owens, vincerà quattro ori, umiliando il regime nazista e la “razza ariana”. Una delle più poetiche pagine di sport.
Sul fronte occidentale i britannici continuano a premere lungo la strada Albert-Bapaume: piantano un piede e mezzo a Pozières e respingono i contrattacchi tedeschi tra Bazentin e Longueval. Ma i soldati piangono, accusano lo sfinimento e la banalità della morte: «Siamo sempre alle solite: Festubert, Loos e adesso questo. Entrambe le parti sono ancora troppo forti perché finisca e solo Dio sa quanto andremo avanti in questo modo. Nessuno di noi riuscirà mai a vederne la fine e i ragazzi che ora vanno a scuola dovranno prendere il nostro posto».
Berlino e soprattutto Vienna si trovano alle corde anche sul fronte orientale: i russi del Generale Kuropatkin riescono ad estendere l’avanzata in profondità; stesso discorso per le armate di Sakharov, vincenti sullo Slonivka e sempre più minacciose su Brody.
Pietrogrado raccoglie successi anche in Turchia, dove conquista Erzincan e con lei il dominio sulla regione caucasica.
Davide Sartori
GLI AVVENIMENTI
Politica e società
- Pubblicata sul Times la protesta dell’ambasciatore U.S.A. Gerard contro le atrocità a Ruhleben Camp.
Fronte occidentale
- Pozières è quasi interamente in mani britanniche.
- I britannici premono lungo la strada Albert-Bapaume, verso Hill 160.
- Grazie a rinforzi freschi, vengono respinti i contrattacchi tedeschi vicino Longueval e Bazentin.
- I francesi avanzano a sud di Estrées e a nord di Vermandovillers.
- Respinto un attacco in Alsazia, a nord di Altkirch.
Fronte orientale
- Sakharov attacca nuovamente gli austro-ungarici a est dello Styr e avanza contro Brody. Sconfitto von Linsingen sul fiume Slonivka.
- Sul fronte nord il successo del Generale Kuropatkin si estende in profondità per circa 17 km. nelle linee tedesche.
Fronte asiatico ed egiziano
- La ricostituita armata serba torna in azione contro i bulgari sul fronte di Salonicco.
Fronte meridionale
- Cattura russa di Erzincan, che costituiva la base dell’avanzata per le operazioni turche sul fronte del Caucaso.
Parole d'epoca
Le scarpe al sole
di Paolo Monelli, alpino
Il sergente Pianezze del Cismon, nel luglio del 1916 mette su sei o sette esploratori malcontenti — anche qui, licenza promessa e non veduta — e scappan tutti a casa, Lamon e Arsiè e Fonzaso (ci fu prima la storia d'una cassetta di bottiglie della mensa d'un battaglione di fanteria messa nella loro baracca insieme con altri fanti e un servizio di sentinella; quei manigoldi di soppiatto votarono la cassetta, misero al posto delle bottiglie dei bossoli da 75, la richiusero, nessuno se ne accorse). Stanno a casa tre, quattro, cinque giorni, ritornan su badiali e sorridenti. Pianezze perde i galloni, ma chiede — e ottiene — di restar eco gli esploratori. Al Cauriòil il 19 ottobre è magnifico, una ferita alla fronte non l'ha fermato, ha trascinato avanti i compagni come fosse ancora sergente, è rientrato a notte dal combattimento, acceso, stravolto, un velo di sangue sul volto. — Sior tenente, me dispiase d'averghene copà pochi de quei porrei — e se gliela danno, e se gli aniva a tempo prima che ci lasci la ghirba, avrà una medaglia d'argento. Ed io, con questi condannati, con questi brutti soldati, rimpolpo la compagnia di fegatacci sani.
DAL FRONTE
In Valle Lagarina crescente attività delle artiglierie nemiche.
Sulla fronte del Posina-Astico, dopo accanito combattimento notturno, all' alba del 24 le nostre truppe si impadronirono di Monte Cimone.
Sull' Altopiano di Asiago la notte sul 24 il nemico lanciò due violenti attacchi contro i trinceramenti da noi conquistati presso Colle Zebio. I bersaglieri del 40° battaglione (14° reggimento) lo ricacciarono ogni volta infliggendogli gravi perdite. Con brillante contrattacco alla baionetta si impadronirono di altro esteso trinceramento prendendovi alcuni prigionieri ed una mitragliatrice.
Più a nord gli alpini rinnovarono gli sforzi contro la ripida barriera di rocce innalzantesi a più di 2000 metri di altitudine tra i picchi di Monte Chiesa e di Monte Campigoletti. Sotto il fuoco incessante delle mitragliatrici nemiche sfondarono tre ordini di reticolati riuscendo ad affermarsi poco sotto la cresta.
Nella zona delle Alpi di Fassa, nonostante il maltempo, i nostri estesero la occupazione del terreno fino alla valletta di Ceramana.
Lungo la rimanente fronte l' attività di artiglierie e di bombarde, più intensa nell' Alto Fella, sulle alture a nord-ovest di Gorizia e nella zona di San Michele (Carso).
Velivoli nemici all' alba del 24 lanciarono bombe su San Giorgio di Nogaro ed altre località del Basso Isonzo: nessuna vittima, una casa colonica restò incendiata.
Firmato: CADORNA





